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16 aprile 2012

QUANDO IL SEMPLICE DIVENTA CONTORTO



Non sono rari i casi in cui scienziati si addentrano nell'insidioso campo della filosofia, soprattutto nella filosofia della scienza.


Da quando poi Werner Heisenberg con il suo celeberrimo principio di indeterminazione ha indiscutibilmente sancito (nonostante le opposizioni di Albert Einstein) che non possiamo sapere tutto, i fisici sempre più spesso si interessano di epistemologia. E, se dal titolo di questo libro ci si aspetta un trattato sulla teoria matematica della complessità, sappiate che in realtà è proprio davanti ad un piccolo saggio sull'epistemologia che vi troverete leggendo il libriccino di Ignazio Licata.

L'autore parte da una critica all'impostazione riduzionista della scienza, quella basata sul divide et impera, per proporre in alternativa, almeno in alcuni ambiti come le scienze sociali e quelle economiche, le teorie dei sistemi complessi, le sole che possono spiegare fenomeni tipici delle interazioni dei singoli componenti. A detta di Licata, non avrebbero senso attività come la mappatura del genoma umano e gli studi sull'intelligenza artificiale, attività più mirate al sensazionalismo ed alla raccolta di fondi che ad una reale efficacia, perché pretendono ricostruire il mondo a partire da componenti isolati, non tenendo conto della loro struttura complessiva né della storia dei sistemi complessi che compongono. Anche per questo l'autore si abbandona ad una breve digressione sul costruzionismo, difendendolo dall'accusa di relativismo.

Sono rimasto abbastanza deluso. Mi aspettavo un'opera di divulgazione scientifica, attività che peraltro l'autore afferma nel testo di non gradire, invece ho finito per leggere una sequenza di personali e discutibili opinioni sul metodo scientifico e sui suoi paradigmi. L'autore insiste sui limiti dell'intelligenza artificiale, ignorando, o fingendo di ignorare, i recenti progressi attenuti in questo ambito. E, se da un lato si può essere concordi sull'utilità dello studio di sistemi complessi e sull'applicazione di tale metodo ad alcune branche della scienza, perlomeno quelli in cui il concetto di linearità viene meno, non si può non avere delle perplessità sulle argomentazioni e le conseguenze del (non) uso di tale paradigma nella ricerca (che, ad esempio, finora solo il 3% delle medicine esistenti sia stato creato grazie alla conoscenza del genoma umano non mi sembra un dato catastrofico, data la recentissima nascita della sua mappatura).

Lo stile è forbito e semplice, molto discorsivo e scorrevole, forse anche perché in origine questo libricino era un discorso. L'autore non manca di inserire immagini e qualche nota ironica nella trattazione, ma non basta a salvare una disquisizione che sinceramente suscita molti dubbi e perplessità: alla fine della lettura, la bibliografia è il capitolo più degno di nota. 

A cura di Diego Rosato




Complessità. Un'introduzione semplice di Ignazio Licata, Duepunti Edizioni, 144 pagg, 12,00 euro


Voto 5,5/10



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