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19 maggio 2011

Recensore per un giorno | DRACULA ( Bram Stoker )

Oggi abbiamo l'onore di ospitare, per la sezione Recensore per un giorno, Emanuela Ciacci, a lei la parola:
Ho sempre avuto una certa propensione per le storie vampiresche ed il loro fascino derivante dall'eccitante connubio di suspence e curiosità. Come una certa predilezione la provo nei confronti di tutto quel linguaggio gotico che subentra all'ispirazione classica, prima, e da cui si lascia cacciare, poi.




Stoker riprende, ispirandosi alla figura di Vlad III di Valacchia, il mito del vampiro e crea un romanzo che personalmente ritengo sia uno dei migliori (se non proprio il migliore) romanzi gotici: castelli diroccati, sotteranei, l'amor perduto, conflitti interiori ed il paranormale. Il tutto inserito in atmosfere cupe, oscure, piene di minacce che di continuo assillano i protagonisti. È un susseguirsi di emozioni pure, genuine che scaturiscono dagli stralci di diari e lettere, in un crescendo, e conducono alla scoperta dell'orrore: labbra bagnate di sangue che scoprono lunghi canini che si posano su un collo candido di giovani fanciulle. È il vampiro. Luci ed ombre di paure ancestrali: Dracula si aggira per le strade con la capacità di sparire fra le persone e di prendere le sembianze umane. È il pericolo che si sposta nelle vie cittadine, mantenendo al contempo la sua affascinante essenza di estraneo.



Ci troviamo alla fine del XIX secolo: un giovane avvocato londinese, Harker, viene inviato in Transilvania per curare una pratica che un nobile del posto ha fatto nella città di Londra. Giunto nella regione la gente locale cerca di scoraggiarlo a far visita al Conte ma nulla ferma il giovane, il quale, al contrario, cerca di concludere la sua missione nel più breve tempo possibile, per poter tornare presto fra le braccia della sua amata, Mina. 

L'ospitalità nel castello, inizialmente gradita, diventa man mano pressante e cupa grazie ad un crescendo di indizi macabri sulle abitudini del Conte trovati ma sottovalutati dal giovane inglese. Mina soggiorna, in attesa del ritorno del suo amato, con Lucy e la sua famiglia nel Carfax, annota sul suo diario personale gli strani comportamenti della sua amica e conserva le pagine di un articolo che testimonia l'arrivo in porto di una nave, approdata in un giorno di tempesta ed il cui unico passeggero era un cane. 

Il diario di bordo parla di un demonio che infesta l'imbarcazione... Ma Lucy non è l'unica a manifestare strani comportamenti. Harker nel frattempo riesce a sfuggire dalle grinfie del Conte e sposa la sua amata Mina proprio quando la salute di Lucy subisce un tracollo: vengono provate più terapie consigliate anche dal dottor Van Helsing, fra cui la trasfusione di sangue, ma il Conte non demorde ed uccide la ragazza e sua madre, che la stava vegliando.

Avvenimenti strani si susseguono: Lucy è divenuta un vampiro. Le contromisure sono drastiche ma il Conte è intenzionato di fare di Mina la sua sposa eterna: grazie agli appunti raccolti dal giovane avvocato in Transilvania e alle visioni di un paziente di un manicomio, gli eroi passano al contrattacco. Vengono sparse ostie consacrate nei nascondigli londinesi del vampiro constringendolo così a fuggire con l'unica cassa di terra natia che aveva tenuto nascosta per sé. Il gruppo parte al suo inseguimento per distruggerlo definitivamente e salvare soprattutto l'anima di Mina. Si recano al porto per intercettare la nave su cui viaggia la cassa, ma il vampiro li precede e sceglie un altro percorso. Lo scontro decisivo avviene sulle montagne intorno al Castello: una lotta furibonda che porta alla totale e definitiva sconfitta di Dracula, che viene ridotto in un cumulo di polvere. La chiusura del libro viene lasciata al giovane avvocato che racconta un lieto evento: la nascita del figlio.



Uno dei punti di forza di questo romanzo è il suo carattere epistolare: una raccolta inventata di diari, telegrammi, lettere ed articoli di giornali. Sebbene poco apprezzata dai suoi contemporanei, l'impostazione data dall'autore fu (ed è) utile per ricreare in maniera realistica la prospettiva in cui erano in grado di muoversi i vari personaggi e per rendere più agevole l'immedesimazione del lettore.

Gli studi di Stoker per l'ambientazione non furono molto approfonditi, anzi, in più di un'occasione possono sembrare anche piuttosto superficiali nonostante si sappia che ha consultato testi riguardanti i Balcani ed alcuni storici che si occupavano proprio di quella regione. 

