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30 ottobre 2011

Un Festival alla ricerca della sua identità



Ieri siamo stati al Festival Internazionale del Film di Roma, per vedere in anteprima Hysteria, il film di Tanya Wexler. Carichi di grandi aspettative e memori delle emozioni dello scorso anno, ci siamo diretti, alla volta di Roma, senza indugi. Peccato che i ricordi della precedente edizione si siano schiantati davanti alla desolazione dell' Auditorium Parco della Musica.

Dimenticate il glamour, il red carpet e soprattutto la gente. Ieri sera, alle 19.30 quando siamo arrivati, non c’era praticamente nessuno. Non sto scherzando.

I grandi nomi che l’anno scorso hanno richiamato stampa e pubblico, non ci sono stati e parlando con addetto alla sicurezza, ho avuto la conferma che questa edizione è stata disertata dai più. 


Il passaggio da Festa a Festival Internazionale del Film di Roma è stato inutile. La rassegna cinematografica di Roma non è un festa per il pubblico perché se così fosse non ci sarebbe bisogno di un red carpet né un festival. Le grandi manifestazioni richiamano sempre grandi nomi e soprattutto tante persone e questo non mi sembra davvero il caso di Roma.

Piera Detassis ha creato un festival dedicato esclusivamente agli accreditati. Erano solo loro a vagare tra le sale di un Auditorium deserto, a mettersi in fila per entrare, alla ricerca spasmodica di un posto e poi, durante le proiezioni, intenti a litigare con il malcapitato di turno che, pur avendo pagato un biglietto, non poteva sedersi se arrivava con un ritardo superiore ai quindici minuti. Incredibile! Soprattutto se si pensa che stampa e pubblico potrebbero assistere alle proiezioni in tempi e modi diversi. 


Devo riconoscere però che tutti i film in concorso sono davvero molto interessanti ed offrono una summa delle migliori produzioni nostrane ed internazionali. Ma bastano dei buoni film per fare un festival? 

Non credo. Un Festival per definirsi tale ha bisogno dei flash, di abiti di lustrini, di grandi protagonisti che alimentino la grande illusione che è il Cinema. 

Spero solo che il prossimo anno il Festival del film di Roma scelga la sua forma definitiva, assuma caratteristiche proprie e diventi più che mai destinato al grande pubblico. Io ci sarò di sicuro perché, nonostante tutto, quello che mi interessa è vedere un buon film. 

Clara Raimondi

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