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10 agosto 2011

RACCOGLITRICE DI GERMOGLI PER UN GIORNO


Sono arrivata a Sapa perché sapevo che c'erano le piantagioni di tè più alte del Vietnam.


Sapevo anche che non essendo una meta turistica, le piantagioni erano difficili da trovare, infatti appena arrivata mi sono recata in tutte le agenzie di viaggio e centri informazioni.


No! Tutti mi dicono no, assolutamente impossibile! E' troppo lontano! In un'altra regione verso i confini col Laos e le strade sono tutte rotte.


Non demordo anche perché cercano di vendermi trekking turistici ed io voglio i miei campi!


Arrivata all'ultima agenzia, la ragazza dell'ufficio mi dice che suo padre abita dietro ad un campo di tè.


Noleggio fuoristrada con autista e partiamo al mattino presto (in effetti le strade sono davvero devastate). Quella che è segnata come strada principale, l'unica asfaltata della zona è in condizioni pessime. 

La sera prima aveva piovuto molto e si erano formati dei fiumi con tanto di fango e letto di rocce su molti tratti della strada, in altre zone invece i pezzi di asfalto erano stati letteralmente lanciati via con buche larghe tre metri. Nonostante questo, famiglie in motorino affrontavano la strada. A parte i disagi del terreno il panorama è favoloso, montagne, vegetazione, risaie, bufali e bimbi che giocano nel fiume, cascate e campi di fiori di loto.


Arriviamo alla città di Lai Chau, in un'altra provincia, dove l' anziano signore e sua moglie ci fanno accedere alla piantagione attraverso il retro della loro casa. La piantagione si perde a vista d'occhio e si estende su tre colline e rispettivi versanti. I cespugli di tè sono in germoglio e tre sorridenti signore con cappello di paglia conico stanno raccogliendo le delicate foglie riempiendo i loro cesti.


Passo la mattinata a percorrere i sentieri della piantagione e a raccogliere i germogli con le contadine vietnamite. Le sfumature passano dal verde smeraldo al verde foglia chiarissimo e delicato fino all'intenso verde scuro che tende quasi al blu per le foglie più grandi.


Anche il profumo è magico, pungente e dolce mentre le piccole foglie vengono spezzate dalle mie mani. Riesco a riempire di germogli un cesto di bambù a fine mattinata e come ringraziamento i padroni della tenuta mi offrono il loro tè, alla maniera tipica vietnamita, troppo forte anche per me.


A pranzo ci fermiamo in una tipica osteria vietnamita dove ordiniamo il piatto del giorno, maiale caramellato stufato e dopo un pò notiamo la presenza del sosia di Paolo Limiti al tavolo di fianco.


La versione asiatica dell'uomo col parrucchino più tinto del mondo; noto con sorpresa che qui a Lai Chao i baffoni alla prussiana fanno molta tendenza così come il riporto e la tinta rossiccia per uomini over 50.
 

Un'esperienza davvero unica, torno così stanca che mi addormento in macchina nonostante le buche  ed i massi sulla strada rendano il viaggio davvero scomodo.




EXTREME!

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I treni vietnamiti sono convogli lunghissimi con i primi due vagoni di prima classe, ossia sedili morbidi ed aria condizionata, un certo numero di vagoni di seconda classe, con panche di legno duro ed aria condizionata ed infine la terza classe con panche di legno duro e senza aria condizionata.


La prima classe era tutta occupata e quindi ci siamo dovuti accontentare della seconda, 12 ore su una panca rigida in un vagone pieno zeppo di famiglie con tanto di nonni e bimbi dai nove mesi ai nove anni che urlavano, saltavano e giocavano.


Il sottofondo era l'amplificazione a mille dell'ora di ricreazione di un asilo. Nei corridoi la gente aveva steso teli di plastica e stava dormendo, quindi per passare bisognava farsi largo fra cuscini e fiumi di bimbi.


Il vagone ristorante era un'esperienza di vita, è incredibile cosa si sia disposti a mangiare quando si ha fame. Un corridoio che probabilmente non vedeva uno strofinaccio da anni con una cuoca che stava cucinando un brodo sospetto e del riso con sugo di ossa di manzo e fagiolini; mi sono tenuta leggera ed ho mangiato solo il riso ed i fagiolini.


Tornata al mio vagone noto una scatoletta sotto il sedile con sopra scritto:DUNG CU THOAT HIEM,TOOLS FOR EMERGENCY

ed ovviamente era vuota!


Durante l'ultima ora di viaggio tutti i bimbi avevano fatto amicizia fra loro ed il corridoio era pieno di seggiolini e sedie di plastica dove le mamme allattavano i più piccini, praticamente un asilo party ed appena il treno era arrivato a destinazione tutti i bimbi, che si stavano divertendo, scoppiano a piangere "ma come ora che ci divertivamo?".


Il viaggio successivo lo abbiamo fatto con il treno più lussuoso del Vietnam con tanto di cuccette con letti comodi.



A ZONZO NELLA CAPITALE IMPERIALE


Huè è l'antica capitale Imperiale divisa in due parti dal fiume dei Profumi, ricca di viali alberati e fascino antico. Su un lato del fiume si trova la Cittadella, una zona residenziale tranquilla con molta vegetazione e locali carini. Nella cittadella ci sono le mura Imperiali, una città dentro la città dove abitava l'Imperatore con la sua famiglia ed i mandarini. 


