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8 luglio 2011

ODE AD UN MATTINO DEL BRASILE (Pablo Neruda)



Questo è un mattino
del Brasile. Vivo dentro
un violento diamante,
tutta la trasparenza
della terra
si è materializzata
sulla
mia fronte,
si muove appena
la ricamata vegetazione,
il rumoroso cinto
della selva:
ampia è la chiarità, come una nave
del cielo, vittoriosa.


Tutto cresce,
alberi,
acqua,
insetti,
giorno.
Tutto finisce in foglia.
Son convenute
tutte
le cicale,
nate, vissute
e morte
da quando esiste il mondo,
e qui cantano
in un solo raduno
con voce di miele,
di sale,
di segneria,
di violino in delirio.

Le farfalle
ballano
rapidamente
un
ballo
rosso
nero
arancio
verde
azzurro
bianco
granata
giallo
violetto
nell’aria,
sui fiori,
sul nulla,
volanti,
successive
e remote.

Disabitate
terre,
cristallo
verde
del mondo,
in qualche
regione
un ampio fiume
precipita
in piena solitudine,
i sauri guadano
le acque micidiali,
miriadi di esseri lenti
schiacciati
dalla
cieca boscaglia
cambiano pianta, acqua
acquitrino, caverna,
e l’aria è attraversata
da uccelli fiammeggianti.

Un grido, un canto,
un volo,
una cascata
s’incrociano da una chioma
di palma
fino
all’alberatura
del bambù innumerevole.

Il meriggio
arriva
quieto
si propaga
la luce quasi fosse
comparso un nuovo fiume
che scorresse e cantasse
colmando l’universo:
bruscamente
tutto
rimane
immobile,
la terra, il cielo, l’acqua
son pura trasparenza,
il tempo si è fermato
e tutto è dentro il suo scrigno di diamante.


Navigazioni e Ritorni, Pablo Neruda, 1959


 L'immagine è stata realizzata in esclusiva per Reader's Bench da Mattia Galliani e la poesia è stata scelta da Clara Raimondi.