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24 novembre 2011

COLAZIONE DA TIFFANY di Blake Edwards



Primi luci dell’alba, un taxi giallo arriva sulla 5th Avenue, un splendida ragazza vestita in Givenchy, scende. Di fronte al lei, il tempio del lusso e del boom economico americano: la gioielleria Tiffany. Un  danese ed una tazza di caffè bollente e in sottofondo il capolavoro di Henry Mancini.

Così inizia uno dei piani sequenza più famosi del cinema e prende l’avvio un film tanto potente da influenzare l’immaginario femminile fino ai nostri giorni  e capace di rendere Audrey Hepburn l’icona di stile ed eleganza per eccellenza.

Cinquant’anni sono passati da quel 1961 eppure sembrano essere trascorsi solo pochi attimi  e proprio quest’anno, in cui si festeggia il prezioso anniversario, con proiezioni e mostre in tutto il mondo,  il film sembra essere più attuale che mai. 


Che cosa sarebbe stato Sex & The city, senza Holly Golightly? E la moda contemporanea? La Hepburn con il suo fisico asciutto e poco formoso, si impose davanti a tutte le maggiorate di quegli anni, influenzando lo stile per decenni, molto prima dell’avvento di modelle come Twiggy.

Il film di Blake Edwards non brilla certo di trovate registiche originali, la sua forza sta esclusivamente nella capacità dei protagonisti e nella storia, modificata ad hoc da George Axelrod. Ben poco infatti è rimasto del romanzo di Truman Capote, a partire dal lieto fine. Una versione perbenista, perfetta per le major americane, pronte ad investire in un nuovo personaggio femminile.

Questo, comunque, non toglie forza né alla narrazione né alla potenza delle immagini ed il film diventa un grande e potente storia d’amore, dove il compenso per la prestazione sessuale diventa denaro per  la toletta ed un passato atroce, un brutto ricordo di cui sbarazzarsi facilmente.


Ben diverso dal libro, Colazione da Tiffany è un film che commuove e che colpisce dritto al cuore, non fosse altro per il capolavoro di Mancini, Moon River. Recitazione impeccabile degli attori, dialoghi ben calibrati e soprattutto tanto, tantissimo stile in un film che diventa un classico per eccellenza.

Fu la consacrazione della Hepburn; divenuta, con il passare del tempo, un vero e proprio simbolo, stampato ovunque e tenuto come monito alla mancanza di stile. Uno dei migliori momenti cinematografici per lo stesso George Peppard.

A poco vale in questo caso la perfetta corrispondenza con il testo di Capote. Blake Edwards è stato capace di estrapolar dal capolavoro dello scrittore quanto basta per rendere la storia di Holly, immortale.

A cura di Claretta

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