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3 marzo 2012

Buk Modena: Il giorno in cui l’euro morì di Stefano Feltri



Siamo finalmete sbarcati sul pianeta BuK Modena. La città è calda ed assolata e il Foro Boario, luogo che ospita la manifestazione, è davvero un appuntamento molto seguito da queste parti, vista la folla che si raduna fin dall'ingresso.


Facciamo il nostro giro fra gli stand cercando i titoli migliori da segnalarvi, che vedrete presto in video e di seguito la prima, importante, presentazione della giornata.

Il giovane giornalista Stefano Feltri, de Il Fatto Quotidiano, è arrivato a Modena per parlare del suo "Il giorno in cui l’euro morì". Sono le 16.30, la sala Pirandello è già piena di gente e l’armosfera è bollente non solo per i temi trattati dal libro ma anche per il clima straordinariamente caldo per questo periodo.

Il libro di Feltri tenta di essere una guida per il momento storico che stiamo vivendo o meglio di offrire alcune risposte alle domande più scottanti riguardo l'attualità. L’acustica della sala non è certo delle migliori, le persone accorse che si aggirano lungo gli stand fanno davvero tanto fracasso.

Ma il giornalista non si fa intimorire e con lo stesso coraggio che lo ha animato nella scrittura del libro, si lancia in un animato dibattito che affronta gli ultimi dieci anni di storia italiana.

Un periodo in cui a lungo ci hanno fatto credere che tutto andava bene, fino almeno, al 5 agosto dell’anno scorso,  quando è stata necessaria una seconda manovra alla Tremonti. Mossa azzardata e tuttavia controproducente che ha portato al governo Monti e alla situazione attuale che tutti noi conosciamo.

Una crisi profonda coì come l’umanità non affrontava da tempo. Un evento mondiale che non ha coinvolto solo i paesi dell’eurozona ma anche gli Stati Uniti.

L’euro è davvero la causa di questo disatro? Forse, ma più che altro è stato il modo in cui è stato gestito fin dall'inizio e poi non è di certo l’unico motivo. A differenza infatti di quando si possa pensare l’economia non è una scienza esatta  ma una disciplina debole che si è alimentata, soprattutto negli ultimi tempi,  di una falsa promessa.

Il capitalismo contemporaneo era convinto che il mercato aveva la capacità di autoregolarsi, di trovare cioè da solo un certo equilibrio. I fatti accaduti negli ultimi anni non solo hanno dimostrato la fragilità di tale pensiero ma soprattutto che nemmeno i paesi economicamente più forti possono salvarsi e rimanere indenni.

Feltri fa l’esempio della Germania che nonostante la sua linea dispotica, richia, e anche molto. Per anni ha goduto della sua supremazia ma adesso rischia di vedersela annullata perché non esiste più un mercato reale in grado di acquistare i prodotti made in germany.

Né tantomeno è andata meglio all’Islanda che nonostante abbia trovato il coraggio di ribellarsi ai prestiti ottenuti dai paesi stranieri resta comunque un caso isolato. Gli interessi della piccola isola, pur rappresentando un unicum nella storia economica, rimangono comunque di portata limitata.

Che cosa ci aspetta il futuro? Stefano Feltri non ha dubbi. Quella che stiamo attraversando è la prima fase di una crisi economica senza uguali. Un decorso mondiale che porterà una crescita zero e come unica soluzione il risanamento del debito pubblico anche a costo delle classi sociali più deboli.

L’economia non si comporta in modo razionale, peccato che a farne le spese siano sempre e solo i cittadini. Le potenze mondiali chiamate a risolvere la situazione, dovranno pur fare conti con la realtà, con un mondo in piena recessione.


"Il giorno in cui l'euro morì" di Stefano Feltri, Alberti Editore, 142 pagg, 13.00 euro

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