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16 febbraio 2012

Recensione | IL PENSIERO CINESE (Marcel Granet)



Marcel Granet è una pietra miliare per tutti i sinologi e per gli appassionati di cultura cinese antica e di filosofia cinese. Allievo di Chavannes e legato alla scuola di Durkheim, in particolare a Marcel Mauss. Dopo un soggiorno in Cina fra il 1911 e il 1913 insegnò alla Ecole des Hautes Etudes e alla Ecole des Langues Orientales a Parigi.
Il pensiero cinese è un'opera capitale e innovatrice, sia per la sostanza sia per il metodo. Questo è il libro della piena maturità di Granet, dove vengono  a confluire e ad amplificarsi i risultati delle sue geniali ricerche. Il lettore non vi trova solo la storia del pensiero cinese bensì una panoramica sugli aspetti della vita sociale, sulla cosmologia, la poesia, la matematica e la musica. Un libro da studiare e ristudiare.

"La Cina antica più che una filosofia ha avuto una saggezza"

Il volume è suddiviso in quattro libri:

LIBRO I: L'espressione del pensiero
La lingua e la scrittura e lo stile

LIBRO II: Le idee direttrici
In questo libro Granet prende in considerazione il tempo e lo spazio nell'immaginario della Cina imperiale, lo yin e lo yang, i numeri e la loro valenza nella cosmologia, nei cicli vitali, nella musica, negli emblemi divinatori e nelle proporzioni architettoniche. Infine il Tao.

LIBRO III: Il sistema del mondo
Il macrocosmo, il microcosmo, l'etichetta.

LIBRO IV: Sette e scuole
Questa parte racconta le diverse filosofie delle varie scuole, dalle ricette di governo,le ricette del bene pubblico, le ricette di santità e l'ortodossia confuciana.

Ho sempre trovato estremamente affascinanti gli antichi studiosi sinologi che dagli anni dieci agli anni trenta del secolo scorso, cercavano gli antichi testi e documenti della Cina imperiale. A noi non è arrivato che un piccolissimo numero dei grandi testi antichi che nella maggior parte dei casi sono andati persi, distrutti o dimenticati. 

Secondo Granet nell'epoca feudale i cinesi avrebbero parlato una lingua in cui esistevano tracce di flessione (declinazione, se non coniugazione) e parlando l'ordine delle parole era determinato dalla successione delle emozioni. La lingua cinese offriva poche possibilità all'espressione astratta delle idee per questo secondo i cinesi l'arte di esprimersi (wen) rende la parola potente. Le metafore sono molto comuni e le parole hanno un peso specifico. 

Ad esempio non esiste una parola che significhi semplicemente "vecchio", c'è un gran numero di termini che identificano le varie fasi della vecchiaia.

L'aspetto di coloro che ormai hanno bisogno di un'alimentazione più ricca (k'i), l'aspetto di coloro che hanno il respiro affannoso (ka'o), quelli che devono essere esenti dal servizio militare, coloro che iniziano a preparare il materiale funerario ecc... In tutti questi casi parliamo di un vecchio dai sessanta ai settanta. Solo dopo i settanta si diventa propriamente vecchi ed in quel caso si ha diritto ad essere chiamati "lao".

La parola, il nome di una cosa, un oggetto o una persona, è sacra, non solo esprime e significa una cosa ma la evoca, la porta alla realtà. Sapere il nome, dire la parola è possedere l'essere o creare la cosa. Qualunque animale può essere domato a chi sa dargli il nome. Il potere del nome è un archetipo comune che ritorna in molte storie e fiabe cinesi e giapponesi; non devi dire il tuo vero nome ad un drago o ad una strega perché altrimenti le apparterrai, potrai domare il fuoco se lo chiami per nome, ecc..

Se avete degli amici cinesi o giapponesi vi potranno confermare che spesso usano dei nomi semplici ed alternativi ai loro veri nomi.

Un libro da leggere e da studiare per scoprire come funziona un pensiero all'opposto del nostro.

A cura di Nicoletta, visitate la sua Finestra sul té

"Il pensiero cinese" di Marcel Granet, Adelphi, 457 pagg, 32.00 euro

Voto 10/10

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