Menu

Reader's Bench Menù PressDisclaimerReaders on tourLibri e...MagazineServiziRecensioniClickContattiChi Siamo Homepage

11 febbraio 2011

Esclusiva| L'AGENDA DI NOZZE DI UNA DAMIGELLA (QUASI) D'ONORE estratto dal racconto





Fatto sta che il tizio deciso di accompagnarmi alla stazione più vicina, se perde da vero imbranato per le strade di Roma che io, ovviamente, non avendo mai solcato personalmente non conoscevo.
Ho da sempre un orientamento che metterebbe in imbarazzo chiunque, perfino la mia vicina di casa (ottantanove anni e miope), e non mi si può proprio chiedere di fare attenzione quando c’era un autista pagato per conoscerle le strade.
“Tu non guidi la macchina?”
“No, veramente non ho nemmeno la patente!”
“Ah, ecco! Perché se credi che farmi cenno con un dito appena un secondo prima di passare la strada che tu ritieni esatta mi faccia capire che devo girare lì e immediatamente farlo, ti sbagli!”
“Potevi anche dirmelo che non conosci le strade! Io non sono di Roma e questo mi pare chiaro e di solito prendo l’autobus!”
“Pensando agli affari tuoi e non degnandoti di osservare la strada!”
“Esatto! E allora? Fammi scendere! Non ti ho chiesto io di disturbarti tanto!”
“E dai! Non fare così! E che quando sono in mezzo al traffico mi innervosisco!”
“Ti consiglio di comprarti un navigatore e fare training autogeno!”
Non dice niente, ora l’ho offeso io. Per essere due estranei sembriamo una vecchia coppia navigata.
“Lo faccio fare anche ai bambini, sai”.
Non funziona. Rimane in silenzio.
“In effetti non so dare indicazioni me lo dicono tutti. Scusa”.
“ E se ti portassi a casa? Sono sicuro che me la caverei meglio piuttosto che girare dentro Roma”. Fa senza tanti giri di parole.
“Ma no! Sai quanto ci metteresti e poi devi tornare. Non è il caso”.
“Inutile! Ricordo di dove sei, me lo ha detto Alfonso e guido io, quindi a meno che, e spero che tu non lo faccia, ti butti fuori dalla macchina in corsa, ti porto a casa”.
“Ma…”
“Deciso!” dice che con un gran sorriso di quelli che per un attimo illuminano il mondo.
“Se mi guardi così vado fuori strada, ti avverto”.
Oddio. Se ne è accorto. Mannaggia a me. Non voglio proprio che la mia mente cominci a fare sogni del tipo marcia nuziale. Niente da fare. Un attimo prima niente e l’attimo dopo comincia la danza delle illusioni tipica della principessa delle favole.
Cantandoci pure sopra, i sogni son desideri.
Adotto la tattica del silenzio. Si, indifferenza. Fare la stronza può essere un’ottima tattica di attacco e soprattutto di difesa personale.
Spero che il mio silenzio gli stia dicendo: “Ti piacerebbe, bello, che ti guardassi in quel modo, ma non può succedere”.
Il mio rossore maledetto sulle guance però mi sta tradendo.
Nuova strategia: distrazione.
“Come conosci mio cugino?”
“Alfonso?”
Quanti cugini abbiamo in comune io e questo tizio?
“Certo!”
“Credo di conoscerlo dall’asilo”.
“Questo non depone a tuo favore. Ho sempre voluto sapere se ha avuto delle maestre malefiche o sadiche. Ti prego però la verità, tutta!”
Lui sa che cosa aveva combinato quel finto perfettivo, devo sapere.
“Ha mai preso un cattivissimo voto, note, sospensioni…”
“Ti entusiasma questo argomento!” sottolinea il mio autista personale.
“Ti prego, dimmi che è stato rifiutato da almeno un centinaio di ragazzine, e che andava malissimo in matematica!”
“Mmm…”
“Mmm? Ti devo supplicare forse per estorcerci un’informazione?

0 commenti:

Posta un commento

Lascia un commento!