Un altro fattore “limitante” del romanzo può essere rintracciato nella mancanza di particolare profondità psicologica dei personaggi: le protagoniste femminili risultano essere deboli e facili prede di Dracula, quelli maschili sono invece pervasi da un ottuso antagonismo. 

È altrettanto evidente il simbolismo sessuale sotteso al tema del vampirismo: quella del Conte non è altro che la conquista di giovani donne inglesi, sedotte e trasformate dalla volontà della figura maschile, misteriosa ed amorale ma stranamente seducente. Ma che viene, poi, sconfitta da un altro uomo, più onesto. 

Non si deve dimenticare che questa era, in fondo, l'ottica del mondo vittoriano, diviso fra donne di buoni costumi e sventurate: Mina è una donna moderna per educazione ma nonostante tutto finisce per agire negli stereotipi tradizionali della giovane insidiata che viene salvata solamente dal suo lato razionale e moderno.



La lotta fra il Bene e il Male. Il sogno che diventa incubo. Stoker crea una storia al confine della realtà, ambientandola in un’epoca dove i fatti descritti sono veritieri e obiettivi. Affibbia l’etichetta del vampiro ad un Conte, e ne fa un mito, descrivendone le abitudini e le necessità di sopravvivenza.





Recensione a cura di Emanuela Ciacci

Se anche tu come Emanuela vuoi inviarci la tua recensione leggi il regolamento di Recensore per un giorno!



“Dracula” di Bram Stoker, Newton & Compton, 332 pagg, 6 euro

Voto 10/10




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10 commenti:

Valentina ha detto...

beh secondo me hai ridotto un capolavoro ad una serie di banalità infinite, dimenticando o tralasciando la vera essenza del romanzo.
La lotta Bene e Male non è la lotta tra il conte (il Male) e Harker, Van Helsing & co (il Bene), è la lotta tra il conte e il conte. E' l'evoluzione del conte, hai dimenticato che prima di essere un vampiro il conte è stato umano, ha vissuto, ha lottato, ha difeso Dio contro i barbari, ha amato. Hai dimenticato il percorso che segue il conte per riscoprire l'amore e la fede in Dio e solo in quel momento è pronto per andarsene. Hai dimenticato la luce nei suoi occhi, la luce di chi ha ricevuto un perdono, anche tardivo, di chi è redento.
Hai dimenticato il vero protagonista, la vera storia è la riscoperta della fede e in questo il gotico è solo l'ambientazione, troppo banale la sola Londra vittoriana.
Infine, la vera conclusione è il vissero felici e contenti nonostante fosse davvero chiaro che Mina amasse il conte più di Harker? Il sogno è una vita vuota accanto ad una persona che sappiamo non appartenerci? La conclusione vera è la morte del conte, il resto è fuffa per accontentare i bacchettoni dell'epoca, i fautori dell'"e vissero felici e contenti"

Diego ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Diego ha detto...

Secondo me, invece, Valentina, tu hai visto il film di Coppola, invece di leggere il romanzo di Stoker

Valentina ha detto...

no no il libro l'ho letto e pure più di una volta, solo che cogli solo l'idea classica di bene e male in contrapposizione tra due persone diverse, non il bene e il male in contrapposizione nella stessa persona.
Guarda che Coppola ci ha visto bene facendo concludere il film con la morte del conte, perché in fondo Dracula è la storia del conte, non di Mina e di Harker.
Harker, Mina, Lucy, Van Helsing (non mi vengono i nomi dei pretendenti di Lucy, ma sono il texano, il nobile inglese e il medico oppiomane del manicomio), il primo avvocato del Conte, sono coloro che fanno da contorno, che raccontando diversi punti di vista della stessa storia raccontano la crescita morale e la distruzione di Dracula.
Interessante è il riferimento al collegamento tra la mente di Mina e quella del conte, ridotta nel film a circa 2 secondi, in pratica una vera lotta contro il tempo visto che Mina comunicava ogni spostamento al conte. Interessante Van Helsing tentava con l'ipnosi di conoscere la posizione del conte per poter decidere come spostarsi. Se ricordi bene dopo poco non diranno più niente a Mina in quanto ogni intenzione degli inseguitori del conte Mina la comunicava in automatico a quest'ultimo.
Se vedi Coppola riduce questo passo a circa una scena, accennando la visione di Mina del mare in cui naviga la cassa del conte.

Se dobbiamo rimettere il libro nel contesto dell'epoca in cui è stato scritto, il buon finale ci vuole, il buono a tutti i costi ci vuole e mettiamoci i figli di Mina e Harker, segno che sconfitto il male la vita prosegue come niente fosse e l'unico modo di vivere è fare figli, non si fa alcun riferimento a cosa realmente ha significato per la coppia Mina/Harker il conte.

