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27 maggio 2011

Recensione | LA SCOPA DEL SISTEMA ( David Foster Wallace)

Devo dire che mi sto cimentando in un’impresa ardua. Probabilmente ci sarebbero altre persone più adatte a farlo e sicuramente mi pioveranno delle critiche addosso, ma eccomi qui, a recensire questo libro.

Ho già raccontato, in un’altra recensione, la folgorazione che ho ricevuto leggendo David Foster Wallace, ora, sono qui per parlarvi de La scopa del sistema.
  
La trama è semplice, il libro si apre con un prequel nel quale si racconta un episodio accaduto 9 anni prima e presenta alcuni personaggi e poi successivamente riparte: Lenore Beadsman, viene a sapere che sua nonna, Lenore Beadsman (si, ha il suo identico nome) è scomparsa. Lenore, che è anche la persona più vicina a sua nonna (si dice ne sia completamente succube), si mette alla sua ricerca.

Questa è in parole povere la trama, che però spalanca la porta di un piccolo mondo creato da Wallace. Un mondo fatto di città immaginarie, personaggi surreali, caricature esagerate di alcuni stereotipi.

Inoltre il libro è pieno di situazioni tragicomiche al limite dell’assurdo, coincidenze impossibili,  un rompicapo nel quale il lettore si trova coinvolto.

Vengono introdotti alcuni elementi che ritroveremo in altre opere di Wallace, soprattutto per quanto riguarda i suoi personaggi: ragazzi geniali e temi come l’uso smodato di droghe ma su tutto troneggia la passione per lo sport, in particolare per il tennis, grande passione dell’autore.

La scrittura di Wallace poi la trovo illuminante: riesce a  passare dalla filosofia di Wittegenstein allo spiegare l’uso del centralino Centrex 28 in scioltezza, con molta proprietà di linguaggio. A volte sommerge il lettore con un mare di parole per raccontare questo o quel fatto. La fantasia utilizzata per i racconti che Rick Vigourous recita a Lenore, ma anche una leggerezza e un’ironia tipica di chi ha venti anni e tutta la vita davanti (mi chiedo dove sia finita anni dopo).

Nonostante tutto, questa ricchezza di scrittura che può sembrare inutile punta al dunque; mostrando la crescita di Lenore durante il romanzo, attraverso le sedute con lo psicologo, una chiacchierata con suo fratello LaVache, che diraderanno le nubi su alcune teorie che gli ha esposto la bisnonna in precedenza.

Dunque, che cosa mi rimane di questo romanzo?

Beh se devo essere sincero mi è difficile giudicarlo dopo averlo letto una sola volta...Lo collocherei in quell’insieme di cose che per essere apprezzate vanno viste, riviste, esplorate, capite; che all’inizio non ti colpiscono ma poi, pian piano ti entrano in testa. Per rendere l’idea: è come ascoltare un disco dei Genesis ai tempi di Peter Gabriel (o comunque qualsiasi disco progressive rock anni 60-70), quando per tutta l’adolescanza non si è fatto altro che ascoltare musica pop di basso livello.

E’ solo riascoltando il disco o rileggendo il libro più volte che forse si può afferrare l’essenza.

Per apprezzare questo libro bisogna essere preparati e una volta che si intraprende la lettura amarlo per quello che è, come ho fatto io; cercando di conoscerlo, approfondirlo, capirlo, come una persona un po’ bizzarra alla quale si vuole bene.

A cura di Claudio

"La scopa del sistema" di David Foster Wallace, Einaudi Stile Libero Big, 533 pagine, 20 euro

VOTO


Non pervenuto. E’ la prima volta che succede sulla nostra panchina e questo non perché il libro non mi sia piaciuto ma perché mi riservo di inserire il voto solo in un secondo momento, voglio conoscerlo meglio proprio come farei con una donna, prima di iniziare una lunga storia d’amore.








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