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11 giugno 2011

LA PORTA DI ATLANTIDE di Giulio Leoni



Abbiamo già avuto modo di conoscere Giulio Leoni in occasione di GialloLatino e sul nostro sito abbiamo avuto il piacere di recensire due suoi libri: “La sequenza mirabile”, ed il primo romanzo della trilogia di Dante “I delitti della medusa”.

Ed eccoci, un’altra volta sulla nostra panchina a parlare dello scrittore romano in occasione di Libri da Scoprire.

L’occasione è la presentazione della sua ultima fatica letteraria: “La porta di Atlantide”.


L’incontro inizia con le consuete presentazioni ma subito dopo mi accorgo che il libro diventa una sorta di viaggio tra i mille aneddoti della  vita dello scrittore.

La chiacchierata sul palco di Libri da Scoprire diventa così, un modo per conoscere il pensiero di Leoni, aldilà della sua ultima fatica letteraria.

Trovo simbolica una frase all’inizio dell’intervento: la contemporaneità ha il fascino di essere erede di ciò che ci ha preceduto. In questo modo riusciamo a capire la passione per la storia dello scrittore; una passione che spesso vede i suoi personaggi protagonisti di un passato remoto ma sempre attualissimo.

Durante l’intervento Leoni rivela tutti i trucchi del suo mestiere:  la modalità con cui costruisce le idee e i pensieri, che cosa c’è dietro ogni suo romanzo e cosa lo ha spinto a scrivere i suoi racconti.

Il punto di partenza è sempre quello: trovare una storia e non una qualsiasi ma, in questo caso, una che non ha dati e riferimenti reali, una storia che da sempre accompagna l’umanità: il mito di Atlantide. Una leggenda che ha affascinato da sempre lo scrittore, tanto più che in seguito, ha affermato di avere a casa più di 200 libri che riguardano l’argomento.

La trama del libro viene in parte svelata: la storia avviene ai giorni nostri, il protagonista che è l’io narrante è uno scrittore di gialli, ospite ad un convegno su Atlantide. Lo scrittore a sua volta è anche direttore di un piccolo teatro di Roma, nel quale si esibiscono anche maghi oltre che attori. Oltre al protagonista maschile c’è anche una protagonista femminile, ed entrambi sono vittime della leggenda di Atlantide, ed il romanzo diviene, così,  il pretesto per  raccontare il successo di questo  mito e di come si sia così sedimentato nella cultura popolare.

Lo scrittore non si tira indietro ed è ben felice di parlare del suo lavoro al pubblico e a tutti noi spiega come utilizzi personaggi reali all’interno dei suoi libri (in effetti alcune persone superano la fantasia per la loro personalità), di come questi siano funzionali al progetto del racconto. Tanto più che cita una frase di Jaques Rivière: ”Agli uomini non capita ciò che meritano ma capita ciò che gli somiglia”, nel caso di questo romanzo, gli avvenimenti del racconto potevano solo accadere al suo protagonista.

Tornano, in quest’ultima fatica di Leoni, uno dopo l’altro, tutti gli elementi che hanno reso tanto celebri i suoi racconti: un io narrante che corrisponde spesso allo scrittore, l’amore per la magia e per il mistero, nonché una passione sfrenata per il passato che in Atlantide sublima l’idea di storicità per raggiungere il mito.

Durante la presentazione, devo ammetterlo, la curiosità per questo romanzo cresceva sempre di più tanto quanto la mia stima nei confronti di questo autore che non risulta mai banale e che non ha nessuna remora a raccontarsi e a parlare del suo lavoro.

Concludo questo intervento con una citazione di Giulio Leoni sui romanzi di evasione:

L’evasione è la cosa più nobile che può fare uno scrittore. Funziona quando si da a chi legge la sensazione di vivere in prima persona il racconto.

A cura di Claudio


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