Menu

Reader's Bench Menù PressDisclaimerReaders on tourLibri e...MagazineServiziRecensioniClickContattiChi Siamo Homepage

8 giugno 2011

EDGAR ALLAN POE VS HOWARD PHILIPS LOVECRAFT


 
 
Oggi vorrei parlarvi di due mostri sacri nel panorama della letteratura dell'orrore e del soprannaturale: Edgar Allan Poe e Howard Phillips Lovecraft. Su di loro è stato detto e scritto praticamente di tutto, pertanto non mi dilungherò inutilmente in discorsi sulla loro vita o in analisi tecniche dei loro lavori; ciò che vorrei proporvi, è uno sguardo sui loro mondi, osservati con l'occhio sognante di un ammiratore incondizionato.

Andiamo in ordine cronologico:


Edgar Allan Poe è stato uno scrittore americano, e ha vissuto nella prima metà del diciannovesimo secolo. Si è distinto fin da subito per la sua vena poetica, per i suoi brevi racconti del terrore e per il fatto -cosa non da poco- di aver lanciato il genere della "detective fiction" (a tutti gli effetti, è stato il precursore di Conan Doyle e del suo Sherlock Holmes).

I racconti di Poe si concentrano per lo più sull'uomo e sulle sue paure: la paura della morte, la malattia, l'insanità mentale... ciò che colpisce è che spesso i fantasmi che ricorrono nei suoi lavori sono propaggini dei protagonisti stessi, una sorta di estensione (in)naturale e di materializzazione dei loro pensieri più reconditi, delle loro ansie e delle loro aspirazioni.
 
Basti pensare a racconti come "Il cuore rivelatore" o "Il gatto nero", in cui le "presenze" ed i "rumori" che tormentano i due personaggi principali non sono altro che la manifestazione esterna del loro stato d'animo tormentato.
 
La paura dunque nasce da un senso di colpa che il protagonista trascina dentro di sé, e che arriva a crescere sempre più in un parossismo di follia e irrazionalità che lo investono e lo travolgono nel finale del racconto. Poe utilizza il racconto dell'orrore per eviscerare ed esorcizzare la paura che ogni uomo ha di se stesso, il cosiddetto "demone della perversità" che è insito in ciascuno di noi. "Il ritratto ovale", "La maschera della Morte Rossa", "Il pozzo e il pendolo": l'orrore, anche nella sua dimensione più eterea e soprannaturale, è purtroppo propaggine dell'uomo; nel bene o nel male dovremo sempre fare i conti con noi stessi.
 
 


Molto differente è l'orrore visto attraverso gli occhi di Howard Phillips Lovecraft, anch'egli scrittore americano, vissuto tra la fine del diciannovesimo e la prima metà del ventesimo secolo. 
 
Leggendo i suoi racconti, la prima cosa di cui ci si rende conto è che la paura ha ben poco a che fare con l'essere umano: il terrore vero, l'essenza stessa dell'orrore che rende folli, non è celata dentro di noi, ma al contrario deriva da ciò che non conosciamo, da esseri innominabili e creature abominevoli che si nascondono in luoghi remoti o in profondissimi abissi marini, e che spesso tormentano i sogni dei protagonisti, arrivando a sconvolgere le loro menti in momenti di puro delirio febbricitante e terrorizzato.

Il genio di Lovecraft sta nell'aver spostato il fulcro dei suoi racconti dall'uomo all'ambiente che lo circonda: non siamo più noi il motore della nostra paura, ma è il cosmo stesso che contiene e produce esseri dall'aspetto raccapricciante, demoni che non possono venir descritti a parole e che rendono pazzo chi ha la sventura di posare lo sguardo su di loro anche per un solo istante. 
 
Questi mostri abitarono la Terra prima di noi, e ora giacciono sopiti in luoghi inaccessibili, ma vivono ancora nei nostri incubi e sono oggetto di antichissimi (ma ancora praticati) rituali immondi, e sono oggetto di racconti e leggende che finiscono per traviare i protagonisti e gettarli sull'orlo della follia.

