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2 aprile 2012

Mostri e Kung Fu nel mondo Svuotato



La fantascienza è usata da anni come parodia della storia umana, basti pensare a quanto il crollo dell'impero galattico di Isaac Asimov ricordi quello dell'impero romano. Da quando poi autori come Douglas Adams hanno cominciato ad utilizzarla per costruire vere e proprie satire si è sviluppato un intero filone del genere. Il mondo dopo la fine del mondo di Nick Harkaway è una delle mie ultime felici scoperte in questo filone.

Un cavaliere senza nome vive nell'ombra del suo fratello adottivo, nonché suo migliore amico, con cui divide tutta la vita, la passione per le arti marziali, l'arruolamento nell'esercito e la guerra, una guerra combattuta con armi non convenzionali che causeranno il crollo della civiltà e la nascita di creature terribili e da incubo (nel vero senso della parola). L'unica speranza dell'umanità sembrerebbe risiedere in una misteriosa azienda ed alla sua ramificatissima infrastruttura di supporto vitale, ma quale sono i veri scopi di quell'azienda? Come fa ad arginare lo Svuotamento? Che rapporti ha con i terribili ninja e soprattutto perché il nostro protagonista non ha un nome? Forse il suo migliore amico sa qualcosa che lui non sa...

Nel parlare di questo libro, mi si pone l'obbligo di precisare che circa metà della narrazione riguarda il mondo prima della fine del mondo. Infatti, oltre alla storia del protagonista e del suo amico raccontata fin dall'infanzia, l'autore si abbandona spesso a lunghe digressioni sulle vite dei protagonisti, come dei personaggi secondari, anche se spesso molti di questi si dimostrano successivamente molto più importanti di quanto il lettore si aspetterebbe. 

Il punto di forza di questo romanzo risiede proprio nell'intreccio narrativo. I personaggi appaiono, si presentano, poi scompaiono e, quando ormai sembravano persi nella narrazione, risaltano fuori e giocano un ruolo chiave per la salvezza dell'umanità o della combriccola di cui fa parte il protagonista. Non mancano colpi di scena, spesso imprevedibili, e cambi di rotta abbastanza repentini da disorientare il lettore, ma non troppo da farlo gridare all'assurdità e chiudere il libro... beh, considerate comunque che di fantascienza si tratta!

Se c'è una cosa che non manca mai nel libro è la satira: prima o poi tutto finisce sotto il rullo dell'ironia dell'autore, dall'opprimente ed inutile educazione religiosa, alle arti marziali “scenografiche” dei film, all'istruzione scolastica troppo lontana dalle esigenze pratiche, alla politica economica e militare delle super-potenze, come degli attivisti politici. Ma ciò che più di tutto, pian piano, si delinea nel romanzo è il contrasto tra individualismo/arrivismo e fratellanza/solidarietà.

Venendo ora allo stile del libro, devo dire che sono un po' indeciso. Da un lato ho gradito molto le trovate dell'autore, il suo senso dell'umorismo (ad esempio, divertitevi a scoprire perché una donna che non rifiuta una bruschetta è una donna da sposare) ed ho apprezzato le citazioni e le nozioni che Nick Harkaway usa per arricchire la sua narrazione, ma dall'altro non posso non notare che alcune delle suddette nozioni sono errate (ad esempio l'autore scrive che barbaro è una parola che deriva dal latino e significa “che porta la barba”, quando è un termine onomatopeico di origine greca) e che i lunghi periodi, come del resto i capitoli, rallentano un po' la lettura. Ultima nota negativa: come spesso accade nella collana Strade Blu, l'impaginazione lascia molto a desiderare.

Tuttavia, stiamo parlando di dettagli, che nel quadro generale dell'opera finiscono per influire poco o niente: il libro risulta gradevole, ben scritto e con una trama solida, fantasiosa ed accattivante.

A cura di Diego Rosato


Il mondo dopo la fine del mondo di Nick Harkaway, Mondadori, 564 pagg, 19,00 euro

Voto 9/10

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