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3 maggio 2011

Recensione | GUERRE POLITICHE (Goffredo Parise)

Parise è un autore che per me significa moltissimo. 

E' un maestro di stile, di scrittura e di molte altre cose. Fu uno scrittore di struggenti e intense profondità, animato da una voglia di vivere e di capire che ha pochi altri epigoni nel panorama letterario italiano.

Un buon esempio per capirlo e per approcciarsi alla sua scrittura, è proprio questo libro, Guerre politiche, raccolta di reportage che lo scrittore vicentino scrisse in presa diretta dai luoghi più martoriati della terra: Vietnam, Biafra, Laos, Cile... 


Nelle sue parole la densità di una mente in perenne fibrillazione, che immagazzina immagini e percorsi, opera collegamenti, intuisce trame occulte, riesce, con sorprendente e felice naturalezza, a immischiarsi in un mondo molto diverso dal nostro, e a rendercelo, con una gamma di sfumature capace di competere con la tavolozza di un artista.

In queste pagine si respira un'epoca che, nonostante gli anni trascorsi, ancora ci appartiene: colpiscono per vividezza e attualità le lancinanti pagine dedicate alla guerra del Vietnam, cui Parise dedica una delle analisi sociologiche e politiche più terse e prive di compromessi che il giornalismo (oserei dire mondiale) sia mai stato in grado di offrire. 

In Parise i motivi personali si fondono con quelli della professione nonché con i luoghi stessi dei viaggi: ne consegue un racconto a scenari, dove il suono e la furia si mescolano in modo incontrollato, le scintille della guerra diventano il controcanto della fame disperata di vita di popoli interi e le macerie, prima ancora che calcinacci, suggeriscono la più potente e desolata metafora dell'autodistruzione umana. 

C'è pietà in questi reportage; c'è passione, c'è speranza, ci sono incontri, riflessioni spiazzanti. Ma non ci sono facili assoluzioni, né condanne inappellabili. Su tutto regna lo stupore dello scrittore, dell'artista (quale Parise fu come pochi altri della sua generazione) che può solo riferire, riportare, uomo in mezzo ad altri uomini, dignità oltraggiata dal sangue sparso al suolo. 

Soffermandomi per un attimo sulla prefazione scritta dall'autore stesso, mi sono rimaste impresse un paio di considerazioni, che Parise, come di consueto, lascia cadere con noncuranza: la prima è che i suoi scritti vanno presi per quello che sono, ossia spunti di cronaca destinati a passare la mano insieme alla carta straccia dei giornali; la seconda riguarda invece il suo mestiere di scrittore. 

Perché cercare volontariamente l'inferno in quei luoghi disperati? 

Precisa e raggelante la risposta: “In parte per curiosità politica, in parte per inquietudine intellettuale in parte perché in quegli anni la vita non mi piaceva, e mi piaceva invece giocarla”. La prima notazione possiamo tranquillamente smentirla: i suoi articoli non hanno perso significato, semmai si sono arricchiti. La seconda resta un dubbio che solo la coscienza del lettore potrà tentare di dipanare.

A cura di Ariberto

"Guerre politiche"di Goffredo Parise, Adelphi, 275 pagg. 13.50 euro.

Voto: 9/10




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