Menu

Reader's Bench Menù PressDisclaimerReaders on tourLibri e...MagazineServiziRecensioniClickContattiChi Siamo Homepage

15 febbraio 2012

Intervista a Silvia Lombardo


Buongiorno, Readers.

Silvia Lombardo è la autrice de La ballata dei precari”. 

Un libro che inquadra una generazione e che a metà tra un diario, una guida, una sceneggiatura e un gioco racconta i trentenni di oggi che purtroppo non sanno che cosa sia il posto fisso.

Solo per oggi si è accomodata sulla nostra panchina per raccontarsi dei suoi progetti futuri, d'attualità e ovviamente del suo libro.


Ciao, Silvia. Innanzitutto, potresti parlarci un po' di te?

C’è poco da dire: sono una ultratrentenne precaria come ce ne sono tante. Ho passato infanzia e adolescenza fra gli anni ’80 e ’90, al di sopra di ogni sospetto di precariato: quelli della mia generazione sono cresciuti all’ombra della promessa di un benessere che non è mai arrivato.

Illusa di far parte della futura elite manageriale, ho cominciato a lavorare nel ’97 tenendo a bada il mio amore per il mondo della scrittura che mi pareva meno concreto e monetizzabile.
Oggi mi ritrovo con 15 anni di precariato sulle spalle…


Fino a quello sventurato giorno in cui non ci siamo conosciuti ed il tuo libro ci è capitato per le mani. Vuoi parlarci de “La ballata dei precari”?

Il mio libro è nato in realtà molto tempo fa, da un blog che avevo cominciato a compilare con tanta serietà. Serietà che è durata assai poco.

Ero rimasta senza lavoro e avevo deciso di recensire, mano a mano che imparavo a conoscerli, i siti che offrivano annunci di lavoro.

Tempo due mesi mi sono resa conto che la maggior parte delle proposte che leggevo erano quantomeno strampalate. E così nacque il blog Almost30, diario di una quasi trentenne alle prese con una vita precaria, nel quale i precari della rete si riconoscevano. Alcuni post, sempre tragicomici, davano vita a veri e propri dibattiti su temi che tutti condividevamo: affittare o comprare una casa, fare o non fare uno stage, farsi una famiglia, ecc…

Così ho deciso di raccogliere alcuni di questi post, arricchirli e farne una “guida di sopravvivenza per trentenni” da inviare ai miei amici per riderci su.

Alcuni di loro mi suggerirono di inviarlo a qualche casa editrice. Ed eccoci qua…

Un libro sui precari, un film sui precari, una casa editrice fondata da precari e... un gioco dell'oca precaria?

Il gioco dell’oca è stata un’idea dei ragazzi della Miraggi Edizioni, che io ho raccolto con entusiasmo. Sempre nella filosofia del “ridiamoci su”, ho scritto le caselle che rimandano a “incidenti” precari.

Il gioco dell’oca precaria è l’ultimo figlio di un’ironia amara nella tradizione di Fantozzi, o di certe commedie italiane i cui dvd giacciono usurati nella mia libreria.

Trovo che questo tipo di ironia sia un’arma molto forte per combattere calamità sociali come quella lavorativa che è toccata alla nostra generazione…


Qualche tempo fa il professor Zecchi, in un articolo ha accusato i giovani e i loro genitori di perseguire lauree e posizioni che finiscono per svalutare i titoli di studio ed è sotto gli occhi di tutti la mancanza di artigiani, come i fornai: secondo te, al giorno d'oggi c'è ancora spazio per le aspirazioni personali?

Discorso assai complicato. Sul fatto che alcuni titoli di laurea siano svalutati sono d’accordo. Ma dipende da molti fattori: primo fra tutti la mancanza di un adeguato supporto nell’orientamento della scelta formativa. Del periodo del liceo, ricordo ingenui tentativi da parte delle istituzioni di cercare di offrirci uno strumento per capire “cosa fare da grandi”: qualche test abbastanza insulso, e vaghi incontri con le università. Nessuno che parlasse di reali possibilità e sbocchi lavorativi della tale laurea o delle reali – e anche nobili – alternative all’università.

Inoltre il nostro è un paese dove spesso si lamenta una concezione assai vecchia della produttività, poco consona ad un paese con le nostre possibilità e risorse, e lo scarso investimento nella ricerca. Questi due fattori, insieme a molti altri, hanno determinato l’impossibilità di far nascere nuovi posti di lavoro “alto profilo” e quindi scarse prospettive per i tanti che puntavano ad un lavoro che fosse in linea con i propri studi.

È notizia recente che un'azienda italiana ha proposto ai suoi dipendenti di lavorare mantenere attiva la produzione anche nel fine settimana, offrendo ai turnisti aumenti e regolarizzazione di contratti: non pensi che alle volte siano gli stessi precari a non fare abbastanza per aiutarsi?

Anche qui discorso complicato. Ho sempre sostenuto che la colpa è anche nostra: dovremmo rifiutare posti di lavoro che non tengono conto della nostra professionalità. Se non diamo noi valore al nostro operato, alle nostre capacità, sarà difficile che lo facciano gli altri. Saranno invece sempre più convinti della possibilità di trovare manodopera a basso costo.

Io ho rifiutato molti stage, ad esempio, ma ho anche dovuto accettare dei lavori mal pagati. Quando devi fare i conti con le bollette e l’affitto e difficile dire di no. Credo che la cosa sappia un po’ di ricatto. E ci vuole molto coraggio per uscirne, o forse semplicemente dovremmo essere tutti più consapevoli e compatti…

Eppure questo futuro dovrà pur riservarci qualcosa: secondo te cosa?

Molto semplicemente: è la domanda più difficile del mondo. Sono fiduciosa che qualcosa succederà, ma mi chiedo come faranno a “recuperare” i milioni di precari che vivono questa condizione da più di 10 anni, che hanno passato la trentina e che rischiano di trovarsi tagliati fuori dal mercato.

Mi chiedo solo da dove arriverà il cambiamento. Dall’alto o dal basso? Saranno le istituzioni a rendersi conto che sarebbe ora, per il bene del Paese e dell’economia nazionale, di restituire una prospettiva e il potere d’acquisto a ben tre generazioni o saremo noi così bravi da reinventarci, imparando a fare a meno di loro?

Puoi dirci qualcosa dei tuoi progetti futuri?

Nel mio nebuloso futuro, da precaria ovviamente, vedo ancora la scrittura. Attualmente sto lavorando al progetto di un documentario che spero di riuscire a girare. Collaboro con una casa editrice e fra un mese dovrebbe uscire il film “La Ballata dei Precari”, di cui sono una delle sceneggiatrici e registe.

Dato che siamo tutti lettori, ci consiglieresti delle buone letture?

A dispetto della mia vena fortemente ironica, quando leggo “mi faccio del male”. Sono un’accanita lettrice di Carver, ma amo molto anche D.F. Wallace. E poi adoro le narrazioni sulle famiglie. Amo vedere come si sviluppa il racconto di un gruppo di persone “costrette” – si fa per dire – a vivere insieme nel bene e nel male. Vi consiglio “Una famiglia americana” di J.C. Oates. Al momento sul comodino ho “Una famiglia perfetta” di Silvia Ricci Lempen, e “La gioia piccola d’esser quasi salvi” di Chiara Valerio. Mi raccomando: non dimenticate mai le piccole case editrici!

Grazie a Silvia Lombardo, a lei e a tutti noi auguriamo buona fortuna!


A cura di Diego Rosato

0 commenti:

Posta un commento

Lascia un commento!