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25 aprile 2011

25 APRILE



Possono sembrare dei  soldati , una compagnia di soldati che si sia smarrita durante una guerra di tanti anni fa, e sia rimasta a vagare per le foreste, senza più trovare la via del ritorno, con le divise a brandelli, le scarpe a pezzi, i capelli e le barbe incolti, con le armi che ormai servono solo a uccidere gli animali selvatici.

Sono stanchi e incrostati di una pasta di sudore e polvere. Pin s’aspettava che arrivassero cantando: invece sono zitti e seri, e si buttano sulla paglia in silenzio.


Mancino fa le feste come fosse un cane e batte un pugno contro il palmo, con gran risate: 

- Gliel’abbiamo data una botta, questa volta! Come abbiamo fatto? Raccontatemi.

Gli uomini scuotono il capo; s’abbovano sulla paglia e non parlano. 
Perché sono scontenti? Sembra tornino da una sconfitta.

-Allora è andata male? Abbiamo avuto morti? – Mancino gira dall’uno all’altro e non si capacita.

E’ arrivato anche Dritto, il comandante. E’ un giovane magro, con uno strano movimento alle narici e lo sguardo incorniciato da ciglia nere. Gira, inveisce contro gli uomini, e brontola perché non è pronto da mangiare.

-Insomma cos’è successo? – insiste il cuoco.

-Non abbiamo vinto? Se non mi spiegate non faccio più da mangiare.

- Ma sì, ma sì, abbiamo vinto, - dice il Dritto.

-Due autocarri ci son rimasti, una ventina di tedeschi morti, un buon bottino.

Dice tutto questo con dispetto, come se lo ammettesse suo malgrado.

-Allora abbiamo avuto molti morti? Anche di noi?

-Ci sono stati due feriti negli altri distaccamenti. Noi siamo tutti salvi, si capisce.

Mancino lo guarda: forse comincia a capire.

-Non sai che ci han messo dall’altra parte della vallata, - grida il Dritto, - che non potevamo sparare neanche un colpo! Qui bisogna che alla brigata sei decidano: o del distaccamento non si fidano e allora ci sciolgano. O ci credono partigiani come gli altri e allora ci mandino in azione. Se no per andare a fare la retroguardia noialtri un’altra volta non ci muoviamo. E io do le dimissioni. Io sono malato. Sputa e se ne va nel casone.

E’ arrivato anche il Cugino e chiama Pin.
-Pin, vuoi vedere passare il battaglione? Vai di sotto, sul ciglio, si vede la strada.

Pin corre e si sporge dai cespugli e una fila d’uomini sta salendo. Ma sono uomini diversi da tutti gli altri visti fin allora: uomini colorati, luccicanti, armati fino ai denti. Hanno le divise più strane, sombreri, elmi, giubbe di pelo, torsi nudi, sciarpe rosse, pezzi di divise di tutti gli eserciti, ed armi tutte diverse e tutte sconosciute. Passano anche dei prigionieri, mogi e pallidi. Pin crede che tutto questo non sia vero, che sia un abbaglio del sole sulla polvere della strada.

Il brano è tratto da:

"Il sentiero dei nidi di ragno" di Italo Calvino, Mondadori, 162 pagg, 9 euro

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