Ora ti chiedo, realmente, di cosa parla il libro? Dello stereotipo "donnina scema facilmente controllabile, buoni contro cattivi o che"?
Poi ovviamente sono pareri, ma si perde la bellezza del libro se non trovi il vero protagonista della storia.

Diego ha detto...

Scusami, mi fai un esempio di passo del libro da cui si evince tutta questa introspezione di Dracula? Di uno in cui si parla del come come fidei difensor o come uomo innamorato? Di uno in cui Nina si mostra così innamorata del vampiro? Tra l'altro, se davvero pensi che Nina sia innamorata di Dracula, allora sei tu a vederla come una donnina scema facilmente controllabile (e visto che ti va di mettere il libro nel suo contesto storico, a quell'epoca non è che si avesse una gran considerazione delle donne!).
Qui nessuno mette in dubbio che il protagonista del libro sia il conte, cosa evidentissima fin dal titolo, ma tutto ci viene raccontato da quelli che tu consideri personaggi di contorno e che invece sono narratori, oltre che attori, quindi doppiamente importanti.
Nel romanzo sono indubbiamente presenti allegorie e simbolismi ed il lettore è libero di viverli con la propria fantasia come meglio crede, anche di stravolgere la trama, ma un recensore deve raccontare il libro, non le sue fantasie

Valentina ha detto...

non ti basta che Mina scelga il conte? o è solo lui che l'ha impressionata? Perché lei ne è indubbiamente turbata, attratta, lo scrive chiaramente nelle pagine del suo diario, poi si libera del diaro, quasi a voler dare un taglio al passato, cosa che non le riesce. Mina permette al conte di entrare nella sua vita, vuol far parte di quella sua, ne beve il sangue (e non era in trance come l'amica Lucy): se non fai ste scelte per amore per cosa le fai? Alla fine cosa porta alla morte e alla redenzione del conte? solo la spada che lo trapassa?
E soprattutto: resta con Harker, è quello che ci si aspetta che faccia, fa dei figli, come una brava donna dell'epoca. Niente di più.

Quella del diario è una scelta stilistica di Stoker, sono co-protagonisti, raccontano i diversi punti di vista, ma considerarli protagonisti è l'eccesso.
La recensione è sempre permeata del parere di chi la scrive, è un parare come gli altri. La riduzione a meri stereotipi non rende onore al libro

Diego ha detto...

La donna che si innamora del suo stupratore non è uno stereotipo, pergiunta ignobile? Mina beve il sangue del conte per non soffocare ed è vittima dei poteri del Conte. O vuoi forse dirmi che anche Ranfield è innamorato di Dracula? Chi ti dice che il Conte si redima, visto che tenta fino alla fine di sfuggire alla sua morte e soccombe solo perché preso inerme in pieno giorno? E ancora dov'è che si parla di Dracula innamorato, difensore della fede e, in generale, dei suoi sentimenti?
Dracula è il personaggio meno caratterizzato del libro, tra quelli di rilievo, pur essendo il protagonista (non mi pare di averlo mai negato, anzi): l'eccesso è banalizzare gli altri personaggi del libro, casomai.
Infine, una recensione deve essere sempre oggettiva su aspetti tecnici: si può scegliere se la forma epistolare piace o no, ma un romanzo è o non è epistolare. Si può scegliere se il lato buono del conte piace o non piace, ma non inventare che esita, perché così il romanzo piace di più: questo lo può fare un lettore, non un recensore. Il recensore deve raccontare che della vita e dei sentimenti del conte non sappiamo nulla, se non ciò che di lui vedono gli altri protagonisti del libro.

Valentina ha detto...

quella è Lucy, non Mina...non mi pare che l'attaccamento al conte nasca da una violenza, anzi, al contrario, il conte con lei non si presenta mai violento se non nell'istante in cui crede che possa renderla immortale come lui.
Hai sempre una scelta, ricordo la mia prof di italiano ci diceva sempre :"pur costretto, volli".
Non vedo il personaggio di Mina tanto forte da affrontare il conte da sola e tanto ingenua da non vedere l'inganno, la violenza o che.
Ripeto, fa comodo vedere la contrapposizione buoni vs cattivi, la svampita Lucy, la donna moderna, forte, pura e invincibile Mina, il texano dai coltelli grossi, il damerino inglese, il medico oppiomane, Renfield il viscido servo del male, il mistico Van Helsing, e il male assoluto Dracula. Ma veramente ti sei fermato a vedere Dracula o ti sei fermato alla facile visione dell'insieme? Io lo vedo in questo modo, il resto è una comoda riduzione.

Poi ti ripeto sono opinioni e in una democrazia fortunatamente possiamo ancora esprimerle.

