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25 marzo 2011

INTERVISTA A DARIA COLOMBO

Meglio dirselo è il primo romanzo, edito da Rizzoli, di Daria Colombo.

Abbiamo già parlato del libro e della presentazione tenutasi a Latina, alla presenza di Antonio Pennacchi, lo scorso novembre.

Daria Colombo, giornalista, autrice televisiva, art director è stata l’ideatrice del Movimento dei Girotondi nel 2001.

E non voglio essere ridondante se dico che questa è stata l’intervista più importante mai realizzata da me sulla nostra panchina.



Signora Colombo voglio ringraziarla per averci concesso quest’intervista. Come si legge tra i ringraziamenti, l’idea del libro è nata pian piano, accumulando fogli che mai avrebbe creduto diventassero un libro. Invece, eccolo qui, il suo primo romanzo. Come si è concretizzato il progetto? Come descriverebbe l’emozione di un autore che vede per la prima volta nascere un proprio progetto letterario? Si sarebbe mai immaginata tanto successo?

Il nucleo del libro è certamente autobiografico, mi sono ispirata alla mia vita per alcuni tratti della narrazione. Sono stata io stessa una sessantottina con un passato di contestazione nei confronti dei miei genitori. Ho conosciuto il dolore e la malattia di mia madre ma a differenza della protagonista ho fatto in tempo a recuperare il rapporto con i miei. Il tema di Meglio dirselo è venuto dalla pancia, ma da questa alla trasposizione letteraria è intercorso più di un anno di lavoro. Vedere stampato il primo libro credo sia un’emozione unica che porterò con me per il resto della vita e se poi succede che va bene, come è successo a me, ti senti una miracolata. E no, devo dire che non mi sarei mai immaginata niente del genere.

 
La forza propulsiva della letteratura italiana, come ammise lo stesso Pennacchi, è nella mani delle scrittrici contemporanee. In cosa consiste questa forza? Che cosa possono apportare le donne nel panorama della nostra cultura?

Credo profondamente nella forza delle scrittrici e, mi scusino i signori uomini, sono convinta che le donne abbiano una marcia espressiva in più data dalla loro sensibilità. Oggi che la donna si è finalmente liberata dagli antichi retaggi culturali; tutti quelli che venivano considerati dei connotati negativi adesso sono una preziosa risorsa. Sensibilità a cui si aggiunge la forza  dettata dalle esperienze affrontate da diversi punti di vista. Ovvio che questo, per la nostra cultura, non può che essere un arricchimento. Il successo è dimostrato dalla freschezza e dalla loro originalità, più frequente che negli scrittori uomini.

Il libro non è solo la storia di Lara ma l’intreccio di vita di un’intera famiglia. E’ stato difficile tenere le fila dei tutti questi personaggi, affrontare tematiche legate a generazioni diverse?

Onestamente tenere le fila di tutti i personaggi non è stato difficile, mi è sembrato quasi naturale. Questo non perché nel libro si parli della mia vita personale ma a causa del comune ruolo di moglie e madre che condivido con la protagonista. Non ho parlato dei miei figli ma ho tentato di descrivere la loro generazione. I riferimenti alla mia quotidianità rendono solo possibile che il racconto si concretizzi nella mente del lettore.

Lara ha cinquant’anni, due figli adolescenti, un lavoro di architetto e un grande amore, suo marito Giorgio. Eppure non è felice, forse non ha completamente chiuso i conti con il passato. Quali sono, se ci sono, le sue colpe? Un donna che risulta rigida, dura, nei confronti dei suoi figli e dei suoi genitori anziani. Che cosa imparerà da loro?

Lara è un’assolutista, per lei tutto è bianco o nero o, perlomeno, lo è per gran parte della storia. Si sentirà spesso dire “Non essere intransigente”. Imparerà ad ammorbidirsi e soprattutto che l’amore ha tanti linguaggi e che questi spesso cambiano con le generazioni.

Come descriverebbe il personaggio di Giorgio, l’Architetto, marito di Lara? Rientra nello stereotipo dell’uomo un po’ distaccato dai problemi della famiglia? Come sono  gli uomini di oggi e secondo lei riescono a sostenere il passo delle donna?

Con Giorgio ho proprio voluto descrivere i difetti degli uomini di oggi. Quelli che scappano davanti alle responsabilità e costringono le donne a farsi carico dei problemi della famiglia. Il classico uomo che tende a minimizzare i problemi della proprio donna, divisa com’è tra mille impegni.

Ma la storia d’amore, anzi le storie d’amore raccontate guardano anche alla realtà del nostro paese. Si affrontano i cambiamenti sociali, i problemi degli immigrati e degli anziani. Che cosa aggiungono alla narrazione?

Basta guardarsi intorno o leggere i giornali per comprendere quanti e quali cambiamenti sta subendo la famiglia oggi. Nel descrivere questo nucleo non potevo non considerare il contesto sociale in cui viviamo. Questa scelta favorisce l’immedesimazione e la condivisione con il lettore.

Lei crede che queste tematiche possano essere comprese solo dalle persone che hanno o hanno avuto una vita familiare complicata? Quante famiglie difficili esistono nel nostro paese e di quante non si conosce la vera natura finché non scoppiano tensioni gravi? In che momento ha cominciato a comprendere le ragioni del comportamento dei suoi genitori?

I miei genitori non sono gli stessi della protagonista anche se con loro ho avuto in passato forti scontri che con il tempo sono riuscita a risanare. Credo che per una adolescente sia sano prendere le distanze dai propri genitori. Quelli poi erano anni in cui si predicava “l’uccisione del padre” e tutto quello che le vecchie generazioni rappresentavano. A volte i drammi scoppiamo proprio a causa del mancato confronto, della sana lite. In famiglie apparentemente normali le tensioni sfociano in atti di violenza dalla portata devastante.

