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20 novembre 2011

L'AUTUNNO TI PORTA VIA



Probabilmente, se fossi una persona normale, maledirei questo tempaccio, ma questo temporale tipicamente estivo per qualche ora mi lascia l'illusione che l'autunno non sia ancora arrivato, con le sue dannate foglie gialle che cadono... ma perché ogni scrittore, cantante o sceneggiatore quando scrive qualsiasi opera ambientata in periodo autunnale non pensa ad altro che a quelle fastidiosissime foglie morte? Chiunque abbia scritto di quanto sono poetici i mille colori delle foglie che cadono in autunno probabilmente non ha mai avuto un vialetto da spazzare di continuo per togliere tutta quella robaccia inutile.

Probabilmente, se fossi una persona normale, maledirei questo tempaccio, con i suoi fulmini che ti spaventano tanto, ma è proprio grazie a loro che, mentre dormi, ti stringi così forte a me ed io, col tipico egoismo degli innamorati, penso solo a godermi questi ultimi momenti in cui il tuo respiro mi accarezza il collo e ad ogni tuono mi stringi più forte... Ecco, invece di quelle stupide foglie, perché non scrivete due righe su questi splendidi capelli che ricadono sulla mia spalla e che profumano più di tutte le piante del mondo? E chissenefrega se sono i feromoni? Nessuno si preoccupa del fatto che sia l'astinenza da caffeina a rendere così buono il caffè e tu sicuramente mi fai aumentare il battito cardiaco, ma fai molto meno male alla mia salute.

Probabilmente, se fossi una persona normale, maledirei questo tempaccio, perché so che domani devi partire e volare con queste condizioni atmosferiche è pericoloso. Invece vorrei che le condizioni peggiorassero a tal punto da chiudere tutti gli aeroporti nel raggio di centinaia di chilometri. Anzi, quasi quasi vorrei che un bel meteorite distruggesse tutte le piste: “Piccolina, ho una brutta notizia: devi restare qui con me per almeno un altro mese...”. Che razza di ipocrita sono!

Probabilmente, se fossi una persona normale, maledirei questo tempaccio e rimpiangerei le bellissime giornate appena trascorse, quelle giornate piene di Sole in cui ti piace tanto andare al mare o fare lunghe passeggiate all'ombra del bosco qui vicino. Ore ed ore in silenzio, ad ascoltare le onde che si infrangono sulla spiaggia o il vento che scuote le fronde degli alberi... senza quelle odiose foglie gialle che cadono qua e là.

Probabilmente, se fossi una persona normale, maledirei questo tempaccio, preoccupandomi per chi può essere fuori. Invece ciò che mi importa e che tu sia qui con me, al sicuro. Vada pure in malora tutto il resto dell'umanità. Anzi, anche meglio: se restiamo solo io e te, che motivo avresti di andartene via?

Eppure, se da una parte mi cullo nell'illusione di piacerti proprio perché normale non sono mai stato, dall'altra mi chiedo se quella che ho sempre chiamato la mia pazzia non sia in realtà solo uno schermo che uso per evitare di trovarmi di fronte a tutto ciò che non mi va di affrontare.
Come l'autunno.

Quando arriva l'inverno, sono ormai così di cattivo umore che la rabbia mi anestetizza e non sento più niente, nessun dolore, o almeno così mi sembra. In primavera conto i giorni che mi separano da te e l'eccitazione del tuo imminente arrivo lenisce ogni dispiacere. In estate sei qui con me e la dopamina fa il resto: l'euforia cancella qualsiasi altra sensazione ed assaporo ogni singolo istante in cui sei qui al mio fianco, così come le brevi attese nei rari momenti in cui ti lascio libera di allontanarti. Ma l'autunno no, non lo reggo. Quando te ne vai, per giorni resto in stato semi-catatonico. So che passeranno mesi prima che tu torni da me ed il cuore quasi non batte più. Di solito non vado neanche a lavoro per qualche giorno. Col morale sotto la suola delle scarpe, non riesco a mangiare ed ogni volta che provo a contare i mesi che mi separano dal momento in cui ti rivedrò, mi vengono le vertigini.

Tre mesi di sconforto totale, tre di rabbia feroce (forse per il senso di colpa di essere sopravvissuto allo sconforto), tre di attesa snervante ed infine tre, solo tre, di felicità.
Tutta colpa di questo dannato autunno che ti porta via.

Quando governerò il mondo abolirò l'autunno! Ci saranno solo tre stagioni e tu sarai la mia first lady, l'unica che riuscirà a farmi desistere da follie come questa: ti basterà uno di quei tuoi sorrisi teneri e comprensivi che valgono più di mille “Sta' buono e lascia decidere a me”. Però, sia ben chiaro, non mi impedirai di mettere in galera chiunque cerchi di tenermi lontano da te... ma quanto ho bevuto stasera? Forse non abbastanza da arrivare al nocciolo della questione...

Il temporale si sta intensificando e le raffiche di vento fanno sbattere le fronde degli alberi vicino alla nostra finestra. Speriamo solo che non ti svegli. Vederti dormire così beata tra le mie braccia, sapendo quanto hai paura dei fulmini, è l'unica cosa che davvero mi fa sentire importante e proprio non sopporto che qualcosa possa interrompermi negli unici istanti della mia vita in cui sono utile.

