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8 marzo 2011

FESTA DELLA DONNA 2011| ANITA GARIBALDI

Ventuno Luglio 1839

Nel corso di una ispezione nel paese di  Laguna, Garibaldi notò davanti alla porta di una casa una giovane donna dai lunghi capelli corvini, in lacrime.

Quella donna era Ana Maria de Jesus Ribeiro. Le chiese il motivo per cui stesse piangendo e lei gli disse che suo marito era in punto di morte. Garibaldi si offrì di aiutarla e trasportò il marito di Anita all’ospedale.


Per due mesi Garibaldi andò a trovare Anita e fu subito amore.


Giuseppe Garibaldi aveva trentadue anni e stava combattendo per l’indipendenza del Rio Grande del Sud, in Brasile.

Garibaldi, la descrive così: “ La madre dei miei figli! La compagna della mia vita nella buona e nella cattiva fortuna! La donna, il cui coraggio io mi sono desiderato tante volte”.

Anita di coraggio ne ha da vendere se non esita nemmeno per un istante ad abbandonare il marito e a seguire Garibaldi.

Analfabeta, ha imparato nella sua vita solo a cavalcare come un’amazzone e grazie a suo zio ad impugnare la pistola ma anche ideali come la libertà e l’indipendenza.

Con il suo Josè condivide da subito la passione politica, la fatica e la fame. Per diciotto mesi,vestita da uomo, è al suo fianco nella guerra d’indipendenza; a bordo delle navi da guerra, nelle boscaglie, a cavallo lungo marce estenuanti.

Non ha alcuna paura Anita, più volte sul punto di morire, senza mai un lamento, continua a spronare i suoi compagni e a combattere senza tregua.

Il 16 settembre 1840, Anita partorisce il primo figlio, Menotti in un villaggio del Rio Grande.

Anita è una donna straordinaria sotto ogni punto di vista, capace di diventare vendicativa e selvaggia se solo aveva il sospetto di un tradimento del suo Josè.

Quando sospettava che avesse un’amante, non esitava e si presentava al marito con due pistole, una da scaricare contro di lui e l’altra contro la rivale.

La gelosia la tormentava al tal punto che costrinse Garibaldi a tagliarsi barba e capelli per essere meno affascinante e riconoscibile.

A Montevideo in Uruguay si sposano e creano una famiglia.

Il suo Giuseppe per un po’ fa l’insegnante, il piazzista, ma è la lotta la sua vera vocazione. Decide di partire per l’Italia per sostenere le lotte della Repubblica Romana.

Anita lo precede con i bambini e si stabilisce a Nizza. La vita di casalinga e angelo del focolare le va stretta e non appena può lascia i bambini e raggiunge il marito. E’ tormentata sempre dalla gelosia e nonostante i divieti del marito continua a seguirlo. Anche se è di nuovo incinta ed è malata.

Quando Roma, nel 1848, cade in mani francesi, ha inizio una lunga fuga attraverso l’Italia. Anita è ormai in fin di vita, colpita dalla malaria.

Muore nella palude di Comacchio nel 1848.

La leggenda vuole che questo accada tra le braccia di Garibaldi, altri la voglio abbandonata in un casolare, altri invece addirittura uccisa per non arrestare la fuga.

Nasce il mito di Anita, la Madonna laica del nostro Risorgimento. Donna dedita al sacrificio per la patria.

Non c’è biografia di Garibaldi, da Cremonesi a Montanelli, che non ne esalti la figura.

 Per approfondire:


"Garibaldi" di Denis Mack Smith, Mondadori, 312 pagg, 10.50 euro. Considerata una delle migliore biografie insieme a quelle di Cremonesi e Montanelli















"Anita Garibaldi", di Lia Celi, Sirene, 82 pagg. 13.50 euro. Un libro da regalare a tutte le bambine. 
Le ragazze perbene pregano e stanno a casa. 
Ecco perchè le ragazze perbene difficilmente diventano leggende come Anita.
L'eroina del Brasile e dell'Italia.



Articolo a cura di Claretta

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