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1 giugno 2011

Per fare un libro ...| INTERVISTA A ANDREA GIANNASI, direttore editoriale di Prospettiva Editrice



Eccoci Readers ad un nuovo appuntamento per la sezione Per fare un Libro …

Oggi tocca ad un editore, figura quantomeno fondamentale per la realizzazione di un libro, ma non ad uno qualunque ma ad Andrea Giannasi che è immerso tra copertine, titoli e autori da più di vent’anni.

Prospettiva Editrice si dedica da anni alla produzione saggistica con una particolare attenzione al nostro paese, ai fenomeni, agli eventi che l’anno caratterizzata negli ultimi decenni.

E’ lui, il nostro Virgilio, colui che ci accompagnerà alla scoperta di un mestiere e dei suoi retroscena, dei rapporti tra editore e autore.

Questa volta parliamo con un editore, il direttore editoriale di Prospettiva Editrice Andrea Giannasi.
Voglio ringraziarla per aver accettato la nostra proposta, e subito, ne approfitto per chiederle chi è e cosa fa l’editore?


L’editore è una figura nata nel Novecento e si pone come mediatore tra uno scrittore, un tipografo, un distributore, un libraio, un giornalista, un critico e un lettore. E’ la figura intermedia che il mercato ha trovato l’esigenza di dover formare. Vive il connubio tra il dover essere uomo di cultura e uomo di mercato. Fonde insieme pertanto l’aspetto formativo a quello commerciale, aprendo per questo un insanabile controsenso in essere. O per lo meno in alcuni paesi come l’Italia, che per definizione fa rifiutare all’intellettuale il rapporto volgare con il vil denaro, non riusciamo a saldare le due figure e drammaticamente siamo in aperto conflitto tra le parti. Per molti (erroneamente) l’editore dovrebbe essere un mecenate dal respiro aulico e poetico che disprezza l’aspetto mercantile, per cibarsi di versi. E questo equivoco purtroppo oggi si è esteso a tutti gli altri campi dell’ingegno: troviamo quindi disdicevole che un giovane musicista si faccia pagare per suonare o che un pittore venda i propri quadri. Per molti chi dipinge o suona lo dovrebbe fare per propria soddisfazione personale.
Insomma siamo molto lontani dall’idea anglosassone di mercato dell’ingegno: lontani anni luce.


Un lavoro di responsabilità dal quale dipende il successo di una casa editrice e che sicuramente necessità di un team che si occupi dei vari aspetti.  Chi sono le figure professionali, attraverso le quali, il libro da idea diventa il testo che poi troviamo in libreria?


Quando un manoscritto entra in casa editrice viene passato ad alcuni lettori (noi ne abbiamo cinque che sono docenti). Loro compilano tre schede per ogni testo: la prima contiene le note letterarie; la seconda le note stilistiche; la terza le note commerciali. Dall’unione di queste scegliamo cosa pubblicare. Una volta fatto questo lavoro il manoscritto passa all’editing e successivamente alla pre-impaginazione. Il grafico costruisce la copertina e quando i giri di bozze sono terminati il testo passa in tipografia. Stampato si avvia alla distribuzione e nota all’addetto stampa per la promozione.

Vorrei adesso saperne di più sul rapporto tra autore ed editore. Nel vostro sito, nella sezione dedicata proprio a questo tema, vengono riportati i casi di Eugenio Montale e Beppe Fenoglio. Quanto è importante stabilire un rapporto di fiducia che valorizzi il lavoro di entrambi? E’ sempre l’editore che deve avere l’ultima parola? Che significato ha la frase Ognun faccia lo mestiere suo?


Da anni stiamo assistendo ad un conflitto aperto tra autore ed editore senza aver chiaro che grazie a internet e le migliori e più vaste conoscenze oggi siamo in grado di poter scegliere, studiare, incontrare. Noi editori possiamo selezionare, mentre gli scrittori possono contattare fino a 7000 marchi editoriali italiani differenti. Mi sembra sia chiaro che come in ogni libreria un lettore può poi scegliere il libro che intende leggere con libertà, alla fine un editore e uno scrittore possano compiere lo stesso gesto.

Compito principale dell’editore è quello scegliere nella marea di proposte quelle che meglio raccontano la nostra realtà. L’editore ha ancora questa funzione di filtro? Quali sono le scelte di Prospettiva editrice,  sono sempre quelle che la accompagnano dal 1999?


Prospettiva ha privilegiato da anni la scelta di pubblicare saggistica legata a temi del Novecento italiano. Quindi lavoriamo su Storia, Sociologia, Giornalismo, Informazione e Politica affrontando gli aspetti singolari e minori. Non si tratta di instant book ma di veri e propri saggi molti dei quali sono tesi di laurea.
Per la narrativa abbiamo aperto la collana BrainGnu con nuovi autori e nuovi stili (www.braingnu.it). Per questa noi scegliamo in base a criteri ben precisi: vogliamo leggere delle storie che non siano ombelicali o autobiografiche. Inoltre desideriamo confrontarci con nuove sperimentazioni stilistiche. Provate a confrontarvi con “Patagònia” o “Katacrash”.

I dati degli ultimi ci hanno raccontato di un aumento del 50% delle vendite per le piccole case editrici. Sono dati reali? Paga la qualità, l’originalità e la cura che le piccole realtà investono nei loro progetti? Cosa vuol dire fare editoria oggi?


