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27 novembre 2011

L'AUTUNNO DI UN'ANIMA



La macchina divorava l’asfalto, correva nonostante la carreggiata fosse ormai invasa dalla sabbia; settembre era già arrivato, ombrelloni chiusi e spiagge deserte. Il rumore dell’auto era assordante, strideva con il silenzio che accompagnava il litorale da giorni.

Non accennava a diminuire, la musica impazzava nell’abitacolo; lei continuava a calcare quel pedale. Sempre più forte , così forte da non riuscire a vedere la strada, così forte da non sentire più dolore.
Così forte da perdere il controllo. 

L’elisoccorso atterrò con qualche difficoltà. L’ennesimo incidente quest’anno, forse uno dei più gravi. Di quell’auto, di quel regalo che doveva supplire alla mancanze di tutta una vita, rimaneva un guscio capovolto, una scatoletta di tonno abbandonata dai turisti tra le dune.

La musica andava ancora, su un pezzo che sembrava un grido di dolore, le casse ansimavano, quelle parole e quel suono non potevano smettere; l’accompagnarono anche in quel viaggio.

Il solo tramontava sull’estate e forse anche sulla vita di quell’anima arrabbiata. Le 21.00, nessuno ormai l’avrebbe più aspettata per cena.

Mirko l’aveva vista qualche ora prima scendere come una furia le scale, afferrare il cellulare, sgommare da quel cancello, sollevare una nuvola di polvere. -Non credo mi abbia visto, comunque le devo parlare… E’ ora di cena. Ci sarà la spigola?-  Si sentono le urla provenire dal giardino, bambini che si rincorrono. “E’ pronto signori”.

La cameriera chiama, il vento colpisce senza pietà le pareti di quella casa, che trascorrerà un altro anno da sola, prima della prossima estate.

“La Signora” si accomoda, suo marito indifferente si siede, i bambini continuano a rincorrersi e nessuno si chiede dove sia finita Elisa. Mirko è seduto davanti a tutti, li scruta come se stesse guardando un brutto programma in tv. E’ preoccupato, ha paura che Elisa lo abbia visto. Quando è incazzata è capace di qualsiasi cosa.

Il respiratore era inarrestabile nel silenzio di quella stanza; Elisa, anche questa volta, era sola. I medici non si spiegavano il ritardo dei genitori ma quando si trovarono davanti quei due, le loro domande trovarono una risposta.

Il palazzone non era più un forno, le temperature l’avevano reso vivibile eppure Mirko non riusciva a dormire  -Lo so ci ha visti, ma da dove è sbucata? Aveva detto di voler stare qualche giorno con la nonna. Io volevo scroccare una vacanza da suoi, starmene per qualche giorno nella villa e, perché no, divertirmi con la vecchia-

Elisa: un ghiacciolo fin dal primo giorno e tra tutte le sue amiche viziate e sceme era sicuramente la più strana. Un giro in macchina a tutta velocità, in quel bolide regalato dal padre e una serata tra i migliori locali della zona; la prima volta che ci siamo incontrati.

Unico patto tra di loro: Mirko doveva accompagnarla dovunque, diventare una sorta di cagnolino. Mi trastulla con i suoi regali, ogni tanto riesco a guidare quella macchina di lusso ma assolutamente niente sesso tra noi.

Non riesce nemmeno a toccarla; eccola un’altra importantissima regola. Nemmeno della sua famiglia riesce a parlare e invece Mirkoo sono un fiume in piena e le racconta tutto: la vita in quel palazzone di merda, sua madre che lo ha cresciuto da sola, nessun progetto per il futuro. Mirko e Elisa, due cani randagi senza padrone, senza regole e il desiderio di fare solo quello che gli pare.

Il respiratore continua a produrre quell’odioso rumore che né il padre né la madre riescono a sopportare. Elisa rimane da sola, di nuovo.

Mirko sperava di entrare come commesso in uno dei negozi del padre di Elisa. Un’altra occasione per mettersi in mostra, guadagnare soldi con il favore dell’amicizia che li legava. I suoi piani si erano schiantati come quel coupé ed ora si trovavano in rianimazione, in una stanza di ospedale.

Elisa del resto non poteva fermarsi, quel tratto di strada la aspettava da anni, da tempo cercava di raggiungerlo, di dare un tregua alla sua corsa.

Quel bolide lanciato a mille doveva accompagnarla in questa ricerca; era stato un regalo, un patetico tentativo di colmare lunghi anni di non curanza nei confronti di quell’unica figlia, nata per caso in una relazione senza speranze come era stata quella tra i suoi genitori.

Suo padre ricco, ingrassato e senza alcuna morale aveva sposato la tardona che era stata di Mirko per dieci minuti. Tanti negozi da gestire, un grande giro d’affari, due bambini nati dal nuovo matrimonio e mai un attimo di tempo per quella strana figlia, cresciuta in provincia, a casa della nonna.

La sua prima moglie, la madre di Elisa, adesso viveva a Roma, con un tizio molto più giovane di lei; gestisce un’associazione di medicina naturale o qualcosa del genere. Anche lei così distratta nei confronti di quell’unica figlia che vede una volta al mese al ristorante macrobiotico in centro.

Qualche mese prima l’aveva combinata davvero grossa, presentandosi ubriaca al matrimonio della madre o per meglio dire al rito di “comunione di anime”; con quel truzzo che da un po’ la accompagnava. Era arrivata alla festa come un fulmine e per poco non metteva sotto uno degli invitati.

Dai Elisa, la macchina sparata ad altissima velocità, la musica a tutto volume; dai cerca di non incrociare mai lo sguardo di Mirko, potresti scoprire di voler uscire da quel buio che ti invade, provare il piacere di essere abbracciata per la prima volta.

Ma non c’è tempo, bisogna scappare da chiunque cerchi di avvicinarsi. Mirko bruciava dalla voglia di sfiorarla, perché lei era l’unica ragazza che gli aveva resistito. Con i suoi modi rozzi l’afferra sbronza, ad una festa, in una bacio che avrebbe potuto salvarla se solo si fosse fidata di lui e dei suoi sentimenti.

Da quel momento l’ennesimo blocco di ghiaccio fra i due e quella macchina custode di interminabili silenzi.

Il sole tramontava e la casa era stranamente silenziosa e sola in quel pomeriggio d’estate. Elisa tornava indietro; sicura di aver dimenticato il cellulare. I passi sulle scale che si rincorrevano uno dietro l’altro, strani rumori provenivano dalla piscina.

Non le sembra vero in un primo momento; ma quello sdraiato sul lettino è Mirko, avvinghiato alla moglie di suo padre. Mirko si gira e la vede. Si, la vede e non fa in tempo nemmeno ad emettere un suono.

Il rumore della macchina in lontananza. Il sole bruciava l’ultimo pezzo di cielo, la macchina non accennava a rallentare, la strada desolata, il rumore della musica e del motore che doveva coprire ogni sentimento, ogni pensiero, ogni lacrima.

Neanche il tempo di accorgersene e la macchina è in aria. Un giro vorticoso e l’atterraggio sulla duna.

L’autunno ormai è arrivato ed Elisa, è sola. Ancora.

A cura di Clara Raimondi


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