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9 marzo 2011

Recensione| 54 (Wu Ming)

Non so se anche voi siete affetti da una strana sindrome, che io chiamo “sindrome post-traumatica da ottimo libro”: è uno strana fobia che viene quando si legge il libro di un autore ancora “inesplorato”, lo si trova meraviglioso e dopo si ha paura di leggere altri lavori del medesimo scrittore per paura che non siano all'altezza.


Io ne sono affetto e devo dire che talvolta questa sindrome si dimostra altamente invalidante: senza di essa, non avrei aspettato, sbagliando, più di un anno per leggere questo libro, dopo aver letto ed amato “Q” (a costo di essere pedante, ricordo che Luther Blissett è lo pseudonimo adottato precedentemente dal collettivo Wu Ming).

Un irredentista di Trieste, un barista di Bologna, il luogotenente di un gangster italo-americano, un televisore e Cary Grant... sembra l'incipit di una barzelletta, invece sono i personaggi che gli autori di questo romanzo usano per raccontare un anno (il 1954, perlappunto) che in realtà rappresenta tutta un'epoca, un'epoca di lotte e disillusione, un'epoca di Guerra Fredda e di traffico di droga, un'epoca di rimpianti e di cinema. Un'epoca che inizia quando ancora la seconda guerra mondiale non era finita ed in cui si sfiorano contrabbandieri, imperatori, spie, attori di Hollywood, baristi, pescatori, gangster, stallieri... insomma, ogni genere di umanità possiate immaginare, il tutto incorniciato nelle vicende storiche, scandite dai titoli dei quotidiani.

Non voglio descrivere nel dettaglio le vicende narrate in questo romanzo, ma limitarmi a sottolineare che gli autori si sono dimostrati ancora una volta maestri nel fondere storia e finzione ed a farlo in modo tale che il lettore non riesca mai a capire dove sia il confine, dove finisca l'una e cominci l'altro: non si può chiedere di meglio ad un romanzo storico.

Lo stile è asciutto, diretto, ma mai banale: a leggere un libro scritto così bene, non ci si stanca mai. Lo svolgersi degli eventi è tracciato con la dovuta ironia, talvolta anche sarcasmo, ma senza eccessi. Devo inoltre dire che non esiste sentimento, emozione o stato d'animo che il collettivo Wu Ming non sappia esprimere al meglio e quale altra ragione di leggere esiste oltre al desiderio di provare le emozioni dei protagonisti?

Potete scaricare gratuitamente questo romanzo nella sezione relativa del sito della Wu Ming Foundation.

Recensione a cura di Diego 
“Cinquantaquattro” di Wu Ming, Einaudi, 673 pagine, 11,25 €

 Voto 10/10