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15 settembre 2011

Terraferma



Si è appena conclusa la 68esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia che ha visto premiato il Faust di Sokurov, e già si scatenano opinioni e considerazioni sul cinema italiano in concorso.

La grande rivoluzione de L’ultimo terrestre e il flop di Quando la notte, sono ormai concetti assodati.

Il resto del cinema italiano presente a Venezia, quello di Crialese (Terraferma) e Lombardi  (La-Bas), si è concentrato sul tema dell’immigrazione.

Tutti e due apprezzati , applauditi e premiati, come nel caso di Terraferma, che si aggiudicato una menzione speciale della Giuria.

Crialese, chiude la sua ideale e personalissima trilogia sull’immigrazione, dopo Respiro e Nuovomondo, portando sugli schermi la storia di una famiglia, dell’isola in cui abitano e del’’acoglienza.

Che cosa succede alle isole siciliane dopo che i turisti le depredano per le loro fiere d’agosto? Che ne è della popolazione che lì vive tutto l’anno? Quali problemi devi affrontare?

A queste domande Emanuele Crialese tenta di rispondere con il suo film, attraverso la storia di una famiglia di Lampedusa:  un figlio adolescente chiuso e inconsapevole del mondo intorno a lui, il nonno, vecchio pescatore che vive nel ricordo del tempo passato ed una madre interpretata da Donatella Finocchiaro, che ha perso suo marito, ma che ha ancora il coraggio di rischiare e mettersi in gioco.

In questo nucleo arriva, come una madonna nera, direttamente dal mare, un clandestina, sbarcata dall’ultimo barcone. Ha un bambino con sé ed un altro in arrivo; Donatella Finocchiaro decide di non abbandonarla e di prendersi cura di lei fino alla nascita del bambino.

La cultura dell’accoglienza da parte di chi non ha nient’altro da offrire che sé stesso.

A cura di Claretta


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