Infine: hai mai letto vere recensioni (non in Italia ovviamente)? non ho mai visto una recensione libera dal parere del recensore, non ho mai visto una situazione asettica, in cui leggere/non leggere il libro non fa la differenza.

Diego ha detto...

No, quella è Mina, non Lucy: Lucy non viene mai sorpresa mentre è aggredita dal conte.
Riguardo alla violenza, di tutte le allegorie che vedi nel romanzo, ti sfugge l'unica universalmente riconosciuta (cfr. una qualsiasi introduzione di una qualsiasi edizione del libro) del binomio salasso/stupro?
Non fa comodo a me, anzi a noi, visto che siamo almeno in due a vederla così (io ed Emanuela), ma all'autore che così ha scritto il libro, vedere una contrapposizione tra buoni e cattivi: ti chiedo per la terza volta la cortesia di indicarmi un qualsiasi passo in cui si evince questo conflitto interiore del conte, una sua introspezione, un suo amore o un suo attaccamento, anche passato, alla fede: non c'è! Il conte è per Stoker il male e nient'altro: non sono io che lo vedo così, ma l'autore che lo rappresenta tale.
Se poi tu hai bisogno di queste tue fantasie per godere meglio del libro, sei libera di farlo, ma non puoi criticare un recensore, perché non vede quello che non c'è!
Infine, mi sembra che tu stia mancando seriamente di rispetto ad Emanuela, contrapponendo questa sua recensione a quelle che tu chiami "vere", nonché a me ed a tutti gli altri readers, visto che sono italiani, scrivono in Italia e secondo te non ci sono vere recensioni nel nostro Paese, ma a prescindere da questa caduta di stile, mascherata da superficiale tolleranza verso le opinioni altrui, preciso che non ho mai detto che le recensioni non contengano opinioni personali, altrimenti sarebbero analisi del testo, non recensioni, ma che le opinioni del recensore non possono riguardare dati oggettivi, come la struttura, la trama, la caratterizzazioni dei personaggi ecc.

Emanuela Ciacci ha detto...

Devo ammettere di essere rimasta leggermente stupita dalla reazione dalla tua reazione, Valentina.
Credo di aver recensito un libro a te molto caro, un libro che ti ha coinvolta più di ogni altro. Sappi che è anche il mio libro preferito. Per tanti motivi.
Mi spiace che tu possa pensare che io abbia ridotto, quel considero in prima persona, un capolavoro ad una serie di banalità. Spero di essere stata fraintesa solamente da te e che altri non abbiano avuto la tua stessa impressione. Però, forse, se è stato deciso di pubblicare la mia recensione, poi tanto male non deve essere sembrata!
Concordo con Diego che forse in alcuni punti tu possa essere stata influenzata dal film (bellissimo anch'esso). Come concordo sul fatto che per recensire un libro sia necessario essere piuttosto oggettivi sugli aspetti tecnici: ma un briciolo di pensiero personale bisogna pur inserirlo, altrimenti che recensione è? Si banalizzerebbe il tutto ad una critica e fredda analisi del testo. Inoltre una recensione viene scritta anche per creare curiosità nei confronti di un testo, per invogliare altre persone a leggerlo oppure per aprire sane discussioni letterarie di confronto.
Se hai notato, ho scritto io in prima persona che Stoker si rifà ad un personaggio storicamente vero: nel libro questo non si evince mentre il film inizia proprio con la rievocazione delle gesta umane del Conte. Delle ipotetiche gesta umane. Inoltre ho qualche serio problema con la Fede, quindi, perdonami, ma ho letto il libro con uno spirito diverso da quello con cui sicuramente l'hai letto tu. Il Bene e il Male non sono per me la personificazione di qualcosa di religioso. Dracula è la personificazione dell'essenza del Male come gli altri co-protagonisti lo sono del Bene! È Stoker che lo scrive!
I personaggi sono quel che sono. Sono più o meno caratterizzati. In più non ricordo assolutamente un posso in cui si può dedurre il conflitto interiore del Conte di cui parli. In più sono convinta che per capire al meglio un libro, bisogna in qualche modo individuarlo nel periodo storico in cui è stato scritto ed ambientato. Lo scrittore è un uomo e come tale (facilmente o no) influenzabile dalle correnti storico-filosofiche nonché letterarie del periodo in cui vive e scrive.
Ci sarebbero altre cose da scrivere ma credo che Diego abbia espresso la maggior parte del mio pensiero nei suoi commenti, quindi sarei solamente ripetitiva.
Ma ti ringrazio, Valentina. Apprezzo comunque molto le tue critiche e ne farò qualcosa di più costruttivo per il futuro. Se mai mi verrà data un'altra occasione di recensire un libro.

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