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2 novembre 2011

LA STORIA DEL TE', Terza Parte


In Europa la diffusione del tè si ebbe con l’azione congiunta di mercanti arabi, portoghesi e missionari Gesuiti. In Inghilterra, che molti considerano la patria del tè, esso non arrivò che verso la metà del Seicento. I primi ad importarlo in Europa furono i portoghesi e gli olandesi. Gli inglesi arrivarono per ultimi ma ne sfruttarono al massimo le possibilità, infatti fondarono la famosa Compagnia delle Indie.

Prima che il commercio del tè fosse monopolizzato dagli inglesi, il tè si vendeva nelle farmacie dell’Aja ad un prezzo al chilo paragonabile a circa 200 euro odierni. Va ricordato che la varietà che veniva venduto nelle farmacie era tè verde. Ben presto la bevanda divenne di moda, i consumi crebbero e scesero i prezzi, e verso il 1675 il tè si poteva trovare in tutti i negozi di alimentari d’Olanda. Da qui la moda si diffuse in tutta Europa.

Nel XVII secolo Elisabetta I aveva fondato la John Company, che in seguito a fusioni sarebbe divenuta la famosa British East India Company, La Compagnia delle Indie. La John Company aveva lo scopo di promuovere i commerci con l’Oriente, e l’India fu proprio la base per l’inizio delle attività di commercio ed espansione coloniale della monarchia.

Il tè era considerato, specialmente negli ambienti della Corte britannica, come una valida alternativa all’uso dell’alcol e ne veniva pertanto incoraggiato l’uso.

La diffusione della bevanda provocò, naturalmente, l’interesse del fisco e Carlo II d’Inghilterra, nel 1676, impose una tassa specifica, e altissima, sul suo consumo, ovviamente provocando così la nascita di un diffuso contrabbando.


 Grandi navi provenienti dall’Olanda e dalla Scandinavia si fermavano al largo  delle coste britanniche e i carichi di tè venivano traghettati con barchette di ogni tipo sino alle spiagge inglesi; per aumentare il proprio guadagno, i contrabbandieri aggiungevano al tè varie sostanze come ginepro, bacche, foglie di salice e di liquirizia e di arbusti vari.

Finalmente, nel 1784, Guglielmo Pitt il giovane abbassò la tassa del tè dal 119 al 12,5 per cento, eliminando di conseguenza il contrabbando. Negli anni ‘20 del Settecento, essendo divenuto massiccio il consumo del tè nelle colonie inglesi occidentali, grossi carichi di prodotto vennero dirottati in America dall’Oriente.

I principali centri del commercio erano Boston, New York, Filadelfia. Poiché, all’epoca, nelle colonie il tè era ancora soggetto alla vecchia tassa di Carlo II, il contrabbando tornò a fiorire sulle coste americane com’era fiorito su quelle del Vecchio Continente. La compagnia delle Indie quindi vide calare i propri introiti e fece pressioni sul Parlamento per ripristinare il suo antico privilegio.

Il 10 maggio del 1773 il Parlamento britannico autorizzò la Compagnia delle Indie Orientali, sull’orlo della bancarotta, ad importare oltre 200 tonnellate di tè nelle colonie americane senza che esso fosse soggetto all’usuale tassazione. Con questo privilegio, la Compagnia otteneva di fatto il monopolio del commercio verso l’America, rendendo impossibile la concorrenza da parte dei commercianti americani e causando una crisi nei commerci. 

Fu per questo che i coloni delle città americane si ribellarono al governo di Sua Maestà e cominciarono a contrabbandare il tè apertamente, acquistandolo dai mercanti olandesi. Il 27 novembre 1773, tre navi della Compagnia delle Indie Orientali, la Darthmouth, la Eleanor e la Beaver, si presentarono al porto di Boston per scaricare il loro carico di tè. Samuel Adams, a capo dei cosiddetti Fratelli della Libertà, chiese ai loro comandanti di abbandonare il porto e di tornare da dove erano venuti, di scaricare il tè senza tassa doganale oppure di affrontare una rivolta.


Diciotto giorni dopo, la notte del 16 dicembre, sedici coloni vestiti da indiani Mohawk abbordarono silenziosamente le navi e gettarono in mare le casse che contenevano circa cinque tonnellate di tè.

Successivamente ripulirono il ponte delle navi per far capire che era stato preso di mira proprio il carico di tè. L’evento entrò nella storia col nome di Boston party. In risposta gli inglesi bloccarono il porto e inviarono le truppe reali ad occupare la città, mentre i coloni dichiaravano la Rivoluzione nelle altre città della costa orientale.
 Il periodo dei clipper

Fino alla metà dell’Ottocento le navi da carico che partivano dai porti dell’Oriente impiegavano fra i dodici e i quindici mesi per raggiungere il porto di Londra. Per poter abbattere i lunghissimi tempi di navigazione gli americani progettarono e costruirono delle navi molto veloci che erano in grado di portare un carico maggiore, i clipper.

Anche Giuseppe Garibaldi, prima di dare inizio alle sue imprese italiane, fu al comando della Carmen, un clipper nordamericano che faceva rotta su Canton per imbarcare il tè.

Fra gli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento, due fenomeni contribuirono alla  diffusione massiccia del tè anche presso le classi più umili dei sudditi di Sua Maestà, facendone un alimento estremamente popolare: da una parte la diminuzione dei prezzi conseguente all’impiego dei nuovi clipper, capaci di dimezzare i tempi di trasporto; dall’altra l’introduzione in quegli stessi anni di una nuova varietà di tè nero a buon mercato proveniente dallo Sri Lanka, varietà ancora oggi conosciuta come Ceylon, dal nome che aveva l’isola al tempo.

Prima dell’Ottocento l’alcol era l’unica bevanda non inquinata a disposizione delle classi povere e quindi l’abuso e la conseguente piaga sociale: per questo motivo il tè si propose come valida alternativa, grazie anche all’arrivo nelle città degli acquedotti che portavano acqua pulita.

Per le classi lavoratrici l’apporto calorico prima fornito dalla birra venne quindi sostituito dallo zucchero (anche questo prodotto nelle colonie) disciolto in un tè molto forte, che dava una sensazione di calore, la caffeina aiutava a lavorare meglio e lo zucchero dava l’energia per continuare il lavoro.

Per le classi povere inglesi quindi il tè non era un lusso ma la possibilità di cenare con qualcosa di caldo e zuccherato.

Articolo a cura di Nicoletta


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