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14 aprile 2011

Recensione | IL CODICE DA VINCI (Dan Brown)





 Fare la recensione di questo romanzo non è facile. Mai un libro ha fatto tanto rumore come “Il Codice Da Vinci”. 





La sua fama è tanto meritata?

Valeva la pena addentrarsi in un libro che ha fatto storcere il naso anche al Vaticano; impazzire i lettori di mezzo mondo; una manna per coloro che vedono complotti ovunque e per quelli che cavalcano l’onda nel parlare di templari, misteri e tesori nascosti ?

Come già detto in altre recensioni, un libro strombazzato in lungo e largo da giornali e televisione invece di intrigarmi sopisce la mia voglia di leggere e di conseguenza, finisco per farmi intrigare da altre letture. La mia idea era che fosse un libro vuoto, ovvero che dietro lodi e polemiche non c’era niente di così importante.

Però succede che il libro diventa film, mi si propone di andare a vederlo al cinema, mio fratello rimedia casualmente una copia del libro e così mi ritrovo a leggere “Il codice Da Vinci”.

La trama, per chi non la conoscesse è la seguente: nel Louvre di Parigi, il curatore, Jaques Saunière viene aggredito e ucciso da un misterioso monaco. A Parigi si trova anche Robert Langdon, studioso di Simbologia e docente universitario e amico del defunto curatore. Langdon viene portato al Louvre dalla polizia con la convinzione di fornire utili al caso per poi convincersi che sia proprio lo studioco, il colpevole dell’omicidio. Invece Langdon, grazie anche all’aiuto di Sophie Neveu, nipote di Saunière, riesce a fuggire e inizia ad indagare per proprio conto sulla morte dell’amico ed il mistero che si cela dietro ai messaggi lasciati dal defunto. Così Langdon si troverà in una corsa a perdifiato sulle orme del Sacro Graal, tra società segrete, Opus Dei, codici misteriosi che lo porteranno fino in Scozia.

Il libro fa parte di quella che per adesso sembra una trilogia (sembra che il personaggio Robert Langdon stia per ritornare nel prossimo romanzo) e segue una struttura che ho già riscontrato ne “Il simbolo perduto” (non ho ancora letto Angeli e Demoni, mea culpa!), dando però una sensazione di prevedibilità.

Il personaggio di Robert Langdon è un po’ atipico, non è l’eroe prestante che non ha paura di niente e nessuno, anzi la sensazione è che voglia vivere la sua vita in maniera placida e tranquilla. L’unico “superpotere” è la profonda conoscenza della simbologia ed il suo grande intuito.

Di tutti gli altri personaggi quello che voglio menzionare è l’ispettore Bezu Fache, mentre leggevo la descrizione, nella mia mente si formava la figura di Jean Reno, poi quando ho visto il film...

Dirò la verità, a me questo libro è piaciuto molto, mi sono fatto coinvolgere dalla trama, ricordo che un sabato sera non vedevo l’ora di tornare a casa per finire di leggerlo e sono rimasto colpito dalle pillole di saggezza che il protagonista fornisce durante il racconto e trovano riscontro nella realtà, si veda l’esempio del “Mosè” di Michelangelo, custodito a San Pietro.

Questo però non vuol dire che sia un capolavoro, una pietra miliare della letteratura o un romanzo sovversivo.

Brown scrive a chiare lettere che il romanzo è frutto di fantasia.

E’ un buon libro, scritto bene che deve essere preso per quello che è, ovvero un passatempo per rilassarsi e staccare momentaneamente la spina. 

A cura di Claudio


"Il codice Da Vinci" di Dan Brown, Mondadori, 523 pagg, 18.60 euro

Voto 6/10
 



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