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2 ottobre 2011

C.S.I. Latina



Durante il terzo giorno della rassegna “Giallo Latino” nei locali di “Sport '85” si teneva un appuntamento al quale un appassionato come me di scienze forensi non sarebbe mai mancato: una dimostrazione pratica dei metodi di indagine della polizia scientifica, scherzosamente ribattezzata da noi Readers  “CSI Latina”.

L'idea è quella di allestire una finta scena del crimine, con alcuni indizi disseminati qua e là, fornire alcune informazioni che, all'interno della ricostruzione, sono state rinvenute tramite indagini preliminari (verifica di identità delle vittime, interrogatori dei presenti al ritrovamento dei corpi, ecc.) ed iniziare l'indagine.

Nella fattispecie, gli organizzatori della rassegna, con la collaborazione del responsabile della polizia scientifica di Latina ed un suo collaboratore, hanno ideato un duplice delitto commesso con una forbice e disposto le prove necessarie a risolvere il caso, più alcuni indizi falsi, che le forze dell'ordine si trovano spesso a dover affrontare, sia per tentativi di depistaggio, che per casuali alterazioni della scena del crimine.

Onestamente, credevo che la dimostrazione sarebbe stata più orientata ad una spiegazione di come la polizia scientifica opera, dei tipi di prove che raccolgono e delle analisi che effettuano. Invece gli astanti hanno assistito ad una sorta di gioco di ruolo in cui i presenti potevano fare domande agli investigatori, avanzare ipotesi, valutare indizi per risolvere tutti insieme il caso. Esperimento sicuramente interessante, che, però, ha lasciato poco spazio alle spiegazioni tecniche, se non quando espressamente richieste dal pubblico.

È stato comunque possibile venire a conoscenza di alcune tecniche di indagini, come l'analisi delle tracce ematiche, e di alcune curiosità, come il fatto che, quando non sono a disposizione fascette metriche per fotografare oggetti avendo un'unità di misura di raffronto, la polizia è solita usare delle penne BIC.


In fin dei conti, si può dire che sia stato più un momento di aggregazione in cui le forze dell'ordine hanno cercato di sensibilizzare i cittadini al loro lavoro, coinvolgendoli in una “indagine”, che un appuntamento orientato alla divulgazione. In questo caso, l'obiettivo si può dire raggiunto, visto l'entusiasmo con cui almeno parte dei presenti partecipava all'indagine.

Quello che mi ha lasciato perplesso è la mancanza di considerazione, nella risoluzione del caso, di una delle più note regole della psicologia forense: il killer, soprattutto se seriale, tende ad appassionarsi alle indagini che lo riguardano e spesso si mescola tra la folla di curiosi che sempre si raduna intorno agli inquirenti che svolgono il proprio lavoro...



4 commenti:

Diego ha detto...

Ma non vale! Manca l'ultima foto, quella più bella, quella che dava un senso all'ultima frase dell'articolo! :D

Claudio ha detto...

Brrr...quel losco figuro alla fine mette i brividi :D

Diego ha detto...

E immagina cosa si prova mentre stai fotografando ed attraverso l'obiettivo vedi quello sguardo perverso piantarsi nei tuoi occhi...

Eleonora ha detto...

Rabbrividiamo....brrrr!

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