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17 aprile 2012

Dove la metto la coperta di Linus?



Da piccola non mi separavo mai da un vecchissimo cuscino, uno di quelli in gomma piuma, traforati per evitare le apnee notturne e sempre ricoperti da quelle orribili federe con cani o elefanti ubriachi che tentavano, con un pennello arrotolato sulla proboscide, di scrivere il nome del fortunato destinatario. 

Lo trascinavo da una stanza all’altra e lui triste e sconsolato perdeva pezzi, spargendoli per tutta casa. Un compagno fedele e silenzioso con il quale ho avuto una lunga relazione fino al giorno in cui mia madre non si mise in mezzo e decise che per me era ora di darci un taglio.

Da quel momento la mia vita non è stata più la stessa e per riempire il vuoto, ogni volta che mi muovo da casa, ho quell’insano desiderio di portare con me qualcosa, un oggetto che funga da parafulmine e da rifugio come la coperta di Linus.

Per primo c’è stato la fatidica giacca, quella che se anche fuori ci sono 56 gradi devi portarti dietro; non si sa mai arrivi la tempesta del secolo e a cui, durante l’età della ragione, si è sempre accompagnato un libro.

Ora non posso stare qui a spiegarvi che cosa leghi i due oggetti ma sta di fatto che averli, entrambi con me, mi da uno strano senso di sicurezza.

E così la mia borsa lievita, si espande e riesce a contenere oggetti che nemmeno ricordavo di avere a cui si aggiungono il libro appena iniziato (Perversioni all'Avana di Miguel Mejides), il  kindle sorpresa (nel quale sto leggendo Andrà tutto bene di Mirella Defini) e, se sto preparando un esame, come in questo periodo, anche un testo universitario (La natura del potere di Luciano Canfora).

Poco importa se durante la giornata non avrò il tempo neanche di sfogliarli, devono, necessariamente, esserci. Sono i compagni delle mie giornate, vengono con me dovunque non fosse altro che per cambiare un pò aria, dopo settimane intere trascorse stipati nella libreria o accatastati sommariamente sul comodino.

Ho portato con me i miei libri ultimamente anche alla prova dell’abito da sposa di mia sorella e durante la gita di Pasquetta, ben sapendo che in nessun caso avrei trovato nemmeno il tempo di dare una sbirciata.

Per non parlare poi di quando devo partire anche solo per due giorni. In un semplice trolley potrei stipare il mio intero armadio e la libreria se volessi. Per ora mi accontento del mio necessaire il cui peso si aggira intorno ai 50 kg ma non escludo la possibilità, un giorno, di mettermi nel centro della stanza ed impegnarmi a fare di meglio ma  non ricordo mai il testo completo di Higitus Figitus ....

A cura di Clara Raimondi

4 commenti:

Stefania ha detto...

Bellissimo articolo. L'ho letto sorridendo perchè mi rispecchio in te! ^^
Niente di più vero. Hai completamente ragione sugli oggetti cari che diventano dei nostri parafulmini. Da piccola avevo una pecora in peluche (che come il tuo cuscino perdeva pezzi per casa), ed ora sono arrivata al Kindle "soLpLesa" (così mi scherza il mio ragazzo) che è sempre con me unitamente al libro in brossura che sto leggendo. Poco importa se so che durante l'arco della giornata non avrò nemmeno un secondo di tempo per dedicarmi a lor (vedi Pasquetta, vedi in ufficio... etc..) ma è così. Non posso farne a meno. Sono giunta al punto di comprare le borse in base alla possibilità di potervici infilare il Kindle... (che viene con me anche il sabato sera). Mi son consolata con il tuo articolo!

Reader's Bench ha detto...

Grazie Stefania, mi consolo pensando che non sia l'unica a caricarmi di libri ogni volta che esco di casa!

Giulia Sicurella ha detto...

Anche io faccio parte del club di chi si porta perennemente un libro in borss. Purtroppo non sono ancora munita di kindle, ma quest'estate si rimedierà pure a quello.

A tutto quello detto da Clara, devo aggiungere anche una cosa personale: detesto i momenti morti e detesto aspettare... Un libro sempre con me mi dà la sicurezza che mai e poi mai mi ritroverei ad aspettare senza nulla da fare.
Ecco, il libro in borsa mi salva dalle piccole ansie quotidiane.

Da piccola, comunque, era mia madre che premeva sempre che io mi portassi qualcosa appresso. Aveva paura che, in qualsiasi posto dovessimo mai andare, ci fosse da aspettare ed io mi annoiassi.
Ed io mi portavo sempre qualcosa dietro per farle piacere, spesso e volentieri un libro.

Piccolo aneddoto strano: sono sempre stata una persona che non amava a lungo la confusione. Quando ero piccola, però, quando compivo gli anni si facevano delle caotiche festicciole a casa mia con un sacco di amichetti. Puntualmente, dopo qualche ora, mia madre non mi vedeva più insieme agli altri: ero andata a rintanarmi in qualche posto silenzioso a leggere!


Grazie Clara per aver condiviso questa tua piccola "mania", e per avermi fatto tornare indietro nel tempo!

Gi

Reader's Bench ha detto...

Ma grazie a voi che ci leggete con tanto affetto!

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