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11 settembre 2011

GROUND ZERO


“Nessuno sapeva cosa fosse successo, si parlava di un aereo da turismo sulla torre. Per le scale c’era folla, fumo, puzza. Faceva un caldo atroce e la fila era lenta, ma ordinata. Non eravamo preoccupati: si trattava di uscire e far spazio ai soccorsi. Davanti a noi c’era una signora grassissima, lenta, occupava quasi tutte le scale. Così al 32esimo piano decidemmo di fermarci, procurarci qualcosa da metterci davanti alla bocca. Fu allora che mi affacciai. E quella donna saltò giù. Bob, il mio capo, mi tirò via. Mi aggrappai alla sua cintura. Continuavo a ripetergli: “Don’t leave me”, non mi lasciare. E lui non mi ha lasciato. Neanche quando, usciti fuori, dove c’era il caos, mi paralizzai davanti a una gamba con una scarpa rossa. Attaccata alla sua cintura percorsi dieci chilometri, fino al ponte che porta al Queens, dove vivono i miei genitori. Solo allora mi lasciò. Cento metri dopo sentii un urlo alla Tarzan: mio fratello, arrampicato su un pilone, mi aveva riconosciuto in quella bolgia”.

Gina Lippis, sopravvissuta all’attentato dell’11 settembre.

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