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7 settembre 2011

UMBERTO ECO


Filosofo, scrittore, saggista, ricercatore, professore universitario, linguista e semiologo. Esperto di comunicazione, linguistica, semiotica ed estetica. 

Laureato in filosofia, detentore di trentotto lauree ad honorem. Membro dell'accademia dei Lincei, dell'Académie Universelle des Cultures di Parigi, dell'Accademia della Letteratura Russa e dell'American Academy of Arts and Letters. 

Vincitore del Premio Strega e del Prix Médicis per “Il nome della Rosa” e del Premio Bancarella per “Il pendolo di Foucault”. Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Medaglia d'oro ai benemeriti della cultura, Croce d'Oro del Dodecanneso e dell'arte ed Ufficiale della Legion d'onore.

A fare un elenco completo di titoli, onorificenze e qualifiche che Umberto Eco ha collezionato nella sua vita, questo articolo diventerebbe quasi più noioso di un saggio di semiotica... va bene, prometto che d'ora in avanti sarò serio.


Umberto Eco nasce ad Alessandria nel 1932. Passa dalla militanza nell'Azione Cattolica all'ateismo, grazie allo studio delle opere di San Tommaso d'Aquino (sic), sulla cui estetica scriverà la sua tesi di laurea, poi ampliata e riveduta nel suo saggio, “Il problema estetico in San Tommaso”, il primo di una lunga seria di opere sulla cultura medievale, nonché il primo in assoluto.

Dal 1954 e per circa cinque anni, entra come funzionario in RAI con il compito di svecchiare la televisione di Stato, ancora troppo legata all'EIAR. Forse in questo periodo nasce il suo interesse per i mass media, su cui scrive diversi articoli successivamente raccolti in due volumi “Diario minimo” ed “Apocalittici integrati.

Il primo saggio di semiotica, invece, vede la luce nel 1968 e la passione per tale materia lo accompagna fin da allora, portandolo a scrivere numerosi trattati ed a tenere diverse conferenze in Italia ed all'estero sull'argomento.

Articolista per giornali, riviste ed enciclopedie, come ad esempio per Il Corriere della Sera, L'espresso, alla cui fondazione ha contribuito, e Wikipedia, critico letterario e condirettore editoriale alla Bompiani per sedici anni (dal 1959 al 1975), Eco è stato dal 1961 al 2007 professore universitario  in diverse università italiane, francesi e statunitensi.

Se tutto questo vi sembra poco, nel 1980 esce il primo romanzo del professore piemontese, “Il nome della rosa”, uno dei romanzi contemporanei più famosi al mondo, ed è subito un successo letterario, seguito da “Il pendolo di Foucault” nel 1988, “L'isola del giorno prima” nel 1994, “Baudolino” nel 2000, “La misteriosa fiamma della regina Moana” nel 2004 ed “Il cimitero di Pragma” nel 2010.

I romanzi di Umberto Eco, soprattutto i romanzi storici, si distinguono per un'accuratissima ricerca e precisione storica. 

Ad esempio, nella sua ultima opera, “Il cimitero di Praga”, tutti i personaggi menzionati, ad eccezione di alcune figure minori e del protagonista, sono realmente esistiti ed i gusti letterari di quest'ultimo sono un pretesto per menzionare ricette di cucina in voga all'epoca: se un evento storico e menzionato nei romanzi di questo autore, potete star certi che è realmente accaduto. 

Il che è doppiamente degno di nota, considerando che si tratta di opere abbastanza corpose, in cui realtà e finzione si intrecciano continuamente, rendendo ancora più complessa la costruzione narrativa. Eco ha anche dichiarato in una delle sue “Bustina di Minerva” sull’Espresso che oltre le diecimila copie si passa al pubblico selvaggio, che non distingue realtà e finzione, ma, se gli dà tanto fastidio, può sempre far ridurre la tiratura, rinunciando ad una buona fetta dei guadagni: magari alla prossima uscita, dovremmo superare un test per poter comprare la nostra copia... ho detto che sarei stato serio, non che non sarei stato polemico!

Ciò che può rendere un po' meno gradevole tali opere sono le minuziose descrizioni degli ambienti e della cultura dell'epoca: memorabili ne “Il nome della rosa” le dispute teologiche e filosofiche tra francescani e benedettini, così come ne “Il pendolo di Foucault” le ricostruzioni documentali, ma il lettore meno avvezzo a tali argomenti può trovare la narrazione meno digeribile ed in alcuni casì inutilmente prolissa, quasi stucchevole. Forse anche per questo, l'autore ha annunciato una rielaborazione del suo primo romanzo, la cui uscita è prevista il 05 Ottobre 2011.

Lo stile tipico dell'autore è prolisso e barocco, sovrabbondante e ricco di dettagli, ma estremamente flessibile e capace di adattarsi al contesto ed ai personaggi (scrivere un intero capitolo in volgare piemontese dell'undicesimo secolo non è da tutti). 

Personalmente, penso che alcuni romanzi di Eco potrebbero essere sfrondati di qualche decina di pagine, senza perdere di completezza, ma acquisendo una buona scorrevolezza; mi riferisco più a descrizioni di piante e ricette di cucina, che a passi prettamente nozionistici, che alle volte sono necessari per comprendere le motivazioni dei personaggi.

Un buon autore, che scrive ottimi romanzi, ma che alle volte ce la mette decisamente tutta per indisporre il lettore.

A cura di Diego

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