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6 settembre 2011

IL ROMANZO STORICO

Qualche tempo fa ho iniziato un articolo dicendo che la storia è importante, perché ci insegna il mondo in cui viviamo, però ammetto che alle volte, soprattutto quando non è ben raccontata, può risultare difficile da digerire. Allora che ne dite di un bel romanzo storico?

La nascita del romanzo storico si fa risalire agli inizi del 1800 ad opera di Sir Walter Scott, la cui opera più famosa è senza dubbio Ivanhoe. Tuttavia, l'ambientazione di opere teatrali e romanzi nel passato era già stata utilizzata nei secoli precedenti, ma spesso in modo imperfetto o, più precisamente, spesso i personaggi dell'opera erano ispirati ai canoni dell'epoca in cui l'autore viveva e, quindi, risultavano anacronistici rispetto al periodo in cui la vicenda narrata si svolgeva.

Anche per questo, i letterati più rigorosi definiscono  romanzi storici quelli in cui non solo la storia è ambientata in un'epoca storica realmente esistita, non necessariamente passata, e con precisi riferimenti spazio temporali a tale ambientazione, ma anche i personaggi, almeno alcuni, che vi prendono parte sono realmente esistiti, seppure le loro vicende risultano romanzate. Mentre, nel caso in cui i personaggi dei romanzi sono puramente immaginari, preferiscono parlare di romanzo di ambientazione storica.

Considerati da molti l'erede del poema epico, il romanzo storico si distingue tuttavia da esso non solo per la forma espressiva (romanzo, invece di poema; prosa, invece di poesia), ma anche per un ampio uso di dialoghi, sicuramente molto più funzionali alla narrazione, e per la scelta dei protagonisti, spesso tutt'altro che eroi senza macchia e senza paura, basti pensare a Renzo e Lucia de “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni (… so che molti di voi temevano che li avrei nominati fin dal titolo di questo articolo, ma, quando ci vuole, ci vuole).

Fortunatamente, a quanto pare, l'Italia sta vivendo un periodo di rivalutazione e di maggiore interesse per la storia, la cronaca ed il romanzo storico. Anche volendo mettere da parte il successo di pubblico dei romanzi storici di Umberto Eco, Wu Ming e Carlo Lucarelli, non si può ignorare il fatto che le ultime due edizioni del Premio Strega sono state vinte da romanzi storici, “Canale Mussolini” di Antonio Pennacchi e “Storia della mia gente” di Edoardo Nesi, come pure quelle del premio Campiello, con “Accadabora” di Michela Murgia e “Disegnare il vento” di Ernesto Ferrero. Ma grande successo di critica e pubblico hanno avuto anche altre opere come “Il confessore di Cavour” di Lorenzo Greco, “Acciaio” di Silvia Avallone e chissà quanti altri al momento mi sfuggono.

Perché, diciamo la verità, il motivo principale per cui si legge un libro di narrativa è immedesimarsi con i protagonisti, vivere la loro storia, provare i loro sentimenti e tutto ciò è molto più semplice, se l'ambientazione delle vicende ci è familiare, se nella descrizione di un borgo medievale troviamo dettagli che abbiamo già trovato nei libri di scuola o nei racconti dei nostri nonni, se conoscendo il contesto riusciamo a prevedere come si evolveranno gli eventi.

Non so se un giorno l'uomo sarà in grado di viaggiare nel tempo e non so se riuscirci sarebbe un bene o un male, ma io la mia DeLorean in grado di farmi fare una bella passeggiata nel passato l'ho trovata e si chiama romanzo storico. Quando vi va di farvi un giro, siete i benvenuti.

A cura di Diego


2 commenti:

Claudia Peduzzi ha detto...

Sono appassionata di romanzi storici e quelli che citi li ho letti quasi tutti, più molti altri. Sono tutti belli e meritevoli tranne uno: Q. L'ho comperato (ed è rarissimo che paghi un libro a prezzo pieno, cerco sempre tra gli sconti e/o spulcio tra l'usato) e avrei voluto bruciarlo. Punto primo alcune parti (è un opera a più mani) sono scritte da qualcuno che ignora che le frasi necessitano di soggetto, verbo e complemento e che il verbo si coniuga con il soggetto; punto secondo io avrò lo stomaco delicato, ma certe scene non è necessario descriverle nei minimi particolari e il linguaggio gratuitamente volgare mi irrita; punto terzo la propaganda politica non la voglio tra le pagine dei miei libri. Alla fine l'ho regalato a una persona che ci teneva ...

Diego Rosato ha detto...

"Q" è, se non il mio romanzo preferito, il secondo dopo "Il Maestro e Margherita" di Bulgakov e francamente non sono d'accordo su nessun dei punti da te evidenziati: innanzitutto io distinguerei tra uso realistico del linguaggio e volgarità gratuita/carenze grammaticali (ricordo che che gli Wu Ming non sono esattamente degli illetterati) e per quanto riguarda la propaganda, se togli tutti i libri in cui l'autore esprime dei pareri "politici" non resta granché da leggere. In particolare questo è chiaramente un testo incentrato sul tema dell'intolleranza religiosa: se togli battaglie, dispute filosofiche e scontri politici, gli togli tutto il suo sapore.
Senza contare che i romanzi del collettivo Wu Ming, a diferenza di molti altri in Italia, sono sul serio romanzi storici: inappuntabili dal punto di vista storiografico.

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