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23 aprile 2011

UNA FESTA SOSPESA FRA RITO, TRADIZIONE E FOLKLORE RELIGIOSO, a cura di Roberto Carlo Deri

“Il bambino si voltò su se stesso, guardandosi attorno con gli occhi colmi di meraviglia. Era entusiasta, felicemente  frastornato, soavemente smarrito nella miriade di colori che lo circondavano. Tutte quelle uova dipinte, colorate, abbellite con ornamenti vari che le trasformavano in pupazzi; e poi le altre di cioccolata! Alcune alte quanto lui…”.

La Pasqua viene identificata nell’immaginario collettivo contemporaneo come il giorno di festa scandito da abbondanti libagioni, in particolare di carne d’agnello e capretto, seguito da un dessert per lo più a base di uova di cioccolato. Ma tale festività ingloba in sé mito, tradizione, rito, folklore e celebrazione religiosa, formando quel magmatico momento sincretista che trova la sua piena espressione nella cultura cristiana, soprattutto di matrice cattolica,  abile nel trasformare ed infarcire i riti pagani con elementi e figure del suo universo.


In ogni società lo svolgimento regolare e quotidiano delle attività viene cadenzato da momenti di carattere gioioso o solenne. In questi spazi cronologici gli individui possono seguire determinate regole cerimoniali e di comportamento diverse, ed agire in un modo che la convenzionalità dell’esistenza non permetterebbe. In fondo è l’evento eccezionale a delineare ancor più la norma che, per essere tale, ricordo, è necessario sia condivisa ed accettata dalla collettività in cui essa agisce e ne è parte integrante.

Tale momento di interruzione dell’ordinarietà della vita umana è appunto la festa.

Una sua caratteristica fondante è proprio l’esperienza del sacro che, all’interno della festa, assume una dimensione di percezione immediata in grado di sensibilizzare la psiche degli esseri umani, determinando la necessità di celebrarla attraverso riti precisi. Van der Leeuw sostiene che questi riti riescano ad evidenziare la primaria sacralità del tempo articolato in forme cicliche e a favorire la percezione di un sentimento delle fasi mitico-religioso.

Non è questa la sede per disquisire approfonditamente di rito e mito ma non posso non accostarmi al pensiero di numerosi studiosi, fra i quali Karl Kerenyi, che ritengono la festività di carattere religioso come un’eccezionale spinta di calore della vita ove la festa, superando ogni caducità del tempo, diviene un’esperienza genuina della realtà, legata al concetto di Epifania mitica, perché il mito è il precedente primario di ogni situazione umana e di ogni azione umana.

Furio Jesi sostiene che, nonostante il calendario cristiano abbia una stretta aderenza con la liturgia e la nascita di Cristo, la festa cattolica mantiene un legame molto stretto con il precedente significato antico, non solo pre-cristiano, ma pre-biblico. In questo senso la cultura cattolica con le sue celebrazioni conserva in sè un caleidoscopio di simboli e riti con riferimenti arcaici, più di qualsiasi altra dimensione culturale contemporanea.

La Pasqua, dal termine ebraico Pesah, significato sconosciuto, ha un’origine semita e viene celebrata diversamente dal mondo cristiano, per il quale riveste il momento principale spirituale e liturgico. Certamente più del Natale, rito pagano adattato al momento della nascita del Bambin Gesù.

La sua origine certa risale al VII secolo a. C. ma la sua essenza è complessa e non è stata chiarita del tutto.

Dal libro della Bibbia il Pentateuco, si evince sia un rito per celebrare Yahwè, è già allora era considerata una festa antichissima che trovava il suo culmine con un cospicuo sacrificio di bestiame. Un Potlach cristiano, oserei definirlo. Mente al tempo di Gesù la trasformazione avveniva in un preciso rituale in cui le portate di cibo dovevano essere intervallate dall’offerta di coppe di vino, quattro per la precisione. Ed ecco che alla tradizione si mescola il rito con le sue antecedenti diramazioni mitiche.

Come è noto la Pasqua cristiana commemora la morte e la resurrezione di Gesù e cade sempre nella domenica successiva al plenilunio dell’equinozio di Primavera. La matrice della Pasqua cristiana è dunque nella funzione apotropaica dell’uccisione dell’agnello, il cui sangue ha funzione liberatrice  e catartica e la sua morte avviene nella contemporaneità dello spirare di Gesù Cristo sulla croce, massimo esempio salvifico dell’intera umanità, e creatore di simboli che si susseguono numerosi intrecciandosi in un vasto interscambio mitico-liturgico-rituale. È Il valore del sangue come elemento portatore della vita al passaggio dalla vita alla morte, e dalla morte alla vita eterna con la Resurrezione. 

La festa della Pasqua glorifica tutto questo.

Ma la celebrazione di questo rito composito come si innesta nel panorama di una contemporaneità sempre più pregna di un post-consumismo, di un asservimento al meccanismo aziendale e commerciale?

Come ogni avvenimento celebrativo, il momento sospeso crea l’eccezionalità dell’evento e quindi anche il poter accedere ad una manifestazione esperienziale dove la norma può divenire al suo interno un eccesso nella spesa di denaro, oltre la funzione ordinaria. Il mercato ha saputo ben cogliere questo fattore, conseguentemente le uova pasquali di cioccolato, sono divenute un affare economico internazionale fra i più cospicui. 

Viene spontaneo ai più chiedersi perché proprio l’uovo.

Nella inconsapevolezza dei mercanti e nella confusione fra le varie teorie, l’uovo è da sempre simbolo di vita e di nascita. La Pasqua “commerciale”  si sviluppa all’interno della Pasqua Cristiana, dove la Resurrezione di Gesù è il simbolo della nascita per eccellenza, un nascita eterna che sorge dalla morte corporea, per un’ascensione verso il mondo celeste, quel cielo anch’esso simbolo di comunione con il Dio Cosmico, e l’uovo, con il suo potere di trasmettere la vita ed anche come continuatore della materia, della vita nel senso più esteso del termine, nel suo congiungimento divino ed universale, è appunto l’Uovo Cosmico. 

A cura di Roberto Carlo Deri 

"Il Dr. Roberto Carlo Deri, antropologo, etnologo e scrittore. Ha pubblicato vari saggi di cinema per Enne Effe e scrive libri di narrativa e saggistica. Si occupa da anni del fantastico e del “mistero”, in ogni loro manifestazione. E’ stato infatti anche docente universitario per la cattedra di antropologia del mistero per 3 anni. Tra le sue esperienze ci sono state inoltre, anche diverse rappresentazioni teatrali, nei ruoli di attore, autore di testi e regia. Attualmente è docente di Lettere. Ci accompagnerà scrivendo per la nostra panchina articoli intorno alle festività più imporatanti dell'anno dal punto di vista storico-antropologico.

La foto è di Gino Taranto e ritrae l'evento pasquale: Signuri di li fasci, a Pietraperzia in provincia di Enna, Sicilia.
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