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13 aprile 2012

QUELLO SFIGATO DI FEDERIGO



Federigo non ha scelto di nascere in una delle famiglie più importanti di Firenze, è stato un caso, fortunato, che si sente in dovere di onorare assecondando le aspettative dell’high society a cui appartiene.


Così sempre con questo senso di abnegazione nei confronti della buona sorte organizza feste, banchetti, giostre proprio come ci si aspetterebbe da un ragazzone di buona famiglia.

Un serie di Bunga, Bunga ante litteram? Sì, ma anche un modo per ribadire la propria condizione e per farsi notare dagli occhi di una donna che, come vuole la tradizione cortese, deve riparare solo in un cor gentile

Federigo ha un cor gentile oppure anche questo suo presunto amore nei confronti dell’ennesima donna sposata è un altro status symbol?

Forse è davvero così ma qualcosa di diverso lo smuove proprio per farsi notare dalla bella Madonna Giovanna spende e spande e fallisce; questa volta senza usufruire dei finanziamenti pubblici ai partiti. La sfortuna, come si sa, ci vede benissimo e quando decide di accompagnarti c’è ben poco da fare.

Tutto per colpa di lei, la bellissima Giovanna che si è sposata per interesse, ha un figlio e di certo non ha avuto gli stessi privilegi di Federigo degli Alberighi. La sua, infatti, è una famiglia di piccoli imprenditori, uomini che si sono fatti da soli e lei ha imparato fin da piccola ad anteporre gli interessi economici ai suoi sentimenti.

Costretto a vendere gli ultimi beni di famiglia, il ragazzo ripara a Campi, in una casetta in periferia con poca terra intorno. A fargli compagnia c’è sempre il bel falcone che tante volte è stato suo compagno di battute di caccia e che ora condivide con il padrone anche questa avventura.

Senza i privilegi e la vita comoda il bel Federigo è costretto a rimboccarsi le maniche se vuol mangiare deve inforcare la zappa e cominciare a coltivare il suo orticello.

La sfiga vuole che anche Giovanna si trovi, dopo la morte del marito, da quelle parti per quell’aria buona di campagna che tanto bene dovrebbe arrecare al suo bambino ammalato. Una malattia improvvisa il cui unico sollievo potrebbe essere proprio quel falcone che vede sempre sorvolare nei dintorni.

La donna allora, armata di buone intenzioni e con lo stesso coraggio che una leonessa sfrutta per difendere i suoi piccoli, si reca da Federigo per chiedergli questo benedetto falcone in regalo. Il ragazzo è tutto intento nella sua nuova vita bucolica e quando vede Giovanna strabuzza gli occhi e rimane quasi pietrificato.

Lei gli vuole parlare e lui deve contraccambiare con un invito a pranzo ma ha da offrirle sole le verze e i cavolfiori dell’orto.  Che figura ... Ma l’idea geniale è dietro l’angolo e a mali estremi, estremi rimedi  per cui non resta altro che tirare il collo al falcone e farlo passare per il migliore dei fagiani.

Ottimo pranzo, non c’è che dire, peccato che al momento del dessert Giovanna sciorini il vero motivo per cui si è recata da Federigo il quale, sentendo la terribile notizia, scoppia in un pianto isterico.

Monna Giovanna si offende, decide di andarsene e nel giro di pochi giorni le condizioni del figlio precipitano rovinosamente. Il ragazzo muore e lei rimane sola con l’immensa eredità del marito.

Ma un solo pensiero sembra tornarle alla mente: il gesto generoso di quel Federigo che tante volte aveva miseramente snobbato.

L’incalzare dei suoi fratelli perché convoli di nuovo a giuste nozze la scuote da un lungo torpore ed ormai ricca e libera può finalmente decidere per la sua vita e soprattutto di sposare l’uomo che le ha donato tutto quello che aveva.

Così Federigo, come la buona tradizione dei toy boys vuole, da spiantato diventa provetto massaio, gestisce la casa in centro e quella in campagna per i weekend romantici mentre la bella Giovanna è libera di pensare alle sue finanze e ai suoi investimenti e magari ad un nuovo sito online come www. falconeria.com.
Ma questa è un’altra storia ...

A cura di Clara Raimondi


La sfiga di Federigo è liberamente ispirato alla novella Federigo degli Alberighi della quinta giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio che Newton Compton propone in edizione economica (528 pagg, 7.00 euro) ma che nel Kindle Store è possibile scaricare gratuitamente.

Cortese a chi? E' una nuova rubrica di Reader's Bench che si occuperà di rileggere i classici della letteratura cortese.

2 commenti:

Giulia Sicurella ha detto...

Mi piace l'idea di questa nuova rubrica, davvero spiritosa e sagace!
Complimenti Clara per questo primo esperimento con Federigo: lo trovo davvero ben riuscito!
Trovate sempre nuovi modi per stupirmi ;)

Gi

claudia peduzzi ha detto...

Divertentissimo! Per i giorni nostri molto più godibile dell'originale....

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