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18 luglio 2011

Recensione | L'ALIBI PERFETTO ( IAGO)

Quella che mi accingo a scrivere è la recensione più difficile che mi sia mai capitata. Infatti io non sono un esperto di poesia e chissà quante sfumature e tecnicismi mi sono sfuggiti in questo libro.

Tuttavia, poiché la poesia non deve essere riservata solo agli esperti, scriverò una recensione da lettore qualunque, per tutti quei lettori che non siano necessariamente poeti, letterati o critici letterari. Non un'analisi del testo, quindi, ma un resoconto delle emozioni che Iago, al secolo Roberto Sannino, è riuscito a suscitare in me: in fondo per quale altro fine si legge una poesia, se non per vivere emozioni?


L'autore ci avverte nelle note introduttive che questa raccolta di poesie rappresenta un percorso, che parte dall'Eden e va precipitando a causa, ma forse questo è solo l'alibi perfetto che dà il titolo all'opera, del continuo bisogno di essere produttivi, della frenesia della vita moderna e del continuo scivolare verso una propensione alla tecnica che soffoca i sentimenti.

In tutto questo il poeta è osservatore (L'osservatore) fugace dei problemi della società, come l'egoismo intrnseco alla natura umana (Il nome), la religione che ormai è solo fredda liturgia priva di amore (Bersaglio mobile), la perdita di individualità (Gemelli), l'evanescenza del sesso (Lussuria), contrapposta al desiderio incerto di paternità e l'eccessiva attenzione per futilità senza senso (Moda, Palinsesto, Merce e Parata).

Il poeta è un navigatore in viaggio su una nave in cui è capitano, marinaio e mozzo, solitario, perché “se il singolo sente con il cuore la comunità è in pericolo” e quindi resta isolato. Egli si rende conto che la nostra vita è una fiamma che brucia rapida (Cenere) e che la gioventù è già “in odore di morte” (Melodia), mentre la natura prosegue implacabile nonostante la stupidità dell'uomo (Saluto).
 
Così, se “la paura di perdersi è superiore al coraggio di ritrovarsi” (La stretta), rifuggendo i luoghi comuni (Domanda), riappropriandoci del gusto e delle fierezza della vita che l'obbligo alla produttività ha minato (Premeditazione), almeno alcuni di noi possono redimere l'uminità dai suoi peccati (Il riscatto dei pochi).

Una poesia ricca di immagini stranianti ed ossimori. Una poesia che comunica anche attraverso i suoni (“Crudeli crediti screditati”). Una poesia, come indicato nell'introduzione, nata dal disincanto, che esprime un malessere verso il vuoto della società contemporanea e dalla noia di chi vorrebbe andare oltre le sue futilità. Nella terminologia usata, si sente tutto il background scientifico di Iago, mentre nello stile si denota la sua propensione all'espressione letteraria, non certo sopravvalutata.

Da non esperto, posso solo aggiungere che Iago mi ha fatto venir voglia di avvicinarmi di più alla poesia contemporanea... e vi assicuro che detto da me non è poco!

A cura di Diego

“L'alibi perfetto” di Iago, Bel-Ami Edizioni, 112 pagg, 10,00 euro


Voto 9/10



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