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1 febbraio 2012

CHA JING, IL CANONE DEL Tè, di Lu Yu



“Non faceva cerimonie, Lu Yu. Si vestiva semplicemente, come un contadino. Abitava in una capanna nei boschi ed era un tipo originale. Eppure è diventato un dio: il dio del tè.”

Marco Ceresa, prefazione a LU YU, Il canone del tè.


Lu Yu è l’autore del Chajing, il Canone del tè, il primo testo e il più importante che si occupi della coltivazione, della raccolta, della preparazione e della degustazione di questa bevanda. 

Lu Yu non parla in modo solenne o liturgico, racconta che il tè lo può bere chiunque e dovunque: sono necessari alcuni attrezzi e arnesi, ma l’importante è saper accettare quello che la natura ci offre. Egli ammette che in presenza di un nobile è necessario avere tutti gli utensili prescritti, ma il tè è principalmente un attimo di tempo all’interno della giornata nel quale rimanere in armonia della natura e del mondo, un momento nel quale un sasso può diventare un tavolino perfetto. 

Egli non cerca la perfezione nel decoro della tazza o nell’abito ricercato, perché la perfezione si ritrova negli elementi che compongono la natura: il fuoco, il legno, l’acqua, il metallo, la terra; quegli elementi, cioè, che si offrono a noi e attraverso il
loro equilibrio creano l’universo. E questo piccolo universo lo possiamo ritrovare all’interno di una tazza di tè.

La vita di Lu Yu è un mistero. Si crede fosse stato rinvenuto sulla riva di un fiume da un monaco buddista nella prima metà dell’VIII secolo d.C. Nella Cina dell’epoca i trovatelli potevano essere adottati solo dal terzo anno d’età, così la prima notizia tenuta per sicura sul suo conto è che all’età di tre anni venisse adottato dal monaco Zhiji del tempio Long Gai di Jingling nella provincia dello Hubei.

Lu Yu trascorse l’infanzia nel tempio di Long Gai dove ebbe un’educazione da monaco: lì, la sua intelligenza si faceva notare già a nove anni, quando scriveva saggi e leggeva classici. Presto però il suo spirito ribelle lo spinse ad unirsi ad una compagnia di attori girovaghi, dove impiegò il suo talento per scrivere copioni comici.

Nel 746, diventò il protetto di un governatore caduto in disgrazia e declassato a governatore di una sede più piccola, dove Lu Yu potè continuare a studiare.

Nel 755 scoppiò la rivolta di Anlushan, destinata a sconvolgere il paese per otto anni. Il generale Anlushan, con un colpo di stato, prese il potere e si proclamò imperatore. In questo caos molti letterati fuggirono e così fece Lu Yu, che si ritirò a sud, probabilmente nello Zhejiang. In questo periodo egli scrisse due opere che riflettono il suo dolore per l’accaduto. 


Nel 760 si ritirò a Tiaoxi dove condusse una vita appartata, divenendo quasi un eremita, ed è in questo ritiro che portò a compimento il Chajing. 

Infine, facendo come la volpe che, in un antico detto cinese, “morendo volge la testa verso la collina natale”, Lu Yu nell’ultima parte della sua vita fece ritorno a Jingling, dove morì nell’804.

Il Chajing è un trattato in tre capitoli e dieci sezioni, la cui data di composizione si stima tra il 758 e il 760. È il più antico testo al mondo riguardante il tè e il capostipite, in Cina, di una serie di trattati chiamati chashu, ossia libri del tè, genere che conta ben novantasette titoli compilati dalla dinastia Tang (618-907 d.C.) alla
dinastia Qing  detta anche Manciù (1616-1912).

Di tutti questi, però, soltanto il libro di Lu Yu è considerato una “bibbia” dagli intenditori e gli appassionati di tè. 

Questa posizione di preminenza accordatagli nel genere dei chashu, la sua antichità e la completezza nella trattazione dell’arte di preparare il tè hanno fatto sembrare opportuno riassumere il contenuto del Chajing, al fine di estrapolare i precetti contenùtivi.

CAPITOLO PRIMO:

a.Le origini

In questo capitolo Lu Yu spiega che la pianta del tè è un albero molto alto, e che il tè selvatico è da preferirsi a quello coltivato per quanto riguarda la qualità. Egli paragona la pianta del tè ad altre piante conosciute all’epoca come il noce, la gardenia, la rosa selvatica, la palma, la pianta dei chiodi di garofano (Eugenia caryophyllus o Syzygium aromaticum) ed il gualu, una pianta simile al tè che si usava per fare un infuso. 

Descrive il tipo di terreno ideale necessario alla coltura, dicendo che il sistema di semina è simile a quello delle Cucurbitaceae. Dà consigli sull’uso che si può fare del tè in ambito medicinale e i disturbi che può alleviare, e descrive anche le controindicazioni, paragonandolo in questo al gingseng.
 
b. Gli strumenti
 
In questo capitolo descrive l’uso e l’utilità dei vari utensili necessari per la raccolta e la preparazione; dalla stufa al calderone, dalle gerle – i recipienti in bambù necessari per il raccolto – al pestello, e dagli stampi ai teli di seta necessari per lavorare il tè. 

