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13 settembre 2011

Recensione | CON LE PEGGIORI INTENZIONI (Alessandro Piperno)


Ascesa e caduta di una casata, dalla debordante figura di nonno Bepy, fino alla sbiadita e incerta personalità di Daniel, il nipote.

La ricca e potente famiglia ebrea romana dei Sonnino viene dissezionata, messa in mostra in un'analisi impietosa, e a tratti un po' compiaciuta. Ma la carrellata di personaggi non si ferma al clan: pagina dopo pagina prende corpo l'intera fenomenologia di un intero microcosmo. 

Si parla della Roma bene, della Roma ricca, pariolina, viziata, corrotta, pigra, sfrenata nei lussi materiali e devastante nelle miserie umane. Daniel Sonnino, la voce narrante, attraversa questo spazio con la mente invasa da lapilli di lava, ma anche nell'impossibilità di potersi esprimere, se non, malamente, nel grottesco finale.

Con le peggiori intenzioni è il romanzo d'esordio di Alessandro Piperno: è un romanzo senza trama, una galleria da incubo in cui le ossessioni personali si mescolano all'osservazione atterrita e sconcertata del reale: un dominio iniquo e becero in cui i rancori personali, l'ostentazione, l'apparenza, la fame frustrata di sesso si confondono, moltiplicando la propria singola carica distruttiva. 

Non ci sono verità da capire, non ci sono morali da assimilare: solo una vaga eco hobbesiana, da homo homini lupus, che solo all'apparenza stride con lo sfondo inamidato e perfetto di queste magnifiche ville romane, con la servitù galante, gli arredi impeccabili e la bellezza divistica della gioventù. 

L'autore gioca bene le sue carte nella parte iniziale, che è tesa, decisa, e con la sua carica dirompente rapisce l'attenzione del lettore: l'immagine di Bepy Sonnino, grande e bestiale patriarca, rimane impressa come una scalfittura in un blocco di marmo, complice un'alchimia tra suono e immagine che funziona fin dalle prime battute.

Con l'andare della pagine questa atmosfera si dissolve piano piano. Il ritmo cala, il mordente dei protagonisti si stempera fino a suonare ridondante. Nell'ultima parte la descrizione del complicato rapporto tra Daniel e Gaia, ninfa adolescente destinataria dei suoi frustrati languori, si fa estenuante, confusa. La sintassi narrativa si scioglie, si tramuta in un brodo allungato. 

Con le peggiori intenzioni resta un libro importante: se ci sono alcuni difetti formali, questi non possono essere sufficienti a rubricarlo come una lettura passeggera, che passa senza lasciare traccia. Gli elementi di forza ci sono e sono molti: dalla caratterizzazione di alcuni personaggi al tono descrittivo, che non tenta mai (salvo un isolato e deplorevole caso) di risollevarsi dall'orizzonte di ambiguità senza scampo in cui Piperno ha deciso di confinare il suo protagonista. 

La lingua di Piperno merita un discorso a parte. E' una lingua decadente e sontuosa, infiammata e eccessiva. Ma anche morbida, avvolgente, capace di far vivere le descrizioni. Per alcuni risulterà indigesta, dipende da che cosa si è abituati a leggere, ma non si parli di lingua arcaizzante per favore: quello usato dall'autore è un italiano contemporaneo colto, con qualche concessione di troppo all'iperbole e al barocchismo – va bene – ma non confondiamo la ricchezza semantica con un tentativo stilizzato di restaurazione verbale, perché finiremmo fuori strada.

A cura di Ariberto

"Con le peggiori intenzioni",di Alessandro Piperno, Mondadori, 304 pagg., 9.50 euro

Voto: 8/10




2 commenti:

Claretta ha detto...

Bellissimo libro, l'ho letto e mi trovo pienamente d'accordo con la tua recensiona!

Ariberto Terragni ha detto...

Grazie Claretta...

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