Nell’articolo,che il nostro blog ha dedicato alla presentazione, i commenti si sono concentrati sul passato politico di Lara. La protagonista sembrerebbe lo stereotipo della sessantottina quasi quacchera. Lara , che portava i suoi figli in passeggino alle manifestazioni, sembra delusa anche da questi suoi ricordi. Che cosa l’ha ferita? Le lotte hanno contribuito,concretamente, a migliorare la condizione delle donne? Come giustifica il disinteresse dei giovani per la politica?

Lara non è delusa dai ricordi è delusa dall’oggi e se permette anche io, perché nonostante le lotte la condizione della donna è ancora lontana dalla parità tanto agognata. Il disinteresse a mio parere non è colpa dei giovani. Se a loro dai qualcosa in cui credere ti vengono dietro. La colpa è della nostra generazione e della politica che non ha saputo parlare con loro a causa della lontananza dai problemi della gente. Mancano proposte vere che li coinvolgano.

L’elemento della malattia irrompe prepotente nella vita della protagonista. Cosa crede spaventi più del dolore? Perché facciamo di tutto per non soffrire? 

Posso parlare per me. Mi spaventa soprattutto l’idea di veder soffrire i mie figli. Facciamo di tutto per evitare di soffrire perché l’uomo, fondamentalmente, è stato programmato per essere felice.

Signora Colombo non ha mai avuto paura di raccontarsi, si è messa dentro la narrazione. Quanto è importante parlare delle cose che si conoscono? 

Non facciamo confusione, la storia del libro non è la mia storia! Diciamo che quello che viene raccontato sono le vicende di una mia cara amica e che attraverso di lei sono riuscita a parlare di ognuno di noi.

Il libro lancia un messaggio positivo. Nonostante il momento che il nostro paese sta attraversando non ha paura di essere anacronistica?

Credo che ci sia bisogno oggi di positività, di speranza, soprattutto per i giovani. Ai ragazzi, se gli togli la speranza, li uccidi!

Quanto ritiene siano importanti le recensioni e le presentazioni al fine di far conoscere il proprio libro. Durante la presentazione a Latina, è stato importante contare su un amico come Antonio Pennacchi. Come vi siete conosciuti? Perché ha proposto la lettura di pagina 101 “ A vederla nessuno direbbe che il cuore le batta così forte mentre attraversa … Perché questo passo, che cosa rappresenta per lei??

Sono importanti entrambe. E’ sbagliato snobbare le critiche e chi si prende la briga di occuparsi o di parlare del tuo lavoro. Anche le presentazioni sono importanti soprattutto per i lettori che amano saperne di più sul tuo libro. Noi scrittori dobbiamo ricordare sempre che senza di loro non siamo niente.
Conoscevo lo scrittore e l’ho adorato. L’incontro con Pennacchi è avvenuto ad una Rassegna e l’ho stradorato! Amo il suo modo di parlare e di raccontarsi. È umanamente, speciale. La lettura di pagina 101 è un sorta di rito che si ripete ad ogni presentazione, credo siano le pagine che meglio rappresentino i sentimenti messi in gioco nel libro. Nelle lacrime di Lara c’è tutto il dolore di chi capisce troppo tardi che l’amore, finché c’è tempo, è meglio dirselo.

Girando per le strade, andando in libreria avrà sentito i commenti dei lettori davanti al suo libro. Nel libro si susseguono immagini che trasmettono grandi emozioni. Mi vengono in mente gli incontri al bar tra Lara e suo padre o il momento in cui la donna si sofferma a spiare, dietro la porta, i figli che cantano i suoi vecchi dischi.Quali sono i messaggi che le arrivano in merito al suo libro?

I commenti Sono sempre emozionanti, quello più frequente e che più mi gratifica è:“ Mi sembra che tu abbia raccontato la mia storia.” Meglio dirselo è piaciuto perché ha saputo esprimere i sentimenti di tutti.

Come si sente ad avere ricevuto il Premio Bagutta e il Premio Città di Penne come migliore opera prima? Se l’aspettava? Che importanza ha per uno scrittore ricevere un premio?

Non, non me l’aspettavo. Tendo sempre a sminuire il mio lavoro se poi le gratificazioni arrivano, ben venga. Li considero una sorta di “marchio di qualità".

Vorrei adesso parlare all’iniziativa che lega il libro all’Associazione World Friends Onlus. Com’è nata ed in cosa consiste? 

Questa associazione opera in Kenya da tantissimi anni. Un paese che conosco e che frequento da più di dodici anni. Il libro contribuirà alla costruzione di un Reparto Maternità dell’Ospedale di Nairobi, destinato alla cura delle persone che vivono nella baraccopoli.

Quanto e perché è meglio dirselo che ci si vuole bene? 

Quanto, lo si deve stabilire secondo la propria sensibilità. La vita senza amore non ha senso. Sarebbe insopportabile accorgersi di aver sprecato del tempo prezioso solo per non essere stati capaci di esprimerlo.

Ringraziamo di nuovo la Sig.ra Colombo.

L’autrice ci ha informato che il libro è stato ristampato, ci hai poi dato delle anticipazioni, delle quali speriamo di parlarvi sulla nostra panchina.

Articolo a cura di Claretta

Visitate la pagina ufficiale del libro Meglio dirselo

Visitate il sito di World Friends Onlus