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9 marzo 2012

CARMELO BENE, UN UOMO CONTRO



Dieci anni senza Carmelo Bene, artista, uomo di teatro, poeta, macchina attoriale. Una voce isolata, profetica, che ha attraversato come un lampo la nebulosa talvolta ipocrita della cultura italiana: uno che i luoghi comuni li ha rovesciati e dileggiati; uno che ha smontano i meccanismi e ce li ha fatti capire. Più spesso rivelandoci la loro miseria che non lo splendore. 


Fu un uomo contro. Contro il conformismo, contro l'establishment. Fu un grande della scrittura di scena: il primo a distinguere i momenti di atto e azione, e il primo a uscire dalla teoria teatrale per immischiarsi nella materia fisica del teatro. Uscendone distrutto, e proprio per questo vincitore assoluto. 

La sua dichiarazione aperta di sconfitta lo ha reso grande: chi lo definisce un presuntuoso non ha capito niente di lui. Difficile trovare un artista più umile, più legato alla laboriosità del proprio mestiere, che non era solo quello di teatrante, ma aveva a che vedere con la cultura occidentale nella sua forma più netta, e priva di compromessi.

Molto amato dai francesi, poco capito e apertamente frainteso in Italia. Dove di lui, per una forma di contrappasso che sa di vendetta, si sa poco o nulla. Le scorribande giovanili a svecchiare l'incancrenito panorama scenico italiano, ma non solo: la dedizione alla forma trascendente del teatro, vissuto come “sospensione del tragico” e non più solo e soltanto come rappresentazione. Ci ha indicato nuove vie Carmelo: e non erano mai vie di fuga. 

Erano precisi impegni a prendersi a sberle da soli, a non nascondersi dietro il simulacro della parola per indagare più a fondo nel senso, anche quando il senso non c'era, ma i significati “si arrendono al significante”, come disse lui stesso in un'acuta interpretazione dell'amato Joyce. 

Impossibile limitare la sua lezione al solo campo teatrale: quello di C.B. è un esempio di coerenza, di ribellione costante, anche a prezzo della derisione e delle difficoltà economiche, anche a prezzo dell'ostracismo vile e canagliesco imposto dai padroni (e la cultura, in Italia, è un luogo come non mai spadroneggiato da baroni e feudatari). 


Sono dieci anni che non c'è, e si sente la sua mancanza. Paradosso, per uno che ammetteva senza riserve di non essere mai nato. E allora dirò che mi manca la sua assenza: ed è appunto nel paradosso, decisivo e incisivo, che si può guardare in faccia alla realtà senza reticenze, e senza i filtri del politicamente corretto.

Il campo d'azione di Bene si è risolto in una pluralità di registri e di fasi: dalla teatralità pura e sganciata dal testo a monte, fino alle soglie della poesia pura, nei riflessi polisemici e multilessicali de 'L mal dei fiori. Un arco, una parabola, un modo per chiudere il cerchio. 

Ma il problema resta un altro, ed è, tanto per cambiare, un problema irrisolto: nessuno di noi è in grado di dare una definizione di C.B., nessuno è cioè in possesso di elementi culturali definitivi per circoscriverlo ad un ambito. La sua influenza ha attraversato i generi e si è configurata come un modo di essere: non più solo un codice espressivo, ma una specie di marchio di fabbrica formale. 

Carmelo Bene come enigma linguistico? Può essere. Ma non basta nemmeno questa ammissione di impotenza a dargli la giusta messa a fuoco. La questione – Bene, lo scandalo – Bene continua e continuerà, almeno fino a quando l'imperturbabilità borghese del pubblico (e parlo volutamente di pubblico e non di popolo o di gente) rimarrà ancora scalfita, infastidita, inorridita dalla sua spietata esecuzione del reale, nonché affascinata, attratta, come hanno dimostrato nel corso del tempo le folle che hanno accompagnato ogni spettacolo di C.B., dal teatro propriamente detto alle letture pubbliche (come quella di Bologna nell'anniversario della strage). 

Uno come lui non poteva lasciare eredi, che difatti non ci sono, ma ha lasciato un'eredità: ci ha insinuato un dubbio, ci ha tolto il terreno sotto ai piedi, e ancora continua a farlo, grazie all'avanguardia senza tempo della sua opera e del suo progetto artistico: un meccanismo destinato a rimanere sempre davanti all'opinione comune. Basta leggere le sue partiture teatrali, gli splendidi libri che ci ha lasciato, le registrazioni della sua voce, così impregnate di sperimentalismo e di prodigiosa adesione alla classicità per capirne tutta la portata. 

Ma non possiamo esaurirne la voce in così poco spazio. Dieci anni sono tanti per un uomo ma pochi per l'arte, che come materia viva si modella, cresce o si riduce: nel caso di Bene dilaga, esce dalle comuni proporzioni e ci costringe ancora una volta a farci i conti. 

A cura di Ariberto Terragni, visitate il suo Quaderno Sepolto

Su Carmelo bene, sul sito Reader's Bench, troverete:


Suggerimento per la lettura:


"Carmelo Bene. Contro il cinema" a cura di Emanuele Morreale, Minimum Fax, 196 pagg, 15.00 euro

1 commenti:

StefanoBu ha detto...

Manca tantissimo..

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