Lovecraft ha ideato una vera e propria mitologia -i cosiddetti "miti di Cthulhu"- e attorno a questa ha creato tutti i suoi racconti più famosi: da "L'ombra fuori dal tempo" a "L'ombra su Innsmouth", da "La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath" a "Dagon", in ognuna di queste storie possiamo essere testimoni di un pantheon di oscure e amorfe divinità cieche e terribili, giganti e crudeli, le quali governarono il mondo in epoche remote, mentre ora giacciono nascoste in attesa di essere risvegliate, perché "non è morto ciò che in eterno può attendere, e col passare di strane ere, anche la morte può morire".


A cura di Mattia


5 commenti:

Anonimo ha detto...

Articolo molto interessante e ben scritto, per ora ho letto solo Poe, ma mi piacerebbe provare a leggere qualcosa di Lovecraft.
I "miti di Cthulhu" sono contenuti nei racconti del Necromicon, giusto?

Sophie

RolandOfGilead ha detto...

Mmm...diciamo piuttosto il contrario: "I racconti del Necronomicon" è una raccolta in cui sono presenti le storie che citano al loro interno il famigerato Libro Maledetto... sono queste storie che fanno parte dei Miti di Cthulhu e non viceversa. Sembra complicato, e in effetti un po' lo è, però non c'è nessun vincolo alla lettura: puoi partire da dove preferisci, i racconti si integrano l'uno con l'altro ma nessuno è essenziale per la comprensione degli altri, quindi puoi andare nell'ordine che preferisci...

Il mio consiglio, se ti può essere di qualche aiuto, è di procurarti il volume "Lovecraft. Tutti i romanzi e i racconti" della Newton Compton... costa poco più di 20 euro (lo so, non è il più economico sul mercato) ma le traduzioni sono ottime ed i curatori (Gianni Pilo e Sebastiano Fusco) hanno fatto un ottimo lavoro integrando il tutto con cronologie e saggi critici, essendo veri e propri esperti nel settore in generale, e di H.P.L. nello specifico... un must! ^^

Spero di essere stato abbastanza comprensibile, sto scrivendo di getto, a volte me ne esco con frasi indecifrabili XD

Un saluto,

Mattia

Anonimo ha detto...

Grazie mille per la spiegazione Mattia:)!
Lo chiedevo perchè avevo adocchiato la raccolta "I racconti del Necromicon" edita anch'essa dalla Newton and Compton e pensavo di iniziare da lì, ma credo che seguirò il tuo consiglio e, sfruttando gli amazonsconti ;); prenderò il volume "omnibus" di Lovecraft!
Sophie

RolandOfGilead ha detto...

Ottima scelta, se hai apprezzato Poe amerai anche Lovecraft, seppure in modo diverso :-)

Quando avrai letto qualcosa, fammi sapere il tuo parere se ti va ^^

Mattia

Unknown ha detto...

So che il post è vecchio, ma nel caso qualcuno lo stesse leggendo...
ricordiamoci che Lovecraft non pone assolutamente l'orrore fuori dall'essere umano: è vero che i suoi Grandi Antichi sono entità siderali e soprannaturali, ma è altrettanto vero che esse non sono altro che la proiezione di disagi interiori.
C'è un bellissimo saggio di Pilo-Fusco (ho anch'io l'edizione Newton Compton), "Fantastico: istruzioni per l'uso" in cui, in breve, viene evidenziato come Lovecraft abbia usato la scrittura come viatico per fuggire da una vita piena di paure e complessi, e vi è un passo dello stesso scrittore di Providence in cui dichiara la necessità di "dare un volto" alle fobie angosciose che tormentano l'uomo, in modo da poterle contemplare nella loro grottesca apparenza e in un certo senso esorcizzarle.

Comunque ottimo articolo :P

Posta un commento

Lascia un commento!