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27 giugno 2011

Recensione | ASCE DI GUERRA (Vitaliano Ravagli, Wu Ming)

Il mio primo impulso relativo a questa recensione sarebbe quello di consigliarvi di leggere l'introduzione del libro (peraltro liberamente scaricabile), in cui gli autori hanno scritto tutto ciò che dovreste sapere su questo romanzo, a cominciare dal fatto che non è un romanzo, ma un “oggetto narrativo” (“non identificato”, per giunta): aliter non fit liber, come disse Marziale e citano gli autori.


All'inizio del nuovo millennio, un avvocato affascinato dalle vicende del nonno, ex partigiano, si imbatte nella leggenda di un “vietcong romagnolo”, un italiano che combatté nelle guerre di Indocina, e decide di rintracciarlo. Quell'italiano si chiama Vitaliano Ravagli, detto Gap, e questo libro contiene la sua storia, quella di tanti partigiani italiani, delle guerre indocinesi e di uno dei tanti immigrati magrebini in Italia.
Questo volume si compone di tre filoni distinti. Nel primo l'avvocato Zani (alter ego di Wu Ming) si divide tra la ricerca di un suo assistito extracomunitario espulso dal paese e quella di un semi-leggendario “vietcong romagnolo”; nella ricerca, approfondirà la storia della Resistenza italiana, durante e dopo la guerra. Nel secondo Vitaliano Ravagli ci racconta la sua storia e di come sia finito a combattere in Indocina. Nel terzo gli autori riportano la storia (“disinvolta”) delle guerre che si sono succedute in quella regione. Tre filoni, comunque, che si incrociano ed intrecciano lungo la lettura.

Solitamente il collettivo usa il romanzo storico per parlare della contemporaneità, per rimandare all'attualità: questa volta i cinque scrittori hanno deciso di non lasciare il compito di trovare questo nesso al lettore, inserendo nella narrazione un filone contemporaneo e, per far meglio comprendere e contestualizzare le vicende di “Gap”, un compendio di storia recente indocinese. Il fine della tripartizione del testo è quindi chiaro, ma l'espediente narrativo rende un po' difficile una lettura più dilazionata nel tempo: il rischio è quello di dimenticare molti dettagli tra un “salto” e l'altro.

Lo stile di Wu Ming è il loro inconfondibile marchio di fabbrica, diretto, pregnante, quasi musicale: varia di ritmo e di tono, adattandosi perfettamente alla narrazione. Le descrizioni sono precise, curate, ma mai sovrabbondanti e ampollose: quando si legge Asce di guerra, si ha l'impressione che non sia stata scritta una parola di più, né una di meno dell'ottimo.

Ultimo appunto sulla crudezza di alcuni passi del libro: onestamente, ne sconsiglio la lettura a chi non ha uno stomaco forte, ma in fondo stiamo parlando di storie di guerra ed alcuni dettagli sono necessari.

Ricordo, come sempre, che i libri del collettivo Wu Ming sono liberamente scaricabili dal sito della Wu Ming Foundation, nell'apposita sezione.

A cura di Diego

“Asce di guerra” di Vitaliano Ravagli e Wu Ming, Einaudi, 462 pagg, 16,00 euro


Voto 8/10