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20 aprile 2011

Le recensioni di Flo | IL FILO CHE BRUCIA (Jeffery Deaver)

L’ultima opera di Deaver, è solo l’ennesimo, ma intrigante e avvincente caso, che vede coinvolto il famoso criminologo Lyncon Rhyme e la sua “collaboratrice” (e compagna di vita) Amelia Sachs.

La coppia di nuovo insieme, a far fronte comune, per cercare di catturare un folle che ricatta la città di New York, innescando trappole mortali con il supporto della corrente elettrica. Una corsa spietata, contro il tempo, alla ricerca di indizi, che possano aiutare Rhyme e la sua squadra (al completo come sempre: Sellitto, Cooper, Poulaski) a catturare il killer.


La struttura del racconto non cambia: Rhyme, bloccato sulla sua Storm Arrow (la sedia a rotelle che lo accompagna dal giorno dell’incidente) è costretto a vivere la raccolta di indizi, sulla scena del crimine, attraverso gli occhi, le sensazioni e le intuizioni di Amelia, con la quale sembra ormai vivere in simbiosi. Tutto si svolge in modo molto scrupoloso e al tempo stesso frenetico: dopo che Amelia ha “percorso la griglia” (scandagliato la scena del crimine), come lo stesso Lincoln le ha insegnato, comincia la corsa verso la casa del criminologo per repertare gli indizi, per tracciare il profilo del “sosco” (soggetto sconosciuto) e catturarlo prima che riesca a seminare altre vittime. 

L’ambientazione principale rimane, per la maggior parte del libro, la casa del criminologo allestita, per l’occasione, come un laboratorio, completa di apparecchiature e diversi macchinari in grado di fornire loro risultati in tempi alquanto brevi. Non mancano mai l’infermiere Thom, paziente e ironico come sempre, che cerca di contrastare (e a volte ignorare), con infinito e celato affetto, il carattere scorbutico e inquieto di Rhyme, le ciniche battute di quest’ultimo, per esorcizzare la sua paura di diventare un invalido al cento per cento e le morti cruenti con cui lo scrittore decide di condannare le povere e mal capitate vittime del killer di turno. 

La bravura di Deaver risiede sempre nel rendere tutto molto avvincente e per nulla scontato; tutti i dettagli vengono trattati con grande cura dallo scrittore che, non dimentica mai di aiutare il lettore con il gergo da scientifica e soprattutto di ripetere i vari passaggi della vita di Rhyme a beneficio di chi abbia dimenticato qualche dettaglio o di chi, per la prima volta, fa la conoscenza dell’astuto criminologo e della sua équipe.

Le descrizioni, tanto dei personaggi quanto delle scenografie, sono sempre molto precise e ricche di particolari; alla fine il libro diventa quasi un game dove il lettore si può divertire a partecipare, decifrando gli indizi e studiando il profilo del sosco, visto che, lo stesso scrittore, ha la buona abitudine, di tanto in tanto, di ricapitolare sia le prove raccolte che l’indagine per identificare il killer


Completano il racconto una buona dose di azione e di suspense che terminano solo con l’ultima riga dell’ultima pagina, lasciando a chi legge la speranza che ci sia presto una nuova occasione per riunire l’intera squadra di Rhyme.

A cura di Floriana

“Il filo che brucia” Jeffery Deaver, Rizzoli, 512 pagg, 19.50 euro

Voto 10/10




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1 commenti:

RolandOfGilead ha detto...

Deaver è sempre una certezza!

Ho avuto la fortuna di incontrarlo a Milano, per la presentazione de La Luna Fredda, e devo proprio dire che è una persona simpatica, socievole e molto disponibile. Consiglio i suoi libri a tutti ^^

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