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26 agosto 2011

Libri and Games | Agatha Christie e The Adventure Company


Bisogna ammetterlo: noi appassionati di videogiochi d'avventura (adventure, avventura grafica o avventura punta-e-clicca che dir si voglia), spesso restiamo delusi dalla trama dei giochi. Ma che dire se questa fosse scritta da una dei più grandi giallisti della storia, qualcuno come Agatha Christie?


Probabilmente hanno pensato questo quelli della compagnia videoludica “The Adventure Company”, divisione specializzata in giochi di avventura (ricordo tra gli altri “Sam & Max”, “Secret Files” e “The black mirror”) della canadese DreamCatcher Interactive. E così sono nati ben cinque videogiochi per varie piattaforme tratte da altrettanti romanzi (“Dieci Piccoli indiani”, “Corpi al Sole”, “Assassinio sull'Orient Express”, “Assassinio sul Nilo” e “Il pericolo senza nome”).

Questi giochi sono caratterizzati da una buona fedeltà alla trama del romanzo, con opportuni cambiamenti per migliorare la giocabilità e dare imprevedibilità al gameplay: non vorrete cominciare un giallo, sapendo già come evolverà l'indagine ed addirittura chi è l'assassino, vero?

Lo scopo del gioco infatti è quello di impersonare l'investigatore di turno ed esplorare la scena del crimine e, più in generale, le ambientazioni del romanzo, cercando indizi, prove e testimonianze. Come in tutte le avventure punta-e-clicca, dovrete risolvere piccoli enigmi, che vanno dalle strane combinazioni di oggetti apparentemente slegati tra loro per ottenere prove ed utensili, alla risoluzione di veri e propri rompicapo.

La visuale è rigorosamente in terza persona e devo dire che, se ciò da un lato aiuta nella visione d'insieme degli ambienti, dall'altro tende a creare in questi ultimi dei punti morti. Unico vero appunto alla saga è la grafica, decisamente spartana, soprattutto considerando che il basso livello di interazione col gioco consentirebbe un maggior impiego delle risorse per la qualità del suono e delle immagini, quasi d'obbligo in un gioco di impostazione “cinematografica”.

La longevità del gioco è abbastanza alta alla prima partita, mentre alle successive, a patto di avere discreta memoria, è decisamente bassa, non essendo previsti quesiti opzionali o bonus extra da cercare.

Tutto sommato qualche buona ora di gioco.

A cura di Diego

Per la recensione di Dieci piccoli indiani, clicca QUI


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