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17 marzo 2011

Recensione| IL GATTOPARDO (Giuseppe Tomasi di Lampedusa)

Parlare di un libro come il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è come parlare delle fondamenta della nostra storia civile e letteraria.

E’ trovarsi davanti ad un’opera immensa ed immortale.

Il Gattopardo  è uno dei tanti casi incredibili della nostra letteratura; più volte ignorato dai grandi editori, uscì postumo solo nel 1958.

 
Elio Vittorini si ricordò spesso, con rammarico, dell’errore commesso.

L’autore fu ispirato dalle vicenda della sua nobile famiglia e più precisamente del bisnonno: il Principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa, che in vita assistette alla sbarco dei Mille e all’entrata della Sicilia nel Regno d’Italia.

La vicenda ripercorre gli ultimi fasti di un antico casato, dal maggio 1860 ai primi anni del ‘900. Don Fabrizio è il Gattopardo, l’animale abitudinario capace di feroci zampate.

La sua vita si divide tra i palazzi di Palermo e Girgenti, esercitando  il potere di vita e di morte so ogni componente della sua famiglia.
Il Principe è anche un uomo saggio, appassionato di scienza e astronomia.

Nonostante il suo sguardo sia rivolto sempre al cielo è perfettamente in grado di capire che il declino del suo casato è ormai alle porte.

Per questo non resta sconvolto dallo sbarco dei Mille, sa che le cose in Sicilia non cambieranno mai e che il sistema feudale, in piedi da secoli, nel futuro si reggerà su una nuova classe di arricchiti, di cui Angelica, futura moglie del nipote Tancredi, è la bellissima rappresentante.

Chi è Angelica e cosa rappresenti per il casato dei Salina vi suggerisco di scoprirlo perdendovi tra le pagine di questo libro.

Un romanzo, un saggio di storia, un libro profetico sull’Italia e sul Meridione. Tutto e molto ancora nel racconto di un’epoca e di una generazione. Compendio di immagine vivissime, di scorci ormai persi di una Sicilia lontana, di antichi borghi e paesaggi sconfinati.

Raccolta di usi e costumi, di antiche ricette e tradizioni centenarie.
Scritto in modo coinvolgente, interseca il dialetto siciliano con un italiano ancora oggi contemporaneo.

Offre tantissimi punti di riflessione soprattutto nello scontro/incontro tra Nord e Sud. Ricordi che si perdono tra le stanze impolverate e abbandonate delle antiche dimore; del Gattopardo, antico stemma, che ritorna negli oggetti, sui batocchi di grandi portoni ormai consunto a testimoniare un antico fasto che non c’è più.

Per capire chi eravamo, chi siamo e cosa saremo.

Il libro che dedico a tutti noi, oggi 17 marzo 2011.

A cura di Claretta
"Il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, testo dal manoscritto originale del 1957, 299 pagg, 17.00 euro

Voto 10/10



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