Su questo posso affermare che la qualità alla fine paga sempre. Fare editoria oggi è anche e soprattutto questo, ma il problema non è nelle scelte editoriali. Infatti da anni assistiamo ad una chiusura verso le innovazioni e le novità e il mercato si trova annodato su se stesso, senza soluzione di continuità. Purtroppo a dettare le regole sono i grandi gruppi che offrono una singolare immobilità su ciò che vende, rendendo stantio e vecchio l’intero sistema. Per un piccolo quindi è difficile emergere con innovazioni e scelte fino a quando tutto rimarrà “infangato”

Le presentazioni e la stampa, le fiere dedicate all’editoria, rappresentano ancora mezzi capaci di far conoscere il lavoro di un autore e della sua casa editrice? 


Assolutamente sì. Al Salone Internazionale del Libro di Torino, al Buk Modena, alla Rassegna della Microeditoria di Chiari (BS), a Roma, è importante esserci per presentare il proprio catalogo e le nuove idee. Noi inoltre ogni anno organizziamo sei festival letterari in quattro Regioni italiane differenti. In Toscana “Il Tra le righe di Barga” e il “Leggere Gustando”; nel Lazio “Un mare di lettere” a Civitavecchia e il “Terracina Book festival”, in Calabria il “Festival letteratura”; in Puglia “Incipit” a Lecce. Siamo parte attiva del Garfagnana in Giallo. Alla fine con questi festival siamo in mezzo alla gente per 25 giorni ogni anno.

La produzione di Prospettiva Editrice si divide tra narrativa e soprattutto saggistica. Libri che raccontano le trasformazioni del nostro paese. Abbiamo avuto l’opportunità di recensire: “Pinocchio, le ragioni di un successo” di Michele Capitani e “Buone regole” di Gianremo Armeni, come sono nati questi progetti? Due libri profondamente diversi tra loro per  forma e per i temi trattati ma simili nella cura profusa. Che cosa raccontano sul nostro paese e come si inseriscono all’interno dei festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia?


Ci raccontano un’Italia costruita con un gesto di sottrazione. Il nostro paese da 150 anni è stato vittima e allo stesso tempo carnefice di se stesso. “Pinocchio” e “Buone Regole” ci offrono la possibilità di guardare dentro l’anima di italiani che hanno scelto vie alternative. Vie di fuga da un paese che non riesce a colmare i propri vuoti. Credo che la lettura di libri come questi ci possa dare la possibilità di comprendere meglio il nostro passato per cercare di migliorare il nostro futuro. Ma – come ci insegna “Pinocchio” – la strada è colma di cattivi maestri e la scelta della clandestinità non può più essere l’unica alternativa. Ecco questi nei 150 anni sono due libri che invitano ad alzare una mano.

A che cosa sta lavorando Prospettiva editrice? Quali libri sono in cantiere?


Stanno uscendo due nuovi titoli di narrativa per BrainGnu: “Deformi” di Lorenzo di Matteo e “Segrete” di Matteo Cerlini. Due forme narrative e due stili con storie uniche. Un percorso letterario di qualità. Per la saggistica in uscita abbiamo “La discriminazione sulla base del sesso” di Giovanni Mattia Archi e un saggio sul cinema di Kubrick di Massimo Lerose.

Il nostro sito ospita la sezione We Want You, in cui recensiamo ed intervistiamo i giovani autori. Che cosa si sente di consigliare ad un giovane scrittore che voglia farsi pubblicare il proprio libro? A chi rivolgersi? Cerchiamo consigli pratici per chi si voglia orientarsi in questo mondo. Perché in alcuni casi si rende necessario che l’autore acquisti un numero minimo di copie?


Sono convinto che il rapporto tra la scrittura e la lettura debba essere di 1 a 100. Ogni cento libri letti si potrebbe provare a scriverne uno. Compiuto questo passo si può iniziare a vedere di proporre il proprio manoscritto a diversi editori. Internet ce ne offre 7000 e quindi un ventaglio di ipotesi vasto e ognuno ha la possibilità di selezionare quello che più si avvicina ai propri interessi.
Per quanto riguarda il contributo è bene chiarire che nel campo della saggistica tutti gli editori (dai più grandi e famosi ai più piccoli) chiedono contributi. Prospettiva chiede un acquisto di copie minimo che spesso è dieci volte inferiore alle spese da sostenere con un grande marchio. Ma questo molti non lo vogliono sapere perché “non è onorevole” per un docente o uno studioso di fama pagare il proprio libro.

Come si diventa editore e quali sono i progetti di cui va più fiero e quali vorrebbe realizzare?


Sono diventato editore dopo aver lavorato dal 1990 nel mondo dei libri (facevo il bibliotecario). Quest’anno festeggio 21 anni tra copertine, titoli e autori. Tra i progetti che più amo ci sono “Book generation” la trasmissione televisiva che parla di libri in maniera differente (www.bookgeneration.it) e la rivista letteraria Prospektiva che da 13 anni portiamo avanti studiando sempre nuove forme e stili. Gli ultimi due numeri – dedicati alla “Traversata” e alla “Glasnost” – si offrono in 199 pezzi numerati con un packaging innovativo per il mondo delle riviste letterarie. Il nuovo formato viene venduto in una vaschetta da alimenti da supermercato in tre varianti: carne, patate e cipolle. Ma invito i lettori a leggere qualcosa sul sito www.prospektiva.it

Vogliamo sapere i suoi gusti in fatto di libri.

Leggo tanta narrativa e preferisco in questo gli scrittori di origine ebraica per il loro modo ironico e sagace di scrivere. Poi al momento sembrano gli unici pronti a raccontare storie. 

Ringraziamo Andrea Giannasi per la sua disponibilità.
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Articolo a cura di Claretta

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