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5 settembre 2011

Alla ricerca di una "vera" recensione


La vera rivoluzione del web di seconda generazione si concretizza proprio nel nuovo ruolo degli utilizzatori del mezzo;  sono loro infatti i veri protagonisti.


Nei forum di tutti il mondo si possono esprimere opinioni e giudizi, raccontare la propria esperienza personale e consigliare o meno un prodotto.


Le aziende online non potevano farsi sfuggire questa opportunità ed hanno permesso ai propri utenti di lasciare un giudizio e di lasciare un feed, un indice di gradimento che spesso si esprime attraverso le stellette, da 1 a 5.


La notizia, che di sicuro non troverà molti di voi particolarmente sorpresi, letta su Repubblica dello scorso 21 agosto, è che spesso queste recensioni vengono commissionate e pagate profumatamente.


E si, tanti di quei giudizi positivi, che vi spingono a comprare online un romanzo “imperdibile” in realtà declamano le doti di un libro cestinabile.


E’ una truffa bella e buona e poco servono le ricerche degli studiosi della Cornell University, che hanno inventato un algoritmo per scoprire le recensioni false, se non applichiamo un po’ di buon senso.


Le recensioni false sono facili da riconoscere, esprimono giudizi fin troppo positivi e lo fanno in prima persona quasi a sottolineare la loro veridicità. Purtroppo il fenomeno delle recensioni false non colpisce solo i siti di e-commerce.


L’esperienza che abbiamo maturato in questo anno di Reader’s Bench non ci hai mai distolto dai nostri propositi: parlare di libri a tutto tondo , informare e farlo nel modo migliore, dando anche giudizi negativi.


Potete leggere nero su bianco a proposito delle nostra collaborazioni con le case editrici e come le nostre recensioni siano realizzate solo dopo un’attenta lettura.


Purtroppo, ed il nostro dovere è informarvi, anche le recensioni di alcuni blog o siti dedicati non sono così trasparenti. Ci sono persone che farebbero di tutto per ricevere gratis dei libri e non esitano a parlare dei testi ricevuti ricopiando semplicemente la quarta di copertina.


Oppure noti siti di recensioni che non si sognerebbero mai di esprimere un giudizio negativo sulla casa editrice con la quale collaborano e dalla quale ricevono lauti ricompensi.


Quando il giornalista della Fuis (Federazione italiani scirttori) mi chiese se Reader’s Bench venisse sostenuto economicamente dalle case editrici per  le recensioni, fui fiera di rispondere un secco e sonoro: No!!


Reader’s Bench si sostiene grazie ai nostri risparmi!! 


Quindi tutto quello che leggete sulla panchina del lettore è farina del nostro sacco.


A proposito, inizia una nuova settimana, vi anticipo che ci sarà uno speciale dedicato al romanzo storico a cura del nostro Diego, l’ultima puntata del viaggio in Vietnam della nostra Nicoletta e poi recensioni, interviste, consigli per gli acquisti nello stile unico e inconfondibile di Reader’s Bench!!

Diffidate delle imitazioni. 


A cura di Claretta

8 commenti:

Claudio ha detto...

Scrivere una recensione non è cosa facile, sapendo che poi potrebbero influenzare il giudizio di una persona, creando di fatto delle aspettative.
Poi ovviamente i gusti sono soggettivi, un libro può essere bello o brutto a seconda dei gusti e del libro stesso.
Credo che la cosa importante sia non tanto esaltare al massimo un libro ma cercare di dare un giudizio sincero che cerchi comunque di destare un minimo di curiosità nel lettore, per convincere a leggere o meno quel libro.

Diego ha detto...

Sì, si chiama undercover marketing e prevede strategie anche più sottili: ti capita di sentire due tizi per strada che parlano di un negozio fantastico che sta a soli pochi isolati da dove ti trovi e pensi che siano due amici che si scambiano consigli, invece sono pagati per fare pubblicità occulta al negozio. Entri su un forum specializzato per scegliere una reflex ed un tizio ti consiglia una certa marca o un certo modello perché lui ce l'ha e funziona alla perfezione e magari è pagato dalla ditta produttrice...

