Menu

Reader's Bench Menù PressDisclaimerReaders on tourLibri e...MagazineServiziRecensioniClickContattiChi Siamo Homepage

12 aprile 2011

Recensione | LA CERTOSA DI PARMA (Stendhal)


Fabrizio del Dongo è un giovane di bell'aspetto e di nobili ideali, figlio della nobiltà milanese, che intraprende un cammino romantico lungo il tipico itinerario di formazione. 

La sua vita si consuma tra passioni pubbliche – l'ammirazione napoleonica che lo porterà a prendere parte in modo tragicomico alla battaglia di Waterloo – e passioni private, come l'amore per la Sanseverina. La brillante carriera ecclesiastica lo condurrà infine a Parma, dove la sua vita si consumerà nelle ultime contraddizioni e negli ultimi drammi.


Scritto in meno di due mesi nel 1838, La certosa di Parma è l'ultimo romanzo di Stendhal, il testamento spirituale in cui l'autore francese mette in scena se stesso, i suoi dubbi, i suoi pensieri, e lo fa demandando il compito ad un personaggio, Fabrizio, che è l'essenza del romanticismo ideale, quello votato alla scoperta di sé, alla ricerca della verità senza sconti. 

Lo Stendhal pensiero riprende le tematiche dell'amore ipergamico (due persone con una forte differenza di età: a trent'anni nell'ottocento si era considerati maturi), ma anche quello della nascita illegittima e della difficile affermazione della propria identità storica prima ancora che familiare. 

Fabrizio Del Dongo è un esponente della modernità: al di fuori di ogni privilegio nobiliare, animato dalla volontà di sapere, di vivere, di immergersi nel magma incandescente della Storia e della politica; la sua sete di avventura non va confusa con il vitalismo a sfondo rampante cui un facile tentativo di aggiornamento potrebbe portare, ma piuttosto va fatta coincidere con il moto della conoscenza. 

D'altra parte siamo in pieno Ottocento, subito dopo la sbornia napoleonica e ad un passo dalla Restaurazione francese (che Stendhal già aveva vissuto, dato che scrive qualche anno dopo gli avvenimenti di cui narra) con tutto il suo carico di brusco conservatorismo e clericalismo di ritorno. 

L'avventura di Del Dongo, allora, può forse essere letta anche come un'opzione utopica a fronte del clima disilluso e fortemente conservatore che avvelenava il clima politico sociale dell'epoca. 

Difficile proporre un bilancio de La certosa di Parma in poche righe.

Siamo di fronte ad un romanzo epocale, che ha suscitato dibattiti, coinvolto intellettuali famosi, basti pensare alla celebre definizione che Calvino dà della Sanseverina. 

Eppure è come se qualcosa, al mio orecchio, non tornasse. Si avverte quasi che il romanzo è stato dettato, e non scritto di pugno: è un problema di ritmo: in certi punti è come se l'autore procedesse per elencazione, cedendo una parte di carattere narrativo a favore di un tentativo di affresco storico totalizzante, e non sempre riuscito. 

La fermezza, l'asciuttezza della prosa, che pur essendo romantica non cede a facili incursioni nella melassa, è l'aspetto più riuscito del romanzo, ma proprio in questo punto si concentra anche il limite o se si vuole la ristrettezza formale di un'opera grande, ma incapace di parlare oltre se stessa. 

A cura di Ariberto 

Il quaderno sepolto è il blog gestito da Ariberto, considerazioni e riflessioni sull'attualità.

"La certosa di Parma", Stendhal , Einaudi, 508 pagg, 12.50 euro

Voto 6.5/10




ACQUISTA ORA




0 commenti:

Posta un commento

Lascia un commento!