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12 ottobre 2011

LA STORIA DEL TE', Prima Parte



Le origini e le leggende

Secondo un’antica leggenda oltre cinquemila anni fa regnava in Cina l’imperatore Shennong.

Uomo di grande cultura e curiosità, appassionato di cultura ed arte; per ragioni igieniche aveva emanato un editto in cui comandava a tutti i suoi sudditi di far bollire l’acqua prima di berla.

Un giorno d’estate, mentre era in viaggio verso una lontana regione dell’impero, si fermò con la sua carovana per riposarsi al fresco. In ossequio al suo editto i servi misero a bollire l’acqua prima di darla da bere all’imperatore e ai dignitari. Fu allora che, secondo la leggenda, il vento fece cadere alcune foglie nel tripode dove bolliva l’acqua dando origine ad un’infusione dorata.

Shennong si incuriosì ed assaggiò il liquido trovandolo rinfrescante e gradevole. Così sarebbe nato il tè.

Molto probabilmente l’intuizione di ricavare un alimento dalla pianta del tè appartiene agli abitanti della regione dello Shan, attualmente al confine tra il Myanmar (ex Birmania) e la Repubblica Popolare Cinese. In questa zona infatti ci sono boschi millenari di Camellia Sinensis, e già all’epoca della dinastia Zhou (1100 a.C. circa), il tè veniva venduto ai birmani dal popolo di etnia Shan.

Questo tè veniva fatto fermentare all’interno di canne di bambù ed era utilizzato non per farne un infuso ma come verdura da mangiare.

Un’altra leggenda narra che Bodhidharma, monaco indiano che attorno al 500 d.C. si recò in Cina e vi fondò il buddismo Chan (da cui lo Zen giapponese), rimase per nove lunghi anni in meditazione in una grotta nei pressi del monastero di Shaolin, nello Henan. 

Qui, per non cadere in preda al sonno che l’avrebbe distolto dalla meditazione annebbiandogli la mente (la mistica Zen insiste molto sulla necessità di mantenere il controllo mentale), si tagliò le palpebre e le gettò a terra. Nel punto in cui caddero le ciglia sarebbe cresciuta una pianticella di tè.

La leggenda è sicuramente basata sul potere nervino del tè e sul suo effetto stimolante per tutto l’organismo: infatti già nel terzo secolo a.C. un famoso erborista di nome Hua Tou spiegò in un trattato che questa bevanda era utilizzabile per aumentare la concentrazione mentale e restare svegli.

Nel terzo secolo, durante il regno di Wu, in Cina compaiono le prime scritture nelle quali si narra che il tè veniva servito al posto del vino.  


Il tè approda in Occidente

In occidente la prima memoria storica di questa bevanda si ha nel 1559 quando a Venezia venne pubblicato il libro Della navigazione et viaggi di Giambattista Ramusio (1485-1557). Ramusio era stato ambasciatore della Repubblica di San Marco, divenendo segretario del Consiglio dei dieci, il tribunale speciale creato nel 1310 dopo la Congiura del Tiepolo contro il sistema di governo oligarchico dello Stato.

Negli anni l’attività del Tribunale si era modificata fino a diventare una specie di intelligence ante litteram ed aveva esteso la sua attività al controllo delle relazioni commerciali con l’estero (Storto G. con la collaborazione di Pellegrino S., Il tè. Verità e bugie, pregi e difetti).

Fu così che Ramusio venne a conoscenza dei racconti di un certo Hajji Mohommed, un commerciante persiano con interessi negli scambi di merci tra l’Oriente e Venezia. 

Di questi racconti uno in particolare Ramusio riportò nel suo libro:

Una o due tazze di questo decotto, prese a stomaco vuoto, scacciano la febbre, il mal di testa e il mal di stomaco, i dolori diffusi e i dolori articolari… Esso è tenuto in così tanta considerazione che chiunque intraprenda un viaggio ne porta un po’ con se e quei popoli volentieri scambierebbero un sacco di rabarbaro per un’oncia di Chai Catai.

Molti viaggiatori arabi parlarono di tè nei loro diari, da Al Masudhi a Ibn Wahab.

Nell’800 d.C., mentre in Europa Carlo Magno veniva incoronato imperatore, in Cina il monaco buddista Lu Yu scriveva il Chajing, la prima opera letteraria sul tè, bevanda ormai diffusa in tutto il Celeste Impero. Questo trattato registra le esperienze della produzione e della raccolta del tè, ma soprattutto tratta fin nei minimi dettagli l’arte di berlo.

A cura di nicoletta

Restate sintonizzati per leggere il seguito.  

Scoprite la nostra sezione interamente dedicata al Mondo del té

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