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22 marzo 2011

MICHAIL AFANAS' BULGAKOV




Tempo fa, in una recensione, ho scritto che se potessi salvare un solo libro, sceglierei “Il Maestro e Margherita”: sarebbe più corretto dire che Michail Bulgakov è lo scrittore che vorrei essere.


Nato a Kiev, in Ucraina nel 1891, figlio di un letterato morto quando Miša era ancora adolescente, Bulgakov visse nell'epoca delle varie rivoluzioni che si succedettero nell'Europa dell'Est nella prima metà del Novecento. 

Studiò medicina e si laureò con menzione d'onore, per poi essere inviato come direttore di ospedale in un piccolo centro rurale, in cui, di fatto, era l'unico medico. In questo periodo cominciò a scrivere per una rivista medica i racconti che poi confluirono nella raccolta “Appunti di un giovane medico”. 

Dopo vari spostamenti, nel 1919 è arruolato nell'esercito russo come ufficiale medico ed inizia la carriera di giornalista, per poi stabilirsi definitivamente a Mosca nel 1921, abbandonando la professione di medico, per quella di scrittore e drammaturgo. 

Non fu mai uno scrittore di regime, che anzi non risparmiò, ma grazie alle simpatie di Stalin, dovute alla commedia “I giorni del Turbin”, adattamento teatrale del romanzo “La guardia bianca” riuscì ad evitare le conseguenze del Grande Terrore, che vide l'arresto o l'esecuzione di tutti gli intellettuali invisi al regime, benché nel 1929 tutte le sue opere furono messe al bando e gli fu vietato di pubblicarne di nuove.

Le opere di Bulgakov presentano (con rarissime eccezioni) due caratteristiche principali: una discreta dose di cenni autobiografici ed una satira feroce, ma elegante. Probabilmente, l'opera che mi è meno piaciuta di questo autore è proprio quella in cui questa ultima caratteristica è meno presente, “La guardia bianca”: come ho letto in un commento qualche tempo fa, Bulgakov abitualmente ricorda Gogol, mentre in questo romanzo sembra quasi Tolstoj. 

Miša Bulgakov nella sua carriera ha preso di mira quasi tutti gli aspetti preponderanti nella società dell'epoca e li ha sottoposti ad una critica feroce, marcatamente ironica e del tutto disinibita. È stato uno dei pochi che ha osato proporre una satira intelligente e sottile, dotata di un sarcasmo fine ed efficace, spesso esaltato dagli aspetti fantastici, perlopiù parodistici, delle sue narrazioni.

Muore a soli quarantanove anni, dimenticato da tutti, prima della sua riscoperta negli anni Sessanta. Una sola cosa non gli ho mai perdonato: aver abbandonato la stesura di “Romanzo teatrale”, lasciandolo incompiuto.

A cura di Diego 

Per approfondire:
·         Appunti di un giovane medico
·         La guardia bianca
·         Racconti fantastici
·         Uova fatali
·         Cuore di cane
·         Appunti sui polsini
·         Il Maestro e Margherita (leggi la recensione)
·         Tutto il teatro


Segnalo inoltre che alcune opere sono molto brevi e non è difficile trovare della antologie a prezzi contenuti.


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