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8 agosto 2011

Il lettore in estate




Le letture estive sono sempre un genere a se stante. Gialli, romanzi impegnati, saggi o pubblicistica di giornata si confondono in quel marasma sospeso che è il tempo estivo.


I lettori e le loro letture sono una comunità estremamente stratificata, piramidale, che parte da una base larga e di bocca buona per inerpicarsi verso alture aguzze in cui soggiornano i pochi fortunati (o nel peggiore dei casi ossessionati) frequentatori di raffinatezze. Ma l'estate, come dicevo, confonde i piani, rimescola le carte, sfuma e addensa le intenzioni per servire un agglomerato indistinto e poco gerarchizzato.

Si legge di tutto, e un po' dappertutto. Sale d'attesa di un aeroporto, l'immancabile ombrellone, la terrazza di un albergo di montagna. Con il sole, con la pioggia. I generi sono i più disparati, non ci sono addirittura più distinzioni, perché è bello staccare, ma con sobrietà; cioè, non sta bene dedicarsi tutto l'anno a Sartre e agli esistenzialisti per poi ficcarsi nel più bieco Fabio Volo.

Sì va bene, però... e dove lo mettiamo lo staccare la spina, eh? Non vorremo mica logorarci le sinapsi appresso a qualche strampalato trattato di semiotica o a qualche scalcinata edizione Einaudi d'annata, quelle più politicizzate e rugginose, che fanno tanto profondo '70? No, meglio navigare a vista.

Non buttiamoci via, ma non montiamoci la testa, giusto per rimanere nell'ambito delle frasi fatte. Romanzi allora, che vanno sempre bene e fanno passare distinti tra la folla: La bella estate di Pavese, per rimanere in tema; sì, però Pavese, mio Dio, non te la vorrai mica tirare? E poi: non è ora di scoprire qualche autore vivente? Non lo so. La versione di Barney tiene compagnia per lunghe giornate, è un bel romanzo in tipico stile ebreo americano, un gran bel romanzo, ma farne un caso addirittura... Ma come mi permetto? E' un capolavoro, una pietra miliare nei fangosi anni duemila.

Va bene, mi arrendo. E poi ormai è trapassato anche il povero Mordecai Richler. Restano i saggi più o meno saggi che il mercato offre: per piacere evitiamo i consigli di seconda mano di qualche politicante dalla penna facile e dal ghost writer fedele: non c'è niente di più insopportabile dei consigli della nonna dati da chi potrebbe fare e non fa. A questo punto un lettore è giustamente disorientato però: mi toccherà leggere Harry Potter? Orgoglio e pregiudizio e zombie?

Italo Calvino in un suo divertente apologo racconta di un italiano medio alle prese con le letture estive: un po' alla volta, tra un aperitivo e uno svago, non legge nulla e torna a casa con i libri intonsi. Ecco, diciamo che Calvino ha parlato di un finto lettore, come sono tutti i lettori pigri.
                                                                                                                                                       

Un vero lettore non si arrende nemmeno di fronte all'evidenza: lui e il suo libretto, fradicio di pioggia o inzaccherato di sabbia, contro l'indifferenza di un mondo che affonda in un pasticcio di Sex on the beach e creme solari. La lettura estiva, a pensarci bene, rischia di diventare un lavoro più faticoso della normale routine sulla metro o alla coda in posta. Che volete che vi dica? A un lettore non piacciono gli amori semplici.

A cura di Ariberto



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