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18 aprile 2011

COME FARSI PUBBLICARE?




L’editoriale di oggi prende spunto da un intero Dossier che la rivista Leggere tutti, nello scorso numero di marzo, dedica ai giovani scrittori. Il Focus cerca di essere una guida per chi voglia intraprendere il mestiere dello scrittore e farsi pubblicare.

Articoli di vario genere in cui si alternano i consigli di scrittori affermati, agenti letterari, editor e poi decaloghi ed elenchi sui laboratori, scuole e master dove  imparare il mestiere.


E si, perché proprio questo è il punto, fare lo scrittore è un mestiere?

Sono sempre stata convinta che scrittore si nasce e senza alcun dubbio gli unici consigli che posso  ritenere validi sono ben pochi e fanno appello al buon senso.

Per prima cosa la scrittura credo sia un atto dovuto che lo scrittore o aspirante tale, deve fare a sé stesso; è la risposta ad un bisogno innato.

Scrittori si nasce e lo si è anche se il proprio romanzo non ha mai lasciato il nostro cassetto dei sogni.

Scrivere solo con il miraggio di essere pubblicati e di diventare scrittori di successo, sono sicura che alla lunga non porti lontano. Soprattutto in un paese come il nostro in cui il numero degli scrittori è davvero impressionante.

A nulla servono allora i decaloghi se non si è stati grandi lettori, non si ha il coraggio di sperimentare e soprattutto quello di provare, di mettersi in gioco.

L’unico suggerimento possibile è quello di coltivare la propria passione, curarla in ogni suo aspetto, dare il meglio ma avere anche la lucidità per capire i propri limiti.

Il romanzo non è l’unico modo in cui declinare la nostra voglia di riempire un foglio bianco.

Se poi si è convinti del progetto, a cui si è lavorato per mesi, i passi da fare sono: far leggere il proprio manoscritto a più persone possibili, accettando anche i giudizi negativi, partecipare ai concorsi letterari, frequentare laboratori e soprattutto affidarsi ad un agente letterario.

Pagare per veder pubblicato il proprio manoscritto in alcuni casi può rivelarsi una vera e propria truffa nonché un’esperienza che non ci permette di essere giudicati obbiettivamente. Ricordiamo che alcuni tra i grandi successi letterari ricevettero sonori rifiuti.

Non sono gli scrittori a doversi finanziare, sono le case editrici che dovrebbero investire su un autore.

Se vi dicessero che è l’unica strada in questo momento di crisi, almeno siate sicuri che le condizioni siano vantaggiose, che si tratti di professionisti che assicurino a voi la maggior diffusione possibile.
 
Abbiamo spesso dato voce ai giovani scrittori per la sezione We want you e in più alcuni membri dello Staff come Diego ed Ariberto, sono loro stessi scrittori.

A tutti voi, aspiranti scrittori o meno, chiedo, è più importante farsi pubblicare o essere scrittori?

Torneremo in futuro sull’argomento, intanto, come al solito, aspettiamo i vostri commenti.

A cura di Claretta

3 commenti:

Ariberto Terragni ha detto...

Parlo a titolo personale. Essere scrittori non basta, la pubblicazione è necessaria. Un libro chiuso in un cassetto non è un libro, è un ammasso di fogli di carta. Senza la pubblicazione la scrittura stessa risulta mutila, incompleta, priva di quella parte fondamentale - l'incontro con il pubblico - che rende un'opera tale, e non più la mezza intenzione trattenuta come il respiro in un'apnea. Un pittore allestisce mostre, un musicista si esibisce. Uno scrittore in senso compiuto deve fabbricarsi la possibilità di incontrare dei lettori. Altrimenti è inutile. La pratica della scrittura rischia altrimenti di diventare un esercizio di autocompiacimento. Il diario può essere una forma di raccoglimento personale (anche se poi non è del tutto vero, alcune delle opere più significative del 900 sono diari), ma la narrativa, e in una certa misura anche la poesia, ha bisogno di spazi e interazioni che il chiuso di una stanza non può dare: ne ha bisogno per crescere, per provare a superarsi. Kafka è Kafka perché, contro la sua volontà, fu pubblicato postumo, ma è solo un esempio tra i tanti, e per giunta uno dei più ingombranti.

Ariberto Terragni ha detto...

Se posso aggiungere una conclusione: per chi cerca di vivere quest'attività con serietà e al di là degli orizzonti dell'hobby (una delle parole più odiose che siamo riusciti a importare nel nostro uso comune) la pubblicazione non è un lusso, ma la conseguenza di uno sforzo, di una tensione che se restasse inappagata troppo a lungo potrebbe causare danni, e molto gravi.

Diego ha detto...

Probabilmente il modo più "comodo" è quello di rivolgersi ad un'agenzia letteraria, ma io preferisco bombardare gli editori con i miei manoscritti. Cercate solo di informarvi sulle condizioni secondo cui gli editori accettano di visionare le vostre opere (spedizione postale? Per email? Vogliono un estratto o tutta l'opera? Garantiscono risposta? Chiedono contributi?). Se cercate bene sul sito dell'editore, dovreste trovare almeno parte di queste informazioni, altrimenti provate su qualche portale specializzato come Writer's Dream.
Cominciate con gli editori gratuiti, poi decidete se tentare con quelli a pagamento (le questioni etiche le lascio al giudizio personale) ed infine valutate l'ipotesi di pubblicare tutto online, su servizi come lula.com o su un proprio sito, magari sperando in un'offerta libera: potreste essere fortunati ed essere "scoperti" da un editore, ma ci vuole molta molta fortuna.
Esistono anche concorsi (a pagamento o gratuiti) che promettono la pubblicazione, ma non ho mai tentato questa strada.
Certo, deve essere ben chiaro che alle volte scrivere per la pubblicazione comporta dei compromessi: non si può sempre scrivere ciò che ci piace (visto quanti libri sui vampiri sono saltati fuori dopo Twilight?).
Comunque, ricordate che la pubblicazione non è la fine del ciclo: uno scrittore è sempre la prima pubblicità di se stesso!

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