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13 febbraio 2012

Recensione | IL VUOTO INTORNO (Claudio Volpe)

In un suo celebre saggio, “I nove numeri del cosmo”, Michael Rowan-Robinson scrive che l'universo è un posto incredibilmente buio, freddo e vuoto. Il romanzo d'esordio di Claudio Volpe vuole essere un compendio di quel freddo, di quel buio e di quel vuoto, in cui cercare qualche stella.


Achille, un ragazzo padre, spinto dal desiderio di essere un padre migliore di quello che ha avuto, racconta a suo figlio disabile la storia della sua vita e della sua famiglia, una storia di sofferenza, di dolore, di abbandono, di vuoto, di continua caduta, in cui le temporanee risalite servono solo ad incrementare lo schianto della successiva caduta.

Pedofilia incestuosa, abbandono e morte delle persone care, adulterio, malattie fisiche e mentali, eutanasia-suicidio, sconfitta, assassinio, stupro: questo non è un romanzo facile da leggere. L'autore ce la mette veramente tutta per raccontare le tragedie, l'abiezione e l'orrore che può albergare nell'animo umano, forse arrivando anche a forzare un po' la narrazione, mettendo decisamente molta (troppa?) carne al fuoco. Di certo c'è che se il suo intento era quella di trasmettere al lettore lo sconforto, ci riesce benissimo.

Uno dei temi principali del romanzo resta quello tra genitori e figli, soprattutto in quelle famiglie tanto lontane dell'idilliaco quadretto delle pubblicità di biscotti e marmellate: padri adulteri e menefreghisti, madri alcolizzate, padri-padrone e ragazzi padre, piuttosto che famiglie borghesi unite e coese. La paternità o, più genericamente, la genitorialità fa da metro di misura dell'animo umano, della sua grettezza, come della sua grandezza. Perché anche nel vuoto c'è spazio per quel calore, solo che può dare uno scopo all'esistenza di un uomo, per quanto sconfitto.

E, se dal punto di vista dei contenuti e della crudezza questo non è un romanzo facile, anche il linguaggio scelto dall'autore, magniloquente, infarcito di termini altisonanti e citazioni dotte, contribuisce a dare quel senso di lentezza, di pesantezza, di afflizione: essendo questo un romanzo di riflessione, di introspezione, non c'è spazio per una lettura agevole e scorrevole ed il lettore è quasi forzato a fermarsi a soppesare le parole una ad una, ad interiorizzare le sensazioni che l'autore vuole trasmettere.

Un romanzo intenso, opprimente, che racconta di una crescita all'insegna del “ciò che non uccide fortifica”. Un romanzo nato per far male, forse un po' troppo accanitamente.

A cura di Diego

“Il vuoto intorno” di Claudio Volpe, Il Foglio, 280 pagg, 15,00 euro

Voto 7/10



Il libro ci è stato gentilmente dato in omaggio dall'editore.

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