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11 marzo 2012

Libri come: Jennifer Egan, come il tempo



Al teatro studio sono le 15.00 in punto, tutto è pronto per accogliere l’autrice di punta della Minimum Fax, Jennifer Egan; nella kermesse dedicata al mondo dell’editoria al Parco della musica di Roma.


Le luci improvvisamente si abbassano e senza che ci venga data istruzione alcuna sul funzionamento delle dannate cuffiette, ci apprestiamo ad ascoltare le parole della scrittrice americana.

Il suo è un lungo botta e risposta con la giornalista e verso la fine della presentazione anche con il pubblico presente in sala.

La Egan si lascia andare e senza indugi veniamo catapultati nella sua casa di Brooklyn. Sulla scrivania dove sono ammucchiati libri e sparsi centinaia di fogli troviamo lei, intenta a scrivere a mano i suoi romanzi, i figli che la interrompono e i gatti che immancabilmente le saltano addosso comprometendo, a volte anche irremediabilmente, la trascrizione al computer che la stessa scrittrce fa ogni volta prima di passare il proprio scritto all’editore.

Sono questi i momenti durante i quali vengono realizzate poche correzioni al manoscritto e in cui sono nati Look at me, che vedremo in aututno sempre per Minimum Fax, e Il tempo è un bastardo, modello di punta della stagione primavera estate della casa editrice romana, Premio Pulitzer 2011.

Una forza propulsiva e trascinante che nasce prima da un’idea che poi successivamente trova realizzazione nel romanzo, la cui struttura può sembrare complicata ma che alla fine si risolve in piano narrativo ben congeniato.  La Egan fa sua la lezione dei grandi della letteratura mondiale, da Cervantes a Proust, rielaborando le loro strutture narrative, i temi e le modalità del racconto ai giorni nostri.

Jennifer Egan nasce prima come scrittrice e poi come giornalista, oggi collabora con il New  York Magazine. Due mestieri solo apparentemente molto vicini ma nei quali la scrittrce fa emergere alcune differenze fondamentali.

La prima è sicuramente quella che il mondo narrativo dei suoi libri è frutto della sua immaginazione, mentre gli articoli vengono realizzati solo dopo mesi di lunghe e approfondite ricerche. Anche se a ben vedere l’analisi che spesso fa la Egan della società e dei miti americani sottolineano senza alcun dubbio la passione per l’approfondimento della scrittrice. A questi però va aggiunta anche la straordinaria capacità di saperli interpretare e far rivivere in un racconto che fa della premonizione, il suo fulcro centrale. 

Presente e futuro si intrecciano nei lavori della Egan e se Look At Me (primi anni novanta) portava con sé il germe di un futuro social network, capace di cancellare il concetto stesso di privacy. Il tempo è un bastardo consolida questa visione di una società futura, ancora di più incentrata però sulla fama.

Il mito della fama e del successo americano, per cui non basta essere solo il migliore della classe o l’impiegato del mese, ma essere riconosciuto interamente dall’intera società e trasformarsi piano piano in un vero e proprio idolo, è uno dei temi centrali della narrazione della  Egan.

Al quale naturalmente si intreccia quello del tempo, visto come un elemento delle nostra esistenza con il quale dobbiamo tutti confrontarci e al quale dobbiamo rendere conto. Così in un narrazione apparentemente caotica fatta di piani, solo ad un primo sguardo sovrapposti l’uno all’altro, si intreccia la storia di Sasha, una donna dal passato burrascoso,  e Benni Salazar, ex musicista  punk e le vicende delle loro famiglie, in un futuro poi non così lontano.

La musica è stato il motore dei diversi racconti che compongono il romanzo e che vedono, di volta in volta, protagonisti i due personaggi, in un intrecciarsi di storie, di zone di luce ed ombra che rendono di volta in volta gli americani unici e facilmente violabili.

Il tratto giornalistico la Egan non riesce a perderlo, il suo è un ritratto nuovo ed originale, un modo raccontare una società che ancora oggi suscita un fortissimo interesse.

L’incontro si conclude tra i “Basta” del pubblico, stufo delle domande della giornalista sui gatti di Jennifer Egan e gli sguardi impietosi dei radical chic intervenuti a frotte all’evento.

Resta un libro che vi abbiamo consigliato in ogni dove, una scrittrice che se ne va senza nemmeno salutare ed un desiderio irrefrenabile di acquistarne una copia in libreria.

A cura di Clara Raimondi

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