Comunque, a parte questo, vorrei precisare che, se sul nostro sito ci sono più recensioni positive che negative, è proprio perché ci autosovvenzioniamo: mi fa piacere recensirvi i libri che leggo, ma, se devo spendere parte del mio sudatissimo stipendio per acquistare libri, comprerò solo quelli che mi piacciono! :)

Lalla Tomelilla ha detto...

In ogni aspetto della vita c'è un alto e un basso ed è giusto e lecito esprimerli entrambi, quando ci viene chiesto un parere. Come ben dite, le recensioni non devono per forza essere solo ed esclusivamente positive per fini di lucro. Tanto vale.

Come lettore alla ricerca di un buon libro, devo mettere in conto il fatto che ogni consiglio, ogni recensione, sono dettati dalla soggettività di chi dice o scrive, e quindi potrebbero non coincidere con la nostra, di soggettività. L'unica è leggere. Poi si saprà! :)

Un po' come quando ti consigliano una pizzeria dove la pizza è un sogno... arrivi e ha la pasta grossa, gonfia, e a te invece piace fine... soggettività.

Continuate con i vostri commenti e le vostre recensioni sincere. Noi lettori appreziamo molto anche i "bleah". ;)

Ariberto Terragni ha detto...

Credo che tutto ciò che denoti uno stile, o se si preferisce una personalità, sia inequivocabilmente genuino. Qui su Reader's basta dare un'occhiata a ciò che viene scritto e proposto per capire che non si tratta di una produzione all'ingrosso di parole. Sia nelle recensioni positive che in quelle negative viene sempre posta in prima posizione l'onestà intellettuale di chi legge per il piacere di farlo e di parlarne.

Cinzia ha detto...

Come dice Diego sono vere e proprie strategie di commercio, che taluni editori si sforzano di chiamare "promozione". Un libro vende molto più se sostenuto da una rete di passaggio genuino, di passaporola che dimostri la buona fede dei lettori- era dimostrato su un sito americano che si batte contro la persuasione occulta nel marketing editoriale. Se le recensioni risultano essere un pacchetto confezionato come le fascette dei libri su cui spicca "successo planetario" e si dimostra l'ennesima, noiosa fotocopia, di prodotti industriali scritti a tavolino, allora la credibilità dell'azienda perde peso. Ormai il trucco è svelato, anche le nostre case editrici dovrebbero capirlo.

flovianne ha detto...

anche io concordo con Diego, preferisco spendere i miei soldi in libri che penso possano piacermi, invece di "tentare la sorte". Per una mia politica, come ho già detto nel mio video, non mi piace parlare male di un libro, preferisco non parlarne, ho troppo rispetto per uno scrittore ed il suo lavoro per denigrarlo solo perchè non ha incontrato i miei gusti

Davide ha detto...

Recensire è difficile, ed è difficile anche stroncare libri a volte, perché dietro c'è sempre uno scrittore che ha faticato per arrivare a pubblicarlo. Ma questo non deve fermare chi fa le recensioni dall'esprimere un parere, personale, ma onesto.

In fondo è il recensore che si "sputtana", se elargisce lodi non meritate ad un libro. I lettori dei blog o chi cerca su internet recensioni e consigli per gli acquisti sanno dove cercare, e se poi si trovano male, vanno altrove.

Quindi un grazie anche a chi ci segue, perché ha capito che il nostro modo di improntare le cose è genuino e senza spinte!!!

GRAZIE A TUTTI!

Cinzia ha detto...

Stroncare, non significa denigrare. Stroncare significa fare critiche costruttive. Ci sono moltissimi romanzi che hanno veri e propri errori, o buchi nella trama, nella struttura, addirittura nella grammatica. Trovare questi errori secondo me è profondo rispetto per il lavoro dell'autore, che come tale se ha pubblicato-ovvero ha reso noto un prodotto e l'ha venduto ad un pubblico- il lettore ha tutto il diritto, in quanto pagante, di stroncarlo. Ovviamente le critiche non costruttive non sono ben accette da nessuna parte travalicano la buona educazione. :)

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