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4 maggio 2011

CORNELIUS RYAN

La storia è qualcosa di complicato. Nella storia non c'è quasi niente di semplice, lineare, ben definito. Senza contare che la storia bisogna saperla raccontare, renderla interessante, altrimenti sembra solo che una sequela di cifre e date, invece che l'unico vero strumento per comprendere il mondo in cui viviamo.

Per questo noi appassionati di storia annoveriamo autori come Cornelius Ryan tra i nostri preferiti.
 
Cornelius Ryan nasce a Dublino nel 1920 e nel 1941 diventa corrispondente di guerra per il Daily Telegraph di Londra. Come corrispondente, si occupa prima dell'avanzata statunitense in Europa, poi, nel 1945, della guerra del Pacifico e nel 1946 si sposta a Gerusalemme. Trasferitosi negli Stati Uniti nel 1947 per lavorare per Time Magazine, prende la cittadinanza nel 1950. Nel 1956 inizia a scrivere il suo primo e più famoso libro, “Il giorno più lungo”, pubblicato nel 1959.  Nel 1966 pubblica “L'ultima battaglia”, l'unico dei suoi tre libri da cui non è stato tratto un film omonimo. Muore nel 1974, durante il tour promozionale della sua ultima pubblicazione, “Quell'ultimo ponte”, dopo aver ricevuto la Legion d'onore ed una laurea ad honorem.

Nei suoi tre libri, Ryan racconta tutta l'avanzata dell'esercito alleato nel Nord Europa, dallo sbarco in Normandia (Il giorno più lungo), all'invasione dell'Olanda (Quell'ultimo ponte), alla caduta di Berlino (L'ultima battaglia), ma con uno stile unico, che solo un cronista, più che uno storico, può adottare. Il giornalista irlandese, infatti, non si limita a narrare le operazioni militari, le battaglie, le decisioni e gli equilibri all'interno degli schieramenti, ma traccia un profilo preciso dei protagonisti, raccontandone tutto ciò che può far comprendere al meglio chi essi fossero e perché si comportassero come hanno fatto.  E, quando parlo di protagonisti, non mi riferisco solo ai generali, ma anche ai soldati semplici, i civili, perfino gli animali, quindi a chiunque possa aver avuto un ruolo determinante nell'esito delle vicende o rappresentato un aspetto importante del contesto in cui esse avevano luogo.

La storia raccontata da Cornelius Ryan non stanca e non annoia mai, perché non è storiografia, ma cronaca di vita vissuta da esseri umani e come tale è intessuta di un realismo che consente di immergersi nella narrazione e di vivere quella storia che preferiremmo non fosse mai accaduta, ma di cui abbiamo l'obbligo di conoscere e ricordare eventi ed attori, che sono molto di più di un misero numero su un libro di scuola.

A cura di Diego

Per approfondire:




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