Descrive tutti gli attrezzi necessari per essiccare e mettere il tè nello stampo desiderato. Ai tempi di Lu Yu il tè veniva pressato all’interno di stampi in modo da poter essere conservato anche molto a lungo e che andava “grattato” al momento di preparare l’infuso.

c. La lavorazione

In questo capitolo ci sono le regole di raccolta, in base al periodo dell’anno ed in base al tempo ed alle stagioni. Si raccolgono i germogli e sono da preferire quelli color porpora a quelli verde chiaro, si preferiscono le foglie arricciate e morbide a quelle grandi e distese. Si raccoglie il tè che cresce sul terreno migliore e sul lato
montuoso migliore e si evitano i tè che crescono su terreni aridi e che risultano ingialliti e rigidi.

CAPITOLO SECONDO

a.Gli utensili
In questa sezione il maestro dà una descrizione degli utensili necessari per la preparazione dell’infusione, aggiungendo però che in presenza di un uomo di corte o alto funzionario nessuno degli utensili deve mancare, ma per  quanto riguarda il tè di tutti i giorni è utile arrangiarsi usando gli attrezzi che si posseggono e le possibilità
che la natura offre. 

La preparazione si divide in fasi e quindi l’autore pensa anche la suddivisione degli utensili  nelle suddette. Il braciere o tripode servivano per la bollitura dell’acqua, il cestino serviva per contenere le braci e siccome il fuoco veniva acceso sotto il tripode sono necessari anche tutti gli utensili per accendere il fuoco. Al tempo di Lu Yu il tè si presentava in panetti pressati e quindi andava prima abbrustolito e poi macinato e sminuzzato e quindi sono necessari utensili come il rullo, il piumino per togliere la polvere, il setaccio, il misurino che è un cucchiaio per prelevare la giusta quantità di polvere. Lu Yu ci ricorda che è necessario mettere le scorie in un contenitore apposito e di non sporcare l’ambiente circostante. 

CAPITOLO TERZO 

a. Preparazione dell'infuso
 
Ai tempi di Lu Yu il tè si presentava sotto forma di panetti che venivano abbrustoliti sul fuoco. Il tè si polverizza con un rullo per macinare. Per scaldare il tè non si possono usare legni o carboni già usati per cuocere la carne o altri cibi, giacché l’odore andrebbe ad influire sull’aroma del tè.

Lu Yu parla dell’acqua migliore da usare e di quella da evitare, per quanto riguarda il punto di ebollizione. Lu Yu osserva che appena prima di raggiungere la piena ebollizione (che noi facciamo corrispondere ai 100°C), l’acqua passa attraverso tre fasi che si susseguono all’aumentare della temperatura.

La prima fase di bollitura è rappresentata dalla comparsa di piccole bollicine, che Lu Yu chiama «occhi di granchio»; la seconda fase presenta bolle più grandi che si raccolgono sui margini del recipiente, e che egli paragona ad «occhi di pesce»;
infine, quando l’acqua ormai è in piena ebollizione siamo di fronte alla «acqua del vecchio» o «del pazzo».

Lu Yu raccomanda la seconda fase, «occhi di pesce», per preparare un buon tè, perché è abbastanza calda per preparare l’infuso, ma non ha ancora perso gran parte dell’ossigeno, come invece accade all’acqua «del vecchio». 

Nel caso però che l’acqua non fosse del tutto pulita, egli raccomanda di farla bollire per qualche minuto.
La parte migliore, dice Lu Yu, è «la schiuma mossa dalle correnti delle grandi onde infuriate»: è incredibile come i cinesi riescano a creare poesia anche nelle cose emplici paragonandole sempre alle meraviglie della natura.

Lu Yu indica inoltre come riconoscere il colore ed il gusto:
«Se è amaro in bocca e dolce quando scende nella gola, è detto cha».


b. Degustazione della bevanda
 
L’autore racconta la storia della bevanda e cita i grandi imperatori e letterati che iniziarono la tradizione, egli aggiunge che da Jing a Yu in ogni casa si beve tè. Questa sezione è molto meno pratica e molto più filosofica rispetto alle precedenti.
 
c. Aneddoti

 Questa sezione si ricollega alla precedente in quanto raggruppa tutti gli aneddoti ed i racconti nelle varie dinastie che riguardano il tè, i personaggi illustri che lo bevevano e le leggende che  ne hanno accresciuto il mito, il modo di berlo degli imperatori e della gente comune delle varie regioni cinesi. Lu Yu ci fa capire che
secondo lui il modo migliore per bere l’infuso è semplicemente aggiungendo un po’ di sale all’acqua e dice di non approvare il modo di berlo della gente comune che nell’acqua del tè aggiungeva frutta, aglio cipolla e verdura di stagione.
 
d. Aree di produzione
 
In questa parte Lu Yu cita tutte le regioni dell’impero cinese nelle quali il tè viene prodotto e le divide in: provincia, prefetture, zone e qualità del tè prodotto.
 
e. Generalità

Lu Yu  ci dà le ultime nozioni di preparazione, gli utensili da preferire e quelli da evitare.
 
f. Sistemazione dell'opera in tavole
 
Lu Yu spiega come sistemare le tavole in cui era scritta la sua opera, per poterla avere sotto mano durante la preparazione del tè. Al tempo i libri si scrivevano su tavolette d’argilla o altri materiali. 
Lu Yu infatti consiglia di appendere le tavolette dei singoli capitoli nel luogo della casa dove si usava preparare il tè in modo da avere
sempre il testo sotto mano per poterlo consultare. È notevole la praticità di questo sistema, che per l’epoca non è per niente scontata.


A cura di Nicoletta, visitate la sua Finestra sul tè




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