Huè è stato il centro di una delle battaglie più cruente della guerra con gli Stati Uniti, i nord-vietnamiti conquistarono la città e si stabilirono nella cittadella protetti dalle solide mura, mentre gli americani la distrussero completamente bombardandola con granate e razzi.


Il concetto era "Bisogna distruggere la città per liberarla", il 70% dei palazzi e dei templi della cittadella sono andati completamente distrutti ed ora rimangono solo 5 edifici originali e macerie.


Si stima che nella battaglia morirono 25 mila civili e molti vennero giustiziati successivamente anche dai nord-vietnamiti perché considerati sospetti; erano in gran parte commercianti, monaci ed intellettuali.


Sto leggendo Dispacci di Michael Herr, un giornalista che visse in prima persona la guerra in Vietnam e che in questo libro bellissimo riesce a fartici entrare. Ti sembra di sentire il puzzo di sudore, napalm e sangue, i rumori dei fucili, la tensione e l'emozione delle battaglie. 


Herr riesce perfettamente a raccontare il dramma di giovani ragazzi che sono carnefici e vittime di terribili orrori. 


All'interno delle mura Imperiali c'è la città purpurea proibita, simile come concetto alla città proibita di Pechino. Una zona circondata da mura dove abitava l'imperatore, lui era l'unico uomo che poteva rimanere nella città proibita dopo il tramonto, infatti tutti i suoi servitori erano eunuchi.


Della città proibita rimane ben poco, due edifici tra cui il Teatro ed il Palazzo delle Letture e due padiglioni che davano su di un laghetto. Del palazzo imperiale più alto rimangono solo le fondamenta e le scale imperiali, le scalinate del drago. Il drago era il simbolo dell'Imperatore e in molti edifici c'erano svariate scalinate tra le quali anche quelle contorniate da due draghi di pietra. 


L'imperatore era l'unico a poterle usare. Se avete visto L'ultimo Imperatore di Bernardo Bertolucci forse vi ricordate che anche nella città proibita di Pechino c'era una scalinata del drago, sulla quale correva il piccolo imperatore ancora bimbo.  Su quelle scale finiva il corpo di un grande drago che nasceva nella profondità dei monti Tibetani, quelle scale rappresentavano tutto il potere e la sovranità dell'Imperatore sul suo Celeste Impero.



UN ELMETTO E VIA!



Il modo migliore per godersi una città vietnamita (che non sia troppo grande e caotica) è in motorino!  Noleggiamo uno scooter e ci dirigiamo verso la spiaggia a nord di Huè, sulla strada che porta alla spiaggia di sabbia dorata, ci sono venditori ambulanti di zuppa Pho, venditori di selle di motorini, risaie e mucche al pascolo e pagode abbandonate.


Facciamo un bel bagno nel mare turchese e poi ci dirigiamo verso le tombe imperiali. Facciamo a tempo a vedere quella dell'Imperatore Tu Duc, che ebbe 104 mogli ma morì senza eredi. 

A Tu Duc si deve la raffinata cucina di Huè, durante il suo regno infatti i cuochi si sbizzarrirono per creare piatti complessi come i Banh che sono tortini di riso cotti a vapore nelle foglie di banana e ripieni di gamberi e carne di maiale o carne di granchio.

La sua tomba è una residenza in mezzo ad una pineta che Tu Duc utilizzò anche come residenza estiva quando era in vita. C'è un lago pieno di fiori di loto dalle foglie giganti ed un'isola che ospita una macchia di pini marittimi e palme, la tomba della sua prima moglie, le residenze delle concubine e vari templi. Nel tardo pomeriggio le comitive di turisti sono già lontane e riesco a godermi la pace di questi luoghi meravigliosi; l'Imperatore si trattava bene!


Lungo la strada che ci riporta a Huè ci sono molti artigiani di incenso che mettono ad asciugare i bastoncini sulla strada, qui si produce il caratteristico incenso a spirale profumato alla cannella.


Una cosa che da all'occhio è la magnificenza delle tombe di famiglia che si incontrano lungo la strada, alcune sono grandi come templi con tanto di scalinate, statue e obelischi. Rappresentano il prestigio della famiglia e le famiglie del quartiere fanno a gara per costruirne la più grande e costosa; così ti capita di vedere baraccopoli dove spuntano enormi templi colorati e cappelle in stile pagoda.



ATTITUDINI


Se il leitmotiv di Sapa era "Buy something from me!", quello di Huè è "What are you going to do tomorrow?"; tutti, dal parruchiere al cameriere cercano di venderti un tour organizzato. 

Il massimo è l'abbordaggio in motorino, mentre state guidando vi accosta una simpatica signora che inizia il discorso (è un classico) chiedendovi da dove venite e poi butta la un "Cosa fate oggi? Venite al mio bar? Mio zio organizza tour...". 


LA MATEMATICA E' UN OPINIONE

A fine giornata ci siamo permessi un cocktail all'ultimo piano dell'hotel Imperial, con tanto di camerieri vestiti da mandarini. I drink costavano 130 mila dong l'uno, quindi per due drink, un totale di 300 mila dong! Questi mandarini sono già alla matematica quantistica.


A presto!

A cura di Nicoletta, che consiglia:



"Dispacci" di Michael Herr, Rizzoli, 292 pagg, 9.90 euro

Per le altre foto della piantagione visitate La Finestra sul Té!

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