Menu

Reader's Bench Menù PressDisclaimerReaders on tourLibri e...MagazineServiziRecensioniClickContattiChi Siamo Homepage

26 marzo 2012

Sostiene Pereira, racconta Tabucchi: la libertà di informazione



Ho appena letto che è morto Antonio Tabucchi. Oggi sono a casa leggermente influenzato: è uno di quei giorni in cui, se non avessi la compagnia dei libri, proprio non saprei che fare, senza poter uscire e con le atrocità che trasmette la televisione. È uno di quei giorni in cui più ho bisogno di buoni libri e la notizia della morte di uno dei migliori scrittori italiani contemporanei non può non farmi pensare a quanto, in giorni come questi, libri come “Sostiene Pereira” sono indispensabili.


Nella Lisbona del 1934, in pieno regime salazarista, Pereira, un giornalista di terza pagina, trascina la sua vita tra zuccheratissime limonate ed il ricordo della moglie morta, col cui ritratto parla e si confida, incurante, se non per una vaga curiosità, delle questioni politiche del suo paese. Gli incontri con un giovane giornalista di idee invise al regime e con un medico che sogna la libera Francia, lo porteranno piano piano ad uscire dal limbo in cui si è rinchiuso, fino ad arrivare a contrastare apertamente Salazar ed i suoi accoliti.

La storia narrata in questo romanzo è molto triste e molto bella. Se non fosse che il protagonista è un uomo anziano, potrebbe essere considerato un romanzo di formazione, anche se di rinascita, più che di crescita.

Un uomo, che a prima vista potrebbe essere considerato un inetto che trascina stancamente la sua vita, in realtà ha solo perso la gioia di vivere, quando la moglie, l'unico affetto della sua vita, è morta di tubercolosi, e la speranza per il futuro, spazzata via dalla violenza del regime. Pereira tuttavia è un brav'uomo, che si appassiona alle sorti del suo giovane collega Rossi e, quando questi è ucciso, capisce che il suo silenzio è colpevole e lo rende complice di quelle atrocità di cui ogni giorno non si legge sui giornali portoghesi, per via della ferrea censura. 


Il nostro protagonista è uno sconfitto dalla vita che improvvisamente riacquista la sua forza e decide che è meglio rischiare la sua ormai misera vita, piuttosto che continuare a tacere, anche perché così essa non sarà più poi tanto misera. Pereira è il riscatto, la coscienza civica, l'altruismo disinteressato, il bisogno di fare qualcosa perché tutto vada per il meglio. Pereira è, per usare le parole di Corrado Stajano, un eroe borghese, un uomo che agisce perché ha finalmente capito che deve agire.

Lo stile di questo libro non è tra i miei preferiti. A prescindere dalla punteggiatura un po' sui generis, i continui “Sostiene Pereira”, “Pereira ricorda”, “Dice Pereira”, che danno il titolo al libro, a lungo andare appesantiscono leggermente la lettura. Essi tuttavia servono a dare l'idea di una testimonianza di seconda mano: tutto il romanzo ci è raccontato da qualcuno che ha sentito la storia dal suo protagonista, lasciando al lettore l'onore di stabilire se tutto ciò che legge è vero.

Sto cercando una frase ad effetto per chiudere questa recensione, ma non vi nascondo che a pensare a questo libro ed al suo autore ho quasi le lacrime agli occhi e allora preferisco che sia lo stesso Tabucchi, attraverso la voce di Marcello Mastroianni e l'adattamento cinematografico di Roberto Faenza, a parlarvi della sua scrittura e delle ragioni del cuore che lo hanno spinto a produrla:




Recensione a cura di Diego Rosato



Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi, Feltrinelli, 216 pagg, 7,50 euro

Voto 9/10

2 commenti:

Reader's Bench ha detto...

Grazie Diego!

Diego ha detto...

Prego!
Stavo per dire che è un piacere occuparsi di libri così, ma la circostanza è troppo triste

Posta un commento

Lascia un commento!