Autunno! L'unica cosa buona è che potrò farmi una bella scorpacciata di castagne, un bel cartoccio di caldarroste bollenti per contrastare i primi freddi, ma non basterà mai a compensare la tua assenza, quel freddo nelle ossa che solo il calore umano può fugare.

E visto che siamo in argomento, ti ricordi, Piccolina, dell'unica volta in vita mia che ho alzato la voce con te? Dimmi che non era autunno! Il nostro primo autunno insieme, anzi, dovrei dire il nostro primo autunno divisi. Quello in cui ti ho accusato di avermi abbandonato ed ero più che convinto che non saresti mai più tornata da me. Non che ora non abbia dubbi in merito. Certo, se c'è una persona della cui onestà mi fiderei, questa persona sei tu, ma ciò non toglie che tu possa onestamente lasciarmi, per meriti di un altro o demeriti miei.

In fin dei conti, tutti gli anni in primavera dico a me stesso che questa volta non ti lascerò andare via, organizzerò una serata stupenda, di quelle che non si dimenticano, e finalmente ti chiederò di restare con me, finalmente ti convincerò a mollare tutto per stare sempre insieme, finalmente ti farò capire che tutto ciò che vuoi in realtà è questo e che la mia felicità e la tua ruotano intorno allo stesso baricentro, che è il nostro amore: se non stiamo vicini, quel baricentro di allontana ed i suoi effetti si annullano.

Poi però arriva l'estate e penso che in fin dei conti non ti sei mai lamentata: e se a te andasse bene così? Se mi volessi bene, ma non riuscissi a sopportarmi per più di tre mesi all'anno? Così, pusillanime, finisco per vivere come se quell'estate fosse l'ultima della mia vita. Tre mesi di intenso corteggiamento, di mille espedienti per sorprenderti, di infinite attenzioni per farti capire quanto sia felice solo se tu sei con me. Tutto in attesa di un segno, di una parola.

Quanto vorrei che mi chiedessi di non lasciarti andar via! Certe volte penso che forse tu vivi i miei stessi dubbi, che magari pensi che, se mi dicessi di voler restare, io ti manderei via, ma poi ti guardo e so che, anche se sembri più fragile, tu hai molto più carattere di me. Tu sai che non ti manderei mai via, ne sono certo. Tu sai che potresti farmi fare qualsiasi cosa tu voglia, eppure non approfitti mai di questo tuo potere.

Ma come fai a sopportarmi? Ti voglio bene, è vero, ma non te lo dico mai. Non faccio niente per evitare che una cosa stupida come l'autunno ti porti via da me e non faccio alcun progetto per il nostro futuro. L'unica cosa che mi viene bene è farti ridere, quando non sono così ubriaco, e riempirti di coccole, come ti piace, ma possibile che ti basti così poco? Se penso a quante volte ho pensato di lasciarti andare... Ma un vigliacco che non ha il coraggio di chiederti di restare può mai trovare quello di mandarti via? Sarà sufficiente questo per far sì che io ti perda. Già, perché tu non puoi perdere me, ma io posso perdere te da un momento all'altro. Magari domani partirai e stavolta davvero non tornerai mai più. Sarà la mia giusta punizione per non aver lottato per te, per aver aspettato che anche questo autunno ti portasse via, senza nemmeno provare a trattenerti, senza nemmeno offrirmi di mollare tutto (tutto cosa, poi?) e seguirti fin laggiù.

Mi resta pochissimo tempo per decidermi, prima di vederti partire di nuovo, senza sapere se dopo ti rivedrò ancora. Perché ogni volta che ti guardo negli occhi non riesco a dire neanche una parola? Perché resto imbambolato a fissarti, finché tu divertita dal mio sguardo perso non mi dai un bacio per svegliarmi? Certo, non posso dire che mi dispiacciano i tuoi baci, ma alle volte mi viene quasi il dubbio di essere calliginefobo.
Ma adesso dormi, Piccolina. Continua a dormire beata come fai sempre. Continua a battere il ritmo lento del tuo affetto per me col delicato movimento del tuo petto ad ogni singolo respiro. Non ti svegliare, non ancora. Dormi solo un altro po', lascia che imprima bene nella mia memoria quest'immagine di serenità, che dovrà bastarmi per mesi. Dormi, mentre ti do l'ennesimo bascio sulla tempia, le mie labbra sfiorano il tuo orecchio e sento la mia voce, forse guidata dall'alcol, forse da uno slancio improvviso, forse dalla paura di un altro autunno tetro e solitario, sussurare: “Non mi lasciare. Resta qui con me.”
Non posso credere di essere stato io a dirlo.

Ma la sorpresa dura solo pochi istanti, prima che tu apra gli occhi, mi sorrida come tutte le volte che stai per prendere un altro piccolo pezzo del mio cuore e mi dici che credevi non mi sarei mai deciso a chiedertelo.
Ormai non sento più nemmeno il temporale e non so se sia finito o sei stata tu ad allontanarlo da me. Forse, ora che spero di poterti stare sempre accanto, non c'è più alcun fenomeno atmosferico che mi preoccupi.
Autunno, se ho trovato la forza di chiederle di restare con me, è solo merito tuo. Quanto adoro camminare su un tappeto di foglie gialle cadute dagli alberi...
                                                                        
A cura